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Golden State sospende Draymond Green: ed è gelo in spogliatoio con Kevin Durant

NBA

Secondo alcune testimonianze, nella lite con Durant Green avrebbe tirato in ballo l'argomento "taboo" di casa Warriors, la free agency di KD a fine anno. Tra i due, al momento, comunicazioni interrotte e gelo totale: si ritroveranno in campo giovedì notte contro Houston

TENSIONE IN CASA WARRIORS: LITE TRA DRAYMOND GREEN E KEVIN DURANT

SENZA CURRY E GREEN, GOLDEN STATE LIQUIDA ATLANTA

Non un litigio come gli altri, questo ora è sicuro. L’acceso diverbio tra Draymond Green e Kevin Durant originato dalla gestione (in proprio) da parte del primo dell’ultimo possesso dei tempi regolamentari nella gara contro i Clippers ha lasciato il segno all’interno dei Golden State Warriors. Che difatti hanno scelto – per alcuni a sorpresa – di non lasciar passare sotto traccia l’accaduto ma di intervenire prontamente, sospendendo per una giornata Green, che è così rimasto a casa in occasione della gara contro Atlanta. “Pensiamo che si sia superato un livello di guardia oltre il quale riteniamo opportuno intervenire, come società”, ha fatto sapere il general manager degli Warriors Bob Myers. “Abbiamo dovuto prendere questa decisione: la scelta è mia, così come di Steve Kerr. Un’azione del genere esigeva una nostra risposta, ma sono certo che Draymond sappia accettarla e andare avanti”. Così, con Green interdetto a raggiungere la Oracle Arena in quanto squalificato, il suo fantasma ha aleggiato nel dopo partita della sfida contro gli Hawks. Non a caso a Kevin Durant è stato immediatamente chiesto se avesse già parlato col suo compagno e se i due si fossero chiariti: “No”, la secca risposta del n°35. “Ma sono sicuro che prima o poi lo faremo. C’è una lunga stagione davanti”. E a chi voleva sapere se fosse rimasto spiazzato dalla squalifica del suo compagno, Durant ha prima ammesso una certa sorpresa ("Beh, è strano non vederlo qui, ma robe del genere capitano in questa lega") per poi commentare però in maniera abbastanza sibillina la giornata di stop: “Non mi importa che venisse presa una decisione né in un verso né nell’altro. So che state cercando di fare il vostro lavoro, ma io non ho nessuna intenzione di darvi un titolo. Per quello che mi riguarda ho pensato soltanto a concentrarmi sulla partita e portare a termine questo back-to-back”, un doppio impegno che gli Warriors hanno chiuso con un successo dopo il ko allo Staples Center. Anche Klay Thompson è stato interpellato al riguardo, ma pure l’altra superstar di Golden State ha cercato di smorzare i toni: “Come superiamo una cosa del genere? Vincendo giovedì [quando gli Warriors incontreranno Houston, ndr] e poi ancora sabato e domenica”, ha risposto, prima di aggiungere: “Ce lo metteremo alle spalle come una coda di cavallo”, citazione presa di peso da un verso di Drake nella canzone “Right hand” (“Il mio passato è alle spalle / come una coda di cavallo”). 

Gli Warriors si schierano con Durant e non con Green?

L’incidente però ha significati che vanno oltre le frasi di circostanza con cui l’allenatore di Golden State Steve Kerr cerca di uscire dall’impaccio: “Draymond è fatto così, è una forza della natura e proprio per questo è uno dei motivi per cui abbiamo avuto il successo che abbiamo avuto: non vedo come possa cambiare”, ha dichiarato, parole a cui hanno fatto eco quelle di Myers: “Lo conosco da anni: a volte si mette nei guai perché ci tiene davvero tanto, ma lui è fatto così”. E se Kerr nega che l’incombente free agency di Durant stia innervosendo oltre modo i californiani, diverse fonti riportano che durante lo scambio verbale tra Green e KD, il primo abbia sollevato proprio l’argomento taboo in casa Warriors. Per molti la scelta della società di punire pubblicamente Green ha un significato che va molto di là della punizione sia sportiva (una gara di stop) che monetaria (persi 120.000 dollari, automaticamente sottratti dal suo stipendio annuale): è vista infatti come un messaggio che l’organizzazione – dovendo scegliere da che parte schierarsi tra Green e Durant – abbia senza troppe esitazioni scelto il campo del giocatore che sarà free agent a fine anno, e che gli Warriors vorrebbero far di tutto per trattenere. Agli occhi di Green un comportamento del genere potrebbe apparire irrispettoso, visto la scelta dell’ex giocatore di OKC di non firmare un contratto a lungo termine con i californiani (lasciandosi aperta l’opzione di testare il mercato in estate) che sembra in antitesi alla propria storia personale, quella di un giocatore scelto da Golden State e da sette lunghi anni a roster coi campioni NBA in carica. Secondo le parole di Myers, “Green si è comportato da professionista quando gli ho comunicato la decisione”, mentre Steve Kerr non ha voluto rivelare altri particolari di quanto successo in spogliatoio: “Sono fatti privati, che restano all’interno del nostro gruppo”. Giovedì ci sono gli Houston Rockets da affrontare: Green e Durant torneranno uno a fianco dell’altro: con quale atteggiamento, è tutto da scoprire. 

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