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Mick Schumacher: un cognome non sempre è una garanzia

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Biagio Maglienti

Biagio Maglienti

Schumi Jr si porta il fardello di un cognome "nobile" ereditato in famiglia e fatica a portarlo. L’ultima frustrante esperienza è stata messa in scena a Markham, in Canada nell’ultimo GP, dove il figlio d’arte si è stampato contro le barriere senza poter arrivare sotto la bandiera a scacchi. Eppure, le premesse a inizio stagione erano buone

Ancora una prestazione al di sotto delle aspettative; ancora un’aspettativa delusa, ancora un pilota in seria difficoltà in materia di risultati in Indycar. Mick Schumacher si porta il fardello di un cognome “nobile” ereditato in famiglia e fatica a portarlo. L’ultima frustrante esperienza è stata messa in scena a Markham, in Canada nell’ultimo GP, dove il figlio d’arte si è stampato contro le barriere senza poter arrivare sotto la bandiera a scacchi. Eppure, le premesse ad inizio stagione c’erano. Anche le promesse sembravano aver attecchito e spinto il team Rahal ad ingaggiare un cognome “pesante”.

Facendo un passo indietro la carriera di Mick non è sembrata certo semplice. Quando correva in kart, il padre Michael per proteggerlo lo iscriveva alle gare sotto mentite spoglie. Lì si è fatto le ossa, lontano da sguardi indiscreti e … lontano dal padre troppo ingombrante. Poi una volta affermatosi le cose sono andate diversamente. La F4 a bordo di una monoposto Prema, lo ha portato ad essere il runnerup italiano. Nel 2018 sempre con il team italiano diventa campione europeo e poi nel 2020 campione in F2. Il salto in F1 sembra ormai matematico e con la Haas nella stagione 2021 e 2022 va a punti. Poi si decide di affidarlo a Mercedes per fare la riserva. Infine lascia la F1 per dedicarsi a al Wec con Alpine. Il risultato: tre podi e una concreta possibilità di crearsi una stagione e un buono spazio nell’Endurance. Ma nonostante fosse veloce e particolarmente incisivo, le sirene della Indycar lo allettano e si presenta ai blocchi di partenza della stagione 2026 a St. Pete con tanta grinta, ma a muro, rimediando un infortunio al polso. Rimandato, rassicurato, rimesso fisicamente a posto, stupisce tutti con un quarto posto in qualifica a Phoenix. Difficile da rookie rimediare un risultato così particolare su un ovale. Se poi l’ovale è Phoenix, si guarda al futuro con ancora maggiori garanzie. L’ovale per i piloti Indy è un banco di prova di quelli che non lasciano dubbi; se vai forte lì vai forte ovunque. E al contrario le cose, sino ad ora, compreso la “facciata” data sulle barriere a Markham, non vanno proprio benissimo. Un ruolo nella prossima stagione non è così assicurato. Rimangono quattro difficili impegni e non è così scontato che Mick riesca a mettere un po’ di fieno in cascina. Insomma, le capacità ci sono, forse non il talento del padre, ma sembra che Schumi Jr sia un po’ andato nel pallone. Si sia un po’ incartato nel suo difficile percorso a stelle e strisce. Lo rivorremmo nella top ten, raggiunta per il momento solo a Nashville. Ma, attualmente non sembra in grado di tenere la scia dei suoi avversari e mestamente è ventiquattresimo in classifica, penultimo tra coloro che partecipano a tutta la stagione.

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