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NBA, cosa faranno i New Orleans Pelicans ora che Anthony Davis vuole andarsene?

NBA

Dario Vismara

Dalla posizione intransigente nelle trattative con i Lakers alle implicazioni in vista dell’estate, il coltello dalla parte del manico nella situazione di Anthony Davis lo tengono comunque i Pelicans. Ma cosa vogliono davvero e, soprattutto, chi prenderà la decisione di cedere la stella?

NEW ORLEANS TOGLIE DAVIS DAL VIDEO INTRODUTTIVO

TUTTI GLI SCAMBI POSSIBILI PER ANTHONY DAVIS

In questi giorni la situazione che riguarda Anthony Davis è stata affrontata più o meno sotto qualsiasi punto di vista: la richiesta di essere scambiato, la prima offerta dei Los Angeles Lakers, tutte le possibili proposte di trade delle squadre, la multa da parte della NBA e la prima gara interna senza Davis, tolto anche dal video di introduzione della squadra. Ma in tutto questo, non si è ancora parlato approfonditamente di cosa vogliono, in che condizione si trovano e chi prende le decisioni per i New Orleans Pelicans. Perché alla fin fine il coltello dalla parte del manico, o almeno una porzione di esso, lo tengono comunque loro: nessuno può costringerli a cedere subito Davis, che è sotto contratto fino all’estate del 2020. Sarebbe stupido perderlo a zero, visto che il giocatore ha già fatto sapere che non firmerà l’estensione di contratto da 239 milioni, ma tecnicamente possono farlo. E per il momento non sembrano avere alcuna fretta di concludere alcuno scambio: dopo averlo già annunciato nel comunicato stampa di commento alla notizia (“Faremo le nostre valutazioni secondo i nostri termini e le nostre tempistiche, quelle che hanno più senso per la nostra squadra e che non verranno determinate da persone al di fuori dalla nostra organizzazione”), al momento i Pelicans stanno mantenendo fede alla loro posizione intransigente. Secondo quanto riportato da Dave McMenamin di ESPN (giornalista al seguito dei Los Angeles Lakers), il General Manager Dell Demps “non sta rispondendo alle chiamate che gli arrivano”. E secondo quanto dichiarato da Adrian Wojnarowski sempre di ESPN, i Pelicans “non vogliono cedere Davis ai Lakers in questo momento”, preferendo aspettare la classica Offerta Che Non Si Può Rifiutare – che arrivi entro il 7 di febbraio (ma viste le premese a questo punto appare improbabile) oppure in estate.

Perché per i Pelicans ha senso aspettare l’estate

Dal punto di vista dei Pelicans, infatti, aspettare l’estate è certamente l’opzione migliore. Innanzitutto perché rientrerebbero in corsa i Boston Celtics, che hanno a disposizione non solo il talento giovane attorno al quale ricostruire la squadra (Jayson Tatum e/o Jaylen Brown), ma anche le scelte al Draft che servono per rifondare la franchigia sui giovani (in particolare quella dei Sacramento Kings di quest’anno e quella dei Memphis Grizzlies probabilmente del prossimo). Inoltre, aspettare l’estate consentirebbe di conoscere l’ordine preciso della Lottery del Draft, sapendo quale numero chiamare per trattare la prima scelta assoluta che con ogni probabilità varrà Zion Williamson, il lungo dell’università di Duke che promette di essere un giocatore in grado di cambiare una franchigia.

Sempre che non siano gli stessi Pelicans ad avere fortuna alla Lottery: la sensazione è che Anthony Davis abbia già giocato la sua ultima partita con la maglia di New Orleans, e che se anche tornerà dal suo infortunio alla mano non sarà schierato in campo. (Pensate a come cambierebbe la sua intricata situazione se si rompesse il tendine d’Achille o subisse un altro grave infortunio, visto che peraltro è storicamente piuttosto incline a farsi male). I Pelicans al momento hanno il decimo peggior record della NBA con 23 vittorie e 29 sconfitte, ma tenendo fuori Davis potrebbero “scalare” delle posizioni in ottica Lottery scendendo magari fino al sest’ultimo posto, che vale il 37.2% di possibilità di pescare in top-4 e il 9% di scegliere alla numero uno. Con le nuove suddivisioni delle probabilità (ricordiamo che la squadra con il peggior record ha solo il 14% di chance di pescare la uno, così come la seconda e la terza peggiore), non sarebbe neanche un brutto affare per quelle che sono le attuali condizioni della squadra, che ha disperato bisogno di talento.

La confusa situazione dirigenziale e proprietaria

Il problema, allora, è cercare di capire chi prenderà la decisione di attendere o, nel caso, di cedere Davis subito per non trascinare per mesi e tenere la franchigia a lungo in un limbo. La proprietà dei Pelicans è la stessa dei New Orleans Saints di football e fa riferimento alla famiglia Benson, che però nello scorso anno ha perso il suo punto di riferimento nel padre Tom, deceduto all’età di 90 anni. Il controllo delle squadre è passato quindi alla moglie Gayle, con la quale però gli eredi di Benson hanno un contenzioso aperto da anni che non è ancora stato risolto. Ad ogni modo, la dirigenza dei Pelicans vede due figure chiave al di sotto della Benson: da una parte Mickey Loomis, ufficialmente vice presidente esecutivo della franchigia di basket ma soprattutto General Manager dei Saints di football; e dall’altra Dell Demps, General Manager della squadra (il titolo ufficiale è “senior vice president of basketball operations”) e considerato uno dei dirigenti più traballanti di tutta la NBA. Fino a questo momento pare che tutte le trattative passino da Demps, il quale però già da tempo è in odore di licenziamento per via degli scarsi risultati della squadra (che è poi il motivo per cui AD vuole andarsene). È quindi possibile che, dopo la deadline del 7 febbraio, sarà un'altra persona a prendere la decisione cruciale sulla cessione di Davis, dal quale dipenderà buona parte del futuro prossimo dei Pelicans non solo a livello cestistico, ma anche di franchigia.

Lo spettro della relocation che aleggia sopra lo scambio

Da anni infatti il palazzetto di New Orleans è tra i meno frequentati di tutta l’NBA pur avendo un giocatore del calibro di Davis da poter utilizzare per fini di marketing (ecco perché la sua assenza nel video introduttivo della squadra diventa una notizia). E lo scarso interesse per la squadra in un mercato comunque di piccole dimensioni (nonché storicamente più interessato al football che al basket) è una brutta combinazione per la NBA. Lo spettro che aleggia sopra la franchigia è quello della “relocation”, anche perché alle porte della lega stanno bussando ormai da anni non solo piazze storiche come Seattle, ma anche una particolarmente remunerativa come Las Vegas – specialmente dopo l’apertura al mondo delle scommesse. La cessione di Anthony Davis, quindi, va ben oltre le mere valutazioni cestistiche: c’è l’intero futuro dei Pelicans in gioco, e la situazione si fa sempre più intricata ogni giorno che passa.

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