Il giro del mondo in 58 circuiti: il "mio" Mugello

MotoGp

Paolo Beltramo

©Getty
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Il "viaggio" di Paolo Beltramo nei tracciati del motomondiale comincia dal circuito toscano del Mugello: oltre un secolo di storia, diventato di proprietà della Ferrari nel 1988 e negli ultimi anni ribattezzato "Mugiallo" grazie alle imprese di Valentino Rossi

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Il Mugello è un punto di riferimento mondiale per le corse di moto e per alcune gare dell'automobilismo. La Formula Uno ci ha provato, ma non ha mai corso sul tracciato toscano. Diventato di proprietà della Ferrari nel 1988, ha perso abbastanza in fretta quella sua patina antica e romantica, per diventare sempre più moderno nei servizi e nelle dotazioni (box grandi e funzionali, ristorante, tribune, servizi) e anche più sicuro pur mantenendo lo stesso layout degli inizi. Si sono modificate molto le vie di fuga, le protezioni sono diventate più efficaci con l'uso degli Air Fence e l'assistenza medica è più completa e attrezzata. Resta però quel fascino unico legato al suo uso soprattutto motociclistico e al tipo di atmosfera che si vive di notte, ma anche di giorno nel week end di gara. Soltanto i tracciati con il pubblico che vi dorme dentro hanno questo tipo di fascino e problemi.

 

Per arrivare ad essere quello di oggi il Circuito del Mugello ha cominciato oltre 100 anni fa, nel 1914 con una gara di regolarità subito interrotta dalla guerra. Si riprende negli anni Venti con una gara stradale che da Scarperia sale fino a Fiorenzuola per tornare attraverso il passo della Futa alla base. Ci corrono i migliori dell'epoca: Campari, Brilli Peri, Enzo Ferrari (vincitore nel 1921), Antonio Ascari. Un momentaneo velo coprì il circuito offuscato dalla Mille Miglia. Con la scomparsa di questa gara ci sta un tentativo di rilancio nel 1955, ma si devono attendere gli anni '60 e la definitiva scomparsa della Mille Miglia per avere, nel '64 riproponendo il vecchio tracciato di 66 km. È un successo enorme di pubblico grazie alle vetture preparate, e a piloti come Pinto, Nanni Galli Giuti, Nestri Merzario. Addirittura Fiorio e Maglioli con una loro barchetta fatta per consentire a Sandro Munari di dare lezione di derapate sull’appennino. In quegli anni finali del tracciato stradale del Mugello corrono piloti della classe di Stommelen Toivonen, Galli, Vaccarella Jo Siffert... Alla fine si arriva alla conclusione che quello, quel paesino toscano famoso per la produzione di coltelli, deve diventare sede di un nuovo tracciato fisso, moderno, tecnico, difficile e importante. Viene costruito nel 1972 e il 23 giugno 1974 la Formula 5000 tiene a battesimo uno dei tracciati meglio nati nella storia del mondo: da allora il layout della pista toscana non è più stato cambiato. Tutto il resto sì.

 

Il mio "debutto" al Mugello

Ho la fortuna/sfortuna di incontrarlo per la prima volta da spettatore nel 1976 invitato da Nico Cereghini che conoscevo dai tempi dei Lupetti (io) e degli Scout (lui). Sono in un prato dopo le arrabbiate, ma si vede anche la Bucine, l’ultimo curvone. Ma quella è anche la giornata della morte di Otello Buscherini e Paolo Tordi, due ottimi piloti italiani. Allora all’esterno delle curve gli spazi di fuga erano piuttosto scarsi e per rallentare chi usciva di strada, moto e pilota, c’erano paletti piantati in terra raccordati da reti di ferro. Era ovvio che ci si potesse fare molto male e pure morire, ma gli “air fence” e pure gli air bag erano ancora al di là da venire... Per conoscerlo meglio devo aspettare la fine degli anni '70. Si tratta di una gara di campionato italiano. Quella mondiale del 1978 con la spettacolare lotta Read, Sheene ed Agostini me la perdo purtroppo. Ma la magia già aleggia, anche grazie a questa gara epica, sulle colline del Mugello. Allora arrivarci è strano: stradine di montagna, paesini, poi finalmente Scarperia con la sua bellezza toscana e la discesa verso l’ingresso. Non c'è il casco di oggi, un cancellone doppio e un gabbiotto in mezzo. Dentro è tutto ancora spartano: praticamente non c'è niente o quasi. Il paddock che comincia dal sottopassaggio e va fino dove adesso posteggiano i Motor-Home dei piloti e il TV Compound. La clinica del circuito, oggi così bella e attrezzata, assente. La clinica Mobile piccola, i box corti, bruttini, bassi. E quel sottopasso che ti porta ad un casone racchiuso dentro il tracciato dove tutti vanno a mangiare nell’intervallo o quando possono. Pochissime le tribune, ma bellissimo, unico il tracciato con le sue curve in salita e discesa, le sue “S” così diverse, le due splendide Arrabbiate in salita, la seconda cieca, da pelo e poi quel curvone di ritorno che ti invoglia a chiudere subito la traiettoria ed invece devi resisterle, aspettare per poter uscire più forte sul lungo rettilineo. 

Il circuito del Mugello colorato di giallo dai tifosi di Valentino Rossi
Il circuito del Mugello colorato di giallo dai tifosi di Valentino Rossi - ©Getty

 

La Rossa e il "Mugiallo"

Per i fortunati curiosi come me c’è anche una via di servizio che segue la pista come un’ombra e ti consente di andare a vederli dove vuoi. Un gioiello ancora grezzo, che verrà incastonato come si deve nel 1988 quando la Ferrari ne diviene proprietaria. Da allora è migliorato tutto: box, paddock, servizi, c'è un ristorante, molte salette, una terrazza per gli sponsor, tribune. Non c'è più il ristorante all'interno della Bucine, la casa è là, diroccata e nessuno ci va. È migliorata anche moltissimo (nei limiti del possibile) la circolazione fuori dal circuito. Il Mugello è diventato "Mugiallo", è dove non si dorme, ma resta il posto al mondo dove si vive un’atmosfera che da nessun’altra parte si può ritrovare. Questo misto tra bellezza dei luoghi e del tracciato, questo misto tra chi resta dentro il recinto e chi invece va addirittura fino a Firenze per trovare da dormire, quella confusione unica di sensi unici, deviazioni, luoghi , ristoranti, moto che sfrecciano. Insomma il Mugello è come tutto ciò che è nato in quegli anni nell’Italia dei motori, della passione per le corse e la velocità pressoché unico. Devia dall’Emilia e dalla Romagna, ma dai suoi passi ti puoi buttare proprio laggiù, dove tutto è nato e cresciuto e con quel nome che fa parte della vita di Modena, Imola, Misano e Mugello: Ferrari.

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