23 giugno 2018

NBA, come il Draft può influenzare il mercato dei free agent che verrà: Leonard, LeBron e tanti altri

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Le scelte delle squadre al Draft potranno avere un grande impatto sul mercato dei free agent che comincia tra una settimana: andiamo a scoprire come le decisioni delle dirigenze determineranno le costruzioni delle squadre in futuro

Il giorno dopo la fine del Draft, le dirigenze delle 30 squadre NBA sono alle prese con un misto di bilanci e di previsioni, tra la presentazione alla stampa dei giovani arrivati e la preparazione in vista del mercato dei free agent che comincerà a partire dalla mezzanotte (ora di New York, le 6 italiane) dell’1 luglio. Un po’ tutti nella notte del Draft hanno avuto un atteggiamento di attesa, una specie di calma prima di un’estate che si preannuncia di tempesta: il dato che non si può ignorare è che neanche un giocatore attualmente sotto contratto in NBA è stato scambiato da una squadra a un’altra insieme alle scelte, andando al massimo vicini a veder scambiati Wes Matthews e Kent Bazemore sull’asse Dallas-Atlanta che poi ha portato allo scambio più importante della notte tra Luka Doncic e Trae Young. A poco più di una settimana dall’inizio del mercato, però, si possono fare delle valutazioni su quanto è successo e su quanto non è successo nella notte del Draft, e su come tutto questo avrà un impatto su quanto succederà dalla mezzanotte dell’1 luglio in poi.

Niente movimenti per Kawhi Leonard: gli Spurs resistono?

Il pezzo del domino in grado di far cadere tutti gli altri in rapida successione è sicuramente Kawhi Leonard: la sua richiesta di essere scambiato ha messo pressione alla dirigenza dei San Antonio Spurs, che nelle ultime giornate ha sicuramente ricevuto molte offerte riguardanti anche delle scelte al Draft. Per ora i nero-argento hanno deciso di resistere a ogni tentativo, sottolineando come la speranza sia ancora quella di convincere Leonard a rimanere, ma probabilmente la vera notizia è che secondo loro nessuno dei giovani al Draft meritava di essere il giocatore deputato a raccogliere l’eredità di Leonard – neanche in un pacchetto insieme ad altri. Probabilmente rimarrà così ancora per diverso tempo: i giocatori scelti al Draft non possono essere inseriti in uno scambio prima di un mese dalla firma del loro contratto (ricordate Andrew Wiggins e Kevin Love nel 2014?). Il coltello dalla parte del manico, in questo caso, lo hanno ancora gli Spurs: Leonard infatti è ancora sotto contratto per la prossima stagione e non può decidere liberamente il proprio destino prima del luglio del 2019, per quanto la sua preferenza verso i Los Angeles Lakers sia nota a tutti ormai.

Un contratto garantito per i Lakers: spazio salariale ridotto (di poco)

Proprio i gialloviola sono la squadra più attesa del prossimo mercato, visto che hanno la possibilità di ottenere lo spazio salariale per accogliere due giocatori al massimo salariale – idealmente, LeBron James e la sua spalla prescelta, che sia Paul George, Chris Paul o qualcun altro. Per riuscirci però, oltre che diversi movimenti di mercato – come liberarsi del contratto di Luol Deng – hanno bisogno di risparmiare tutti i centesimini possibili. Per questo prima del Draft si pensava che potessero scambiare la loro scelta numero 25 (che porta con sé un contratto garantito di circa un milione e mezzo di dollari) con una o più scelte al secondo giro (che invece hanno contratti non-garantiti o comunque minori). In questo modo avrebbero potuto massimizzare il loro spazio in vista di questa free agency aggiungendo poi giocatori di complemento con contratti non garantiti (come Isaac Bonga, scelta numero 39, e Svita Mykhailiuk, preso alla 47) ma così non è stato: la dirigenza guidata da Magic Johnson e Rob Pelinka ha deciso di prendere il centro tattico di Michigan Moritz Wagner, riducendo così un po’ il proprio spazio a disposizione visto che una scelta al Draft conta a salary cap anche pur non essendo firmata.

Philadelphia risparmia un milione e guadagna un asset: è caccia a Kawhi?

I Sixers hanno fatto invece il ragionamento inverso, anche se forse non se lo sarebbero aspettati neanche loro alla vigilia del Draft. Come rivelato dallo stesso allenatore/GM di fatto Brett Brown, entrando al Draft i Sixers avevano due piani in mente: prendere Mikal Bridges oppure Zhaire Smith. Inizialmente pensavano di accontentarsi solamente del primo, selezionato con la decima scelta assoluta per la felicità della madre, ma dopo neanche 20 minuti si è presentata davanti a loro la possibilità non solo di prendere Smith, che loro consideravano un prospetto di pari livello a Bridges, ma anche di aggiungerci un asset di primissimo livello come la scelta 2021 non protetta dei Miami Heat. “Un’offerta che non si poteva rifiutare”, come l’ha definita anche Brown, che ha due effetti ulteriori oltre a quelli tecnici: il primo è che permette ai Sixers di ottenere quasi un milione di dollari in spazio salariale, complice la differenza di contratto tra la decima e la sedicesima scelta; il secondo è che quella preziosa scelta degli Heat può essere inserita in qualsiasi scambio di loro gradimento per arrivare a una stella in grado di far fare il salto di qualità al roster. Una scelta in tipico stile “Process”, sacrificando un po’ del presente per avere un futuro migliore: chissà che non possa essere inserita in uno scambio per arrivare a uno come Kawhi Leonard.

Un ulteriore nota che interessa soprattutto a noi italiani: la scelta alla 26 di Landry Shamet, tiratore da Wichita State che gioca entrambe le posizioni di guardia, potrebbe avere ripercussioni anche su Marco Belinelli, perché la tipologia di giocatore per dimensioni e caratteristiche tecniche è più o meno quella. Ovviamente Marco è un giocatore migliore, non fosse altro per l’esperienza che ha maturato in dieci anni di NBA, ma essendo free agent bisognerà vedere quali offerte arriveranno sul suo tavolo: Philadelphia ha preferito cautelarsi perché comunque la priorità è prendere un grosso nome sul mercato degli scambi o dei free agent, e per questo il futuro di Belinelli potrebbe non essere ai Sixers come inizialmente sperato.

Collin Sexton in, LeBron James out?

Il nome più grosso sul mercato è ovviamente quello di LeBron James, il cui futuro è ancora avvolto da una spessa coltre di mistero. Da quando sono finite le Finals il Re è sostanzialmente scomparso, senza postare nulla sui suoi altrimenti attivissimi social network (tranne una foto in palestra mentre si allena con la frase “Tranquillità”); la dirigenza stessa dei Cleveland Cavaliers non ha voluto invadere il suo spazio, lasciandogli tempo e modo di ragionare sul suo futuro senza mettergli fretta pur mantenendo un dialogo aperto con il suo agente. La scelta di Collin Sexton con l’ottava chiamata assoluta, allora, presumibilmente è stata effettuata senza tenere conto delle intenzioni o delle volontà di James, anche se già solo il fatto che i Cavs l’abbiano tenuta senza cederla per un giocatore pronto-subito è a suo modo indicativa. Nel corso della sua famosa conferenza stampa James aveva indicato le due caratteristiche imprescindibili per giocare con lui: talento ed intelligenza. Sexton ricalca questo profilo solo in parte: il talento c’è, ma non è del livello di quello di gente scelta prima o dopo di lui, pur compensando con una competitività e una voglia di vincere davvero Westbook-iana; l’intelligenza c’è ma solo sui banchi di scuola, dato che ha una media voti eccellente e una personalità coinvolgente, mentre in campo spesso si è reso protagonista di scelte discutibili con il pallone in mano senza rendere migliori i suoi compagni di squadra. Non esattamente il giocatore perfetto per giocare con James insomma, complici anche le misure piuttosto contenute che non lo rendono un difensore adatto a difendere su più ruoli. Chissà se averlo scelto ha aiutato o peggiorato le chance di Cleveland di tenere il Re a casa.

Un centro per i Dallas Mavericks dal mercato dei free agent?

Fino a poche ora prima del Draft si pensava che i Dallas Mavericks si sarebbero accontentati di rimanere alla scelta numero 5 e di selezionare qualsiasi lungo fosse “caduto” tra le loro braccia, che fosse Jaren Jackson Jr. o Mo Bamba (dando per scontati Ayton, Bagley e Doncic nelle prime tre posizioni). La decisione di sacrificare una prima scelta protetta top-5 del prossimo anno per “salire” e prendere Doncic, invece, ha aperto diversi scenari per la posizione di lungo, probabilmente quella che necessità di più interventi in sede di mercato visto che sotto contratto ci sono solo Dirk Nowitzki (alla sua ultima o al massimo penultima stagione in NBA), Dwight Powell e Maxi Kleber. Per questo in estate i Mavs potrebbero andare sul mercato dei free agent alla ricerca di un lungo che possa condividere il campo con la nuova coppia di guardie formata da Dennis Smith Jr. e Luka Doncic. Dallas avrà tra i 16 e i 24 milioni di spazio salariale in base a quello che faranno con diversi contratti non garantiti presenti nel loro roster, e con un po’ di movimenti potrebbero arrivare ai 25.3 milioni di dollari che servono per offrire un accordo al massimo salariale a Clint Capela – mettendo nei guai gli Houston Rockets che si troverebbero in difficoltà con la luxury tax, pur essendo sostanzialmente costretti a pareggiare per motivi tecnico-tattici.

Un’altra opzione è quella di offrire un contratto al di sotto del massimo a DeMarcus Cousins se quest’ultimo dovesse trovarsi in difficoltà con le contrattazioni con i New Orleans Pelicans, visto che è reduce da un infortunio particolarmente grave come la rottura del tendine d’Achille (un problema dal quale i lunghi della sua stazza non recuperano facilmente). Il suo massimo parte da 30.3 milioni, un po’ sopra il budget a disposizione dei Mavs, ma non sono in molte le squadre con lo spazio salariale e la necessità di aggiungere un giocatore ingombrante come lui sotto canestro, cosa che potrebbe aprire alla possibilità di un suo arrivo. Un’altra alternativa a cui spesso i Mavs sono stati accostati è quella di Julius Randle, nativo della zona di Dallas che molto probabilmente non verrà tenuto dai Los Angeles Lakers: il suo inserimento nella rotazione di Rick Carlisle non sarebbe priva di scossoni per via delle sue particolari caratteristiche tecniche che mal si adattano alla presenza di due portatori di palla primari, ma anche per lui il mercato sarà piuttosto limitato. Potrebbe essere la soluzione a breve termine per capire se può funzionare oppure no: quello che è certo è che Dallas è la destinazione primaria per i lunghi sul mercato dei free agent.

Arriva Trae Young, Dennis Schroeder chiude le valigie

I giorni di Dennis Schroeder ad Atlanta dovrebbero essere definitivamente finiti. Non che ci fossero molti dubbi a riguardo, viste anche le dichiarazioni e i comportamenti della guardia tedesca che ha fatto capire chiaramente di volersene andare. Il sentimento è reciproco da parte della franchigia della Georgia, che ha deciso di affidare il suo futuro sui “mini Splash Brothers” Trae Young e Kevin Huerter, selezionati rispettivamente con la quinta e con la 19^ scelta al Draft. Due guardie su cui gli Hawks vogliono costruire il loro futuro, un futuro nel quale sicuramente Schroeder non fa parte: le preferenze della point guard erano squadre da playoff come Indiana o Milwaukee, ma non è chiaro chi voglia accollarsi un giocatore dal carattere fumantino come il suo per i prossimi tre anni a 46.5 milioni di dollari complessivi. Finora di offerte non ne sono arrivate, altrimenti Schroeder starebbe già svuotando nella nuova casa le valigie sul letto per il lungo viaggio che tiene pronte già da diverse settimane.

Dentro Mo Bamba: Vucevic se ne va o esce dalla panchina?

Situazione simile anche ad Orlando, dove la scelta di Mo Bamba dimostra chiaramente che i giorni da titolare di Nikola Vucevic sono agli sgoccioli. Il lungo montenegrino ha ancora un anno di contratto a 12.75 milioni di dollari per la prossima stagione e per questo potrebbe essere più facile da mettere sul mercato rispetto a Bismack Biyombo (34 milioni per i prossimi due anni con seconda stagione in player option) o D.J. Augustin (14.5 milioni per due anni). Nel caso in cui non si riuscisse a trovare una soluzione per Vucevic, un’idea potrebbe essere quella di farlo uscire dalla panchina per creare attacco in post basso contro le second unit avversarie, un ruolo sempre più in voga per i lunghi “vecchio stampo” che fanno poco altro se non segnare. Il minutaggio potrebbe non essere neanche così male, visto che Bamba potrebbe essere incline a commettere molti falli specialmente nella sua prima stagione in NBA: d'altronde, vincere non sarà né la prima né la seconda preoccupazione dei Magic neanche nella prossima stagione.

Due nuove guardie per gli L.A. Clippers: cosa succede con Teodosic e gli altri?

Infine, sarà interessante capire anche quali saranno le scelte di Jerry West per il reparto guardie degli L.A. Clippers. Dopo la decisione di Austin Rivers di rimanere nel suo contratto per la prossima stagione, la franchigia californiana ha lui, Lou Williams, Milos Teodosic, Patrick Beverley (non garantito), Jawun Evans e Sindarius Thornwell già sotto controllo, il tutto senza considerare il free agent Avery Bradley ottenuto nello scambio per Blake Griffin e praticamente mai sceso in campo. A questo foltissimo parco guardie si aggiungono ora Shai Gilgious-Alexander e Jerome Robinson, due scelte in Lottery per le quali bisognerà necessariamente fare spazio nella prossima stagione per non sprecare due selezioni così importanti. Il principale indiziato a lasciare la California è Teodosic, che oltre ad aver vissuto una stagione complicata per via degli infortuni si ritroverebbe ad avere poco se non nessuno spazio, ma tutte le guardie al di fuori dei due nuovi arrivi possono potenzialmente essere sul mercato – considerando che DeAndre Jordan potrebbe salutare la compagnia in fase di free agency, andandosene da "Lob City" dopo gli addii di Chris Paul, Blake Griffin e J.J. Redick negli ultimi dodici mesi.

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