MotoGP, le pagelle di metà stagione: una Suzuki da 7, KTM può crescere. Male Tech3

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Paolo Beltramo

Paolo Beltramo

Un primo quadrimestre da 8 per il campione in carica Mir, alle prese con una difesa del titolo piuttosto complicata e nonostante due "zeri". Ma resta un fuoriclasse. Non sufficiente l'andamento del compagno di squadra Rins. KTM da 7 nel complesso e la possibilità di crescere. Cosa che deve necessariamente provare a fare il Team Tech3

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Questa volta ci occupiamo degli altri, delle possibili reali alternative a Yamaha e Ducati, cioè Suzuki e KTM. Nella casa giapponese corre il campione del mondo in carica, Joan Mir, che lo scorso anno ha compiuto il miracolo di vincere il titolo con la Suzuki 20 anni dopo quello di Kenny Roberts Jr nel 2000. Un’impresa assolutamente inattesa e frutto di classe, talento, costanza, forza di volontà e -come quasi sempre- un po’ di fortuna. Ma Mir è un fuoriclasse che ha dominato in Moto3 e poi ci ha messo poco a diventare la punta Suzuki pur avendo come compagno uno forte e veloce come Rins. La differenza l’ha fatta la capacità di restare concentrato senza commettere sbagli di Mir, mentre Alex, che pure sarebbe rapido come lui, non riesce a non commettere errori: quest’anno 5 zeri su 9 gare sono davvero troppi e si possono perdonare ad un esordiente che va forte e ci prova sempre, non ad un pilota esperto che vorrebbe essere la punta Suzuki. La difesa del suo titolo è comunque difficile per Mir, visto che è quarto a 55 punti da Quartararo. Pure lui quest’anno ha già 2 zeri e forse si sente la mancanza di un manager come Davide Brivio che sapeva mescolare alla perfezione la parte latina a quella giapponese, quella umana a quella tecnica, la comunicazione e la tranquillità interna. Inoltre la moto è rimasta praticamente la stessa del 2020 e se è vero che allora ha vinto, è altrettanto sicuro che gli altri sono tutti migliorati a cominciare da Ducati, Yamaha e KTM. Insomma Mir 8, Rins 4, Suzuki 7.

Già, KTM. La casa austriaca ha cominciato male, molto male rispetto all’ottimo finale di stagione ’20, ma ha saputo recuperare grazie al lavoro prezioso di Dani Pedrosa come collaudatore (buona notizia: correrà in Austria e forse Misano) e dello staff tecnico della casa che con un nuovo telaio e un nuovo carburante hanno risolto i problemi e ora sono competitivi soprattutto con Miguel Oliveira che nelle ultime 4 gare disputate ha ottenuto due secondi e un primo, risalendo al settimo posto nella classifica generale. Certo recuperare 71 punti a Quartararo nelle gare che restano (soprattutto dopo il forfait di Australia -rimpiazzata da Portimao- e Thailandia) sembra quasi impossibile, ma nello sport e nel motociclismo tutto può accadere e, senza augurare della sfortuna ad alcuno, mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco…

Sicuramente Oliveira e quel pazzoide di Binder (che sta crescendo e diventerà una bega per tutti) faranno comunque parte dello spettacolo che ci attende dall’8 agosto in avanti. Insomma Oliveira 7, KTM 7, Binder 4 con la possibilità di migliorare molto nel secondo quadrimestre. Molto, ma molto male, invece, i due piloti KTM esterni in forza al Team Tech3 di Poncharal (pure la squadra in decenni di presenza nel mondiale difficilmente è stata così poco competitiva): Danilo Petrucci purtroppo è un mezzo disastro, proprio non si trova, guida sicuramente molto al di sotto delle proprie capacità e come miglior risultato ha un quinto posto a Le Mans. Lecuona, invece, a mio avviso semplicemente non dovrebbe correre in MotoGP se l’esserci fosse puramente meritocratico e visto che ci sono piloti come Dovizioso, Pedrosa e Lorenzo a casa. Ma tant’è, per avere i primi ci vogliono anche gli ultimi. 

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