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24 Ore di Le Mans: una questione di padri e figli

Motori
Biagio Maglienti

Biagio Maglienti

©IPA/Fotogramma

Al di là del risultato della 24 Ore di Le Mans che ha visto una Toyota super, questa edizione 2026 sarà ricordata per una gara dedicata ai padri e ai figli. E sì perché per 24 ore in pista, quest’anno hanno sofferto, gioito e lottato coppie di famiglie dedite al motorsport da sempre

IL TRIONFO TOYOTA A LE MANS RISANA VECCHIE FERITE

La sorpresa di vedere Rubens Barrichello nel paddock a Le Mans non era poi così scontata. Ma un buon padre non può esimersi dallo stare così lontano dal figlio in momenti particolari della sua carriera. Così alla prima 24 ore per Dudu, Rubens nonostante i suoi impegni agonistici e di pubbliche relazioni, ha preso il primo aereo disponibile da San Paolo per stare vicino a suo figlio. E' entrato nel box subito dopo essere stato sulla griglia e praticamente non ha mollato il muretto per l’intera durata della gara. Ha dispensato utilissimi consigli e una marea di indicazioni per far rendere al meglio l’equipaggio della Aston numero 23. Ci sono rimaste nel cuore due immagini della famiglia Barrichello: il lungo abbraccio tra padre e figlio prima dell’inizio della gara e le lacrime di Rubens vedendo il figlio Eduardo sul podio della gara più iconica al Mondo.

Giuliano al traguardo grazie ai consigli di Jean

Abbastanza prevedibile al contrario la presenza di Jean Alesi, padrone di casa in Francia e riconosciuto leader delle 4 ruote a motore. Suo figlio Giuliano ha voluto rimanere concentrato sul progetto del team Qatar Iron Lynx, con l’obiettivo di terminare la gara. E grazie anche ai consigli del padre, delle tre macchine schierate sulla griglia di partenza, l’equipaggio di Giuliano con al suo fianco Abdulla Al-Khelaifi e Julian Hanses, ha centrato il risultato. Una sola macchina è giunta al traguardo anche se non a podio ed è stata quella di Giuliano Alesi. Quindi sostanzialmente la classe GT3 ha avuto anche questo cognome di prestigio sotto la bandiera a scacchi, dopo quella di Barrichello.

Trulli junior, ottimo esordio a Le Mans

Ai box, un po' più defilato, insieme allo storico manager Lucio Cavuto, abbiamo incontrato Jarno Trulli. Enzo Trulli si è preparato per il debutto alla 24 Ore di Le Mans nella classe LMP2 PRO Am con l'ORECA 07 Gibson LMP2 n. 25 di Algarve Pro Racing. Ottimo l’allenamento sostenuto da Trulli jr, anche grazie ai consigli del padre, anche se al debutto ha raccolto un quindicesimo posto con la numero 25 assieme a Jensen e Hughes. Ottimo l’esordio e soprattutto l’esperienza messa in pratica in una gara unica al mondo e sempre più difficile.

Il viaggio tra box e monitor della famiglia Patrese

La famiglia Patrese, padre Riccardo e madre Francesca, sono stati incollati ai monitor del motorhome Kessel, praticamente per 24 ore di fila. Francesca soprattutto ha macinato chilometri su chilometri, continuando fare la spola tra il box e la postazione di Riccardo davanti al monitor e alla telecamera posizionata sulla macchina in tempo reale. Lorenzo Patrese (classe 2005) è sceso in pista per la classica francese dopo un’importante vittoria e pole position nel GT World Challenge Europe sul circuito di Monza. A dire il vero la sua partecipazione non è stata priva di difficoltà, ma il padovano se l’è cavata benissimo. Con Dustin Blattner e Dennis Marschall, per sua stessa ammissione, si è trovato benissimo. Ha debuttato nella classica gara di durata francese correndo nella categoria LMGT3 a bordo della Ferrari 296 GT3 del team Kessel Racing, giungendo comunque nono. Fa specie pensare che il team Owner Ronnie è figlio di un altro padre d’arte Loris, pilota di F1, scomparso nel 2010.

Dai piloti agli ingegneri: padre e figlio Tredozi con Cadillac

Infine, è stata una 24 Ore di Le Mans non solo padre e figlio piloti, ma anche padre e figlio ingegneri. Tommaso Tredozi è responsabile Dallara all'interno del team Cadillac. La partnership del team americano, costruttrice di telai, mette in ogni team un ingegnere in grado di valutare e mettere in assetto il più performante possibile, il loro prodotto. Così Tommaso, detto Tommy, è stato il punto di riferimento della squadra americana e durante le 24 ore si è spesso confrontato con Gabriele, il padre costruttore di molte monoposto Minardi di F1. Vederli colloquiare e alle prese con termini tecnici a me 'ignoti' è stato edificante. Una 24 spettacolare, quindi e anche particolare.

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