MotoGP, GP Germania senza punti per la Honda: non accadeva dal 1982

la statistica
Paolo Lorenzi

Paolo Lorenzi

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Orfana del suo pilota di riferimento, Marc Marquez, la casa giapponese sembra dispersa in una nebbia di dubbi tecnici e agonistci. Le difficoltà sono confermate dagli zero punti conquistati dai suoi piloti in pista al Sachsenring. Un dato epocale, visto che non accadeva da 633 gare consecutive (Francia 1982) che la Honda restasse completamente a bocca asciutta

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Le statistiche pesano come una sentenza. Nessuna Honda a punti nel GP di Germania: non capitava dal gran premio di Francia del 1982. Per 633 gare consecutive la casa giapponese non ha mai vissuto un affronto simile a quello patito al Sachsenring, dove nessuno dei suoi piloti ha chiuso la gara nei primi 15. Nemmeno un punto. Assente Marquez, convalescente per la quarta operazione al braccio, tre dei quattro piloti in gara, Nakagami, Alex Marquez e Pol Espargaro non hanno nemmeno finito la corsa, mentre Stefan Bradl, chiamato a sostituire Marc, ha tagliato il traguardo all’ultimo posto, in sedicesima posizione. Una vera debacle, che in Giappone non potrà passare sotto silenzio. Roba da far rivoltare nella tomba il suo fondatore. Il maggiore costruttore al mondo di moto, marchio blasonatissimo negli sport dei motori, dovrà necessariamente affrontare una profonda riflessione (se non è già stata avviata) su quanto sta succedendo nel massimo campionato motociclistico.

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Lo strano comunicato del suo sponsor di riferimento che alla vigilia della trasferta tedesca ha contestato i regolamenti attuali, a suo dire dominati da scelte tecniche discutibili, sono il segnale di una crisi vissuta male. Orfana del suo campione, la Honda sembra aver perso l’orientamento, dispersa in una nebbia fitta di dubbi tecnici e agonistici. La moto che sembrava cresciuta dall’anno scorso, ha deluso il suo pilota di riferimento e non ha performato come sperato nelle mani di chi doveva farne le veci (Espargaro prima di tutti). C’è una questione tecnica da risolvere e un problema di uomini da affrontare. Da chi dirige il team a chi corre in pista. La reazione non tarderà ad arrivare, perché il colosso giapponese che ha dominato a lungo la scena sportiva, per un decennio quasi senza rivali (dal ’92 al 2001), non può tollerare un simile affronto al suo marchio e alla sua storia. L’orgoglio dei suoi dirigenti è ben noto. In attesa che torni Marquez (sperando di rivederlo in gara forte come prima), è logico attendersi qualche cambio, in campo tecnico come tra gli uomini, e i piloti, in pista.