NBA Finals 2019: Draymond Green e la tripla doppia (la terza in fila) che non basta

NBA

Mauro Bevacqua

Dopo quelle messe a segno in gara-3 e 4 contro Portland in finale di conference, l'ala di coach Kerr riprende da dove si era fermato, con la terza tripla doppia consecutiva, un'impresa riuscita nei playoff solo a Wilt Chamberlain e Russell Westbrook

TORONTO SORPRENDE GOLDEN STATE: È 1-0

COSA E' MANCATO AGLI WARRIORS IN GARA-1

Persa nelle pieghe della sconfitta di gara-1, passa l’ennesima, sontuosa prestazione di Draymond Green, pizzicato da Drake in uscita dal campo ma protagonista soprattutto al suo interno. Per il lungo di coach Kerr è arrivata infatti l’ennesima tripla doppia di questi playoff, la quinta dal loro inizio e la nona per lui in postseason in carriera. Si tratta anche della terza consecutiva — dopo quelle di gara-3 contro Portland () e poi anche di gara-4, nell’ultima partita della serie — un’impresa riuscita soltanto prima di lui a due altri giocatori nella storia della lega, Wilt Chamberlain e Russell Westbrook. Con la sua tripla doppia minimalista in gara-1 contro i Raptors (10 punti, 10 rimbalzi, 10 assist), Green sale anche al terzo posto per numero di triple doppie fatte registrare in una singola edizione dei playoff, classifica che vede anche qui al primo posto il solito Wilt Chamberlain, a quota 7 nei playoff 1967, seguito da Magic Johnson con 6 nel 1982. La particolarità della prestazione a 360° di Green, però, sta anche nell’essere solo la seconda tripla doppia — tra le 31 realizzate in carriera — a non coincidere con una vittoria di squadra. Il n°23 di Golden State ha a lungo legato i suoi numeri in doppia cifra in campo ai contemporanei successi della sua squadra, come successo in occasione delle prime 27 triple doppia — sempre vincenti — della sua carriera. Una striscia interrottasi all’inizio di maggio contro gli Houston Rockets in gara-3, quando i suoi 19 punti, 11 rimbalzi e 10 assist non sono serviti a evitare il ko in overtime 126-121 ai suoi Warriors e che poi ha visto arrivare la seconda sconfitta nell’episodio iniziale della serie per l’anello contro i Toronto Raptors. Tanto che della sua ennesima prestazione individuale, in un’edizione dei playoff che lo sta vedendo grandissimo protagonista — dai 7.4 punti è salito a 13.4, da 7.3 rimbalzi a 9.9, da 6.9 assist a 8.3, l’incremento maggiore di ogni giocatore in qualsiasi di queste tre categorie statistiche — si è finito per parlare poco. Lui per primo non l’ha neanche citata, preferendo invece concentrarsi su quanto è mancato — a lui personalmente e alla squadra — per uscire vincenti dalla Scotiabank Arena. “Devo essere più aggressivo in difesa. Se non lo sono io — e a inizio gara non lo sono stato — tutta la squadra ne risente, perché gli altri seguono il mio esempio”, l’opinione di Green, preoccupato del suo impatto difensivo molto più che di quello offensivo, dove anche in gara-1 (0/2) ha confermato i problemi al tiro da tre che lo stanno affliggendo in tutti i playoff (8/40, 20%): “Le mie percentuali dall’arco sono in calo perché preferisco andare al ferro, e se la difesa me lo concede continuerò a farlo”, dichiara con tono di sfida. Perché al giocatore che è arrivato a queste finali NBA con il plus/minus commutativo più alto di tutta la NBA (+148 in 603 minuti trascorsi in campo) neppure il -8 della gara di esordio contro i Raptors sembra scalfirlo: le cifre sono cifre, l’importante è solo vincere. Proprio come per le triple doppie, da festeggiare solo se abbinata a un successo di squadra. Come è stato da sempre abituato a fare. 

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