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Playoff NBA, Golden State è troppo forte per Houston: Rockets sotto 0-2 nella serie

NBA

Il quintetto titolare dei campioni in carica gioca una super partita, conducendo il match per 48 minuti senza permettere mai ai texani di mettere il naso avanti. Una sfida condizionata dall'infortunio di Harden, limitato dai problemi alla vista dopo il colpo subito da Green

L'INFORTUNIO ALL'OCCHIO DI JAMES HARDEN

STEPH CURRY, DITO LUSSATO ALLA MANO SINISTRA

MILWAUKEE PAREGGA LA SERIE, BOSTON KO

VIDEO.TUTTI GLI HIGHLIGHTS

Golden State Warriors-Houston Rockets 115-109

Quando il gioco si fa duro, conviene ricorrere alle armi migliori che si hanno a disposizione. Per questo Steve Kerr non solo ha lanciato per la seconda volta consecutiva in quintetto i suoi Hamptons Five – Curry, Thompson, Durant, Green e Iguodala – ma li ha tenuti a lungo sul parquet, chiedendo a loro di vincere sostanzialmente la partita dando fondo a tutte le energie a disposizione. E la risposta ottenuta è stata rassicurante: tutti e cinque hanno chiuso con almeno 15 punti a referto, con Green che aggiunge ai sei canestri anche 12 rimbalzi, sette assist, due rubate e un dominio sulla partita su entrambi i lati del campo troppo spesso sottovalutato. Il miglior realizzatore come al solito è Kevin Durant, autore di 29 punti in 44 minuti trascorsi sul parquet (il giocatore più impegnato del match). Una sfida segnata da quanto successo nei primi sei minuti di partita, in cui prima James Harden e poi Steph Curry sono stati costretti a lasciare il campo causa infortunio. Il Barba, colpito agli occhi dopo meno di tre minuti a seguito di una battaglia a rimbalzo d’attacco che lo ha costretto a convivere per tutto il match con una pessima messa a fuoco, ha faticato a lungo (soprattutto nel terzo quarto) a ritrovare la mira. Meno fastidioso il problema fisico per Curry che si è slogato un dito a metà della frazione d’apertura, con il medio della mano sinistra andato ben al di fuori della sua collocazione naturale, fasciato e fissato dai medici in modo tale da permettergli di ritornare sul parquet. Alla sirena finale sono 29 punti per il Barba da una parte e 20 per Curry, ancora impreciso da lontano con il suo 3/13 – certamente giustificato dal fastidio alla mano. I tre giorni di pausa permetteranno a entrambi di recuperare al meglio e ai titolari degli Warriors di riprendere fiato: i Rockets sono avvisati, in gara-3 servirà inventarsi qualcosa di diverso.

Houston sempre dietro nel punteggio rimpiange i troppi errori banali

I Rockets nelle difficoltà hanno dimostrato ancora una volta di non essere una squadra che “si batte da sola”. La capacità di lottare e affrontare le avversità resta encomiabile, anche se i texani hanno davvero tanto da rimpiangere in una sfida in cui (per fortuna) gli arbitri non hanno recitato da protagonisti. A pesare come macigni questa volta sono state le tante palle perse – 17, molte in più rispetto al solito, mentre Golden State alla fine è riuscita a prendersi cura del pallone – e soprattutto i rimbalzi d’attacco concessi: 18 possessi che hanno cambiato il corso del match anche più dell’occhio dolorante di Harden. Alla sirena finale gli Warriors hanno tentato 14 conclusioni in più degli ospiti, riuscendo così a mantenere il vantaggio nonostante il 30% dall’arco e le 17 triple mandate a bersaglio da Houston. Un all-in che ha funzionato per Golden State, con buona pace per una panchina che ha contribuito poco e in maniera marginale a un successo fondamentale per andare a caccia del terzo titolo consecutivo.

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