"10 anni senza Marco Simoncelli. Ma lui continua ad esserci"

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Paolo Beltramo

Paolo Beltramo

©IPA/Fotogramma

Il Sic è riuscito a compiere qualcosa di straordinario: pur non essendoci più c’è ancora. Il suo segreto sono le centinaia di migliaia di case, i milioni di cuori che non lo vogliono mollare, non lo lasciano andare via del tutto

SIC, IL RICORDO DI SUO PAPÀ PAOLO

La prima cosa, la più banale che ti viene in mente, è "Cavolo! Già dieci anni?" Può parere strano, ma per molte persone l'incidente di Sepang che ci ha strappato Marco Simoncelli dalle nostre vite è molto più recente. Eppure è così. Il ricordo si ferma come un fotogramma e folgora tutto al momento dell'atto e a quello che c'è stato prima, distruggendo il poi che non c'è e non ci sarà mai, almeno qui, tra di noi. Eppure il Sic è riuscito a compiere qualcosa di straordinario, perché pur non essendoci più c’è ancora. È presente nei cuori di chi gli voleva bene, conoscendolo o no. È presente nei cuori e nelle vite dei ragazzini che sta aiutando con la Casa della Fondazione a Coriano.

Resta curiosamente presente negli striscioni oramai logori sparsi in giro, negli adesivi scoloriti su moto, biciclette, auto, camion, treni. Nei vecchi poster appesi nei bar, nei ristoranti, nelle ex camerette, nei garage. Lo tengono nonostante tutto qua, tra di noi, il museo, le sue cose, la fiammata al tramonto di ogni domenica che per 58 secondi brucia da Coriano guardando lontano, attraverso le colline e poi il mare. Se ti avvicini al circuito c'è la rotonda Marco Simoncelli con la statua della sua biografia uscita nel 2009 che porta, lungo via Daijiro Kato, al circuito Marco Simoncelli di Misano, il luogo che probabilmente frequenta con maggiore orgoglio.

Il segreto

Il suo segreto, però, secondo me sono le centinaia di migliaia di case, i milioni di cuori che non lo vogliono mollare, non lo lasciano andare via del tutto. Nonostante i 10 anni, nonostante le purtroppo numerose vittime della passione, del proprio sogno che ci sono state da allora. È uno dei prezzi altissimi che chi ama uno sport come il motociclismo sa di poter essere chiamato a pagare. Ma non è l'unico. Forse per qualcuno sarebbe stato molto meglio finire come Wayne Rainey, limitato, ma comunque vivo, in grado di fare grandissime cose ancora e sempre nel mondo che ama, quello delle moto. Oppure come disse una volta in un'intervista Paolo Simoncelli, addirittura come Elvio Deganello amico e telemetrista in lotta per ritornare in grado di fare ancora il suo lavoro di una volta: prima con Marco, poi alla Suzuki con Rins.

Diceva Paolo: "Io ho sempre pensato che se proprio doveva succedere fosse meglio come Marco: guidi, sei felice, impegnato, concentrato, poi accade e quasi non te ne accorgi. Certo è terribile per noi, per chi resta e gli vuole bene, ma insomma non ha sofferto. Poi ho visto la felicità di Elvio quando è tornato al Mugello accompagnato da suo papà Aligi, pure lui alla fine felice, emozionato, orgoglioso. Padre e figlio, insieme e -nonostante tutto- felici".

Se Marco fosse sopravvissuto

Già, chissà come sarebbe Marco se fosse sopravvissuto. È una domanda che mi è sgorgata spontanea sentendo e vedendo quella scena, anche perché Aligi ed Elvio avevano lavorato con Marco fino a quel giorno da molti anni. Noi tutti o quasi, la pensavamo come Paolo: meno male che è successo di colpo, senza sofferenza, mentre era felice. Poi pensando a Rainey, che è stato team manager nel mondiale e che ora è il boss di Motamerica, a Elvio, ai tantissimi limitati da incidenti che però incontri felici, ai Diversamente Abili che girano in moto, ma soprattutto agli atleti di tutto il mondo che hanno partecipato alle Paralimpiadi e si sono sfidati con energia, cattiveria sportiva, frutto di sacrifici enormi, inimmaginabili e alla fine che avessero vinto o perso erano tutti orgogliosi, arrabbiati per una sconfitta, al settimo cielo per una medaglia…se pensi a Zanardi che dopo aver vinto tutto in Handbike, si è rifatto molto male proprio con quel mezzo, ma lotta, lotta e alla fine vincerà.

Chissà, se a Marco fosse andata diversamente, cos'avrebbe fatto, come sarebbe. Io credo che sarebbe rimasto nel team Gresini con compiti di gestione dei piloti, o forse nella VR46 a portare il suo contributo di dedizione, serietà, voglia e dopo un po' allegria. Chissà cosa avrebbe fatto o farebbe, se sarebbe papà, felice…

Non possiamo saperlo, possiamo soltanto immaginare, sognare. Magari pensare cosa combinerà lassù con tanti amici come Hailwood, Sheene, Palazzese, Ubbiali, Walter Villa, Paci, Ghiselli, Kato, Rougerie, Pons, Frutschi, Roth sfuggito da poco da una vita spenta, gli ultimi ragazzini, grandi come Tenni, Tazio Nuvolari, Villeneuve che per lui è stato un eroe da bambino, Fausto Gresini, Senna, Bettega e mille altri coi quali organizzare -forse- un mondiale senza più rischi, corse tra le nuvole e il cielo.

Vale e Marco: due saluti così importanti e così diversi

Purtroppo, però, la realtà è che Marco Simoncelli ci ha lasciato 10 anni fa e fra poche settimane lascerà le corse Valentino Rossi, che comunque disputerà la sua ultima in Italia. Un saluto e un ringraziamento così importanti anche se così diversi in 2 giorni. Forse troppo per trattenere qualche lacrimone. Con la consapevolezza, per fortuna, che nessuno dei due riuscirà a lasciarci del tutto, per sempre. 

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