In Evidenza
Tutte le sezioni
Altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

NBA Finals, Kevin Durant e le sue condizioni al rientro sul parquet in gara-5

NBA

Il n°35 di Golden State è lontano dalla forma ottimale, ma con i bi-campioni in carica spalle al muro basterà un KD anche a mezzo servizio vista la situazione d'emergenza: gli Warriors adesso hanno bisogno di fare ricorso a tutte le loro risorse, con la speranza che Durant possa bastare anche per soli 20 minuti

DURANT, OTTIMISMO IN CASA WARRIORS PER IL RECUPERO

FLAVIO TRANQUILLO SU KEVIN DURANT

L'INFORTUNIO DI KEVIN DURANT IN GARA-5

Condividi:

Il condizionale non è più d’obbligo, oramai. Kevin Durant si è allenato e Golden State lo schiererà nella sfida di Toronto: un punto di non ritorno per i bi-campioni in carica, per il n°35 Warriors, forse per l’intero ciclo vincente di una squadra arrivata all’ultimo appuntamento di una cavalcata che potrebbe interrompersi nelle prossime ore. Durant ga fatto di tutto per esserci, ma oltre alle frasi di circostanza quello che ci si domanda è: in che condizioni scenderà sul parquet? Un dato significativo che dettaglia bene il suo possibile impatto, riporta alla memoria una delle notti più complicate dei 25 anni di storia dei Raptors: Toronto infatti il 22 gennaio 2006 è entrata nella storia del gioco della parte sbagliata, concedendo 81 punti a Kobe Bryant in una sfida leggendaria contro i Lakers. Dopo quel crollo clamoroso, i canadesi hanno disputato 1.175 partite, vivendo nell’incubo che un singolo potesse di nuovo travolgerli in quel modo. Da quel momento il massimo dei punti incassati negli ultimi 18 anni da un avversario sono stati 51, due volte e segnati in entrambi i casi a Toronto dallo stesso giocatore: Kevin Durant. Questo è il suo biglietto da visita, quello di un talento necessario per una squadra che ha bisogno di una scossa emotiva e tecnica per evitare di chiudere i conti, in senso negativo, in gara-5.

Il precedente del 2015 con i Thunder in regular season

Durant è sempre stato abile (e fortunato) a unire nel corso delle stagioni NBA alla sua efficacia fuori dal comune anche una resistenza non da poco a livello di tenuta fisica. La sua condizione è stata per oltre un decennio quasi sempre invidiabile, con qualche rara eccezione che in pochi ricordano. Una di queste risale al febbraio 2015 – piena regular season, quindi una casistica da prendere con le pinze, visto che l’intensità delle Finals NBA è ben altra cosa. A quei tempi i Thunder erano una delle squadre da battere, impegnati in cavalcate trionfali in regular season che non hanno poi trovato il compimento atteso e sperato ai playoff. Durant all’epoca aveva un problema al piede, un dolore che ne limitava in maniera chiara i movimenti. Contro Memphis e Dallas scese per due volte sul parquet con evidenti problemi di mobilità, fino ad arrivare stremato al termine della seconda gara a confidare a coach Scott Brooks, al tempo seduto sulla panchina dei Thunder: “Non riesco più ad andare avanti”. Uno sforzo enorme, durante il quale il n°35 riuscì a raccogliere 38 punti combinati nelle due sfide con la solita estrema facilità di rilascio, un realizzatore puro anche in situazioni critiche: “Lui è di gran lunga migliore della quasi totalità dei giocatori sul parquet, quando riesce a essere al 100% della condizione – sottolinea Draymond Green – per quello il fatto che lui sia al 75% gli permetterà lo stesso di rendere molto meglio della maggior parte dei suoi avversari”. Come già accaduto nel 2015 con OKC in fondo, una situazione in cui la pulizia del suo tiro, l’altezza dalla quale parte la conclusione e tutto il resto non ne avevano risentito molto.

Titolare al posto di Cousins, in campo almeno per 20 minuti

Quello che in molti pensano, in casa Warriors e non solo, è che un Durant al 75% di condizione (o anche meno) sia di gran lunga più efficace di un DeMarcus Cousins a mezzo servizio e degli Alfonzo McKinnie di questo mondo. Quelli sono i minuti che KD potrebbe riempire in buona parte, togliendo anche il posto da titolare al lungo ex Sacramento Kings. Un’opportunità per Steve Kerr di modificare la rotazione, senza avere un grosso impatto anche a livello emotivo sul gruppo – sarebbe molto più complicato spiegare a Cousins che il suo posto in quintetto finisca a un Kevon Looney infortunato, ad esempio. Inoltre, il ritorno sul parquet del n°35 permetterà a Golden State di puntare forte anche sui quintetti piccoli, con Green da centro e KD da quattro – rispolverando gli Hamptons Five a andando così a caccia di una storica rimonta. In quel caso sarebbe molto più complicato per i Raptors generare conclusioni comode attaccando dal pick & roll, in cui il centro dei bi-campioni in carica è stato sempre la vittima sacrificale. Il quintetto dei sogni degli Warriors è rimasto in campo contro Houston prima dell’infortunio di Durant per una media di oltre 24 minuti a partita. In gara-5 con Toronto questo scenario non sarà replicabile, per ovvie ragioni di tenuta: l’idea da seguire potrebbe essere quella di tenere KD sul parquet nei primi e negli ultimi cinque minuti di tempo, provando a massimizzarne l’impatto contro i titolari dei Raptors. “Mi sono ritrovato anche io spesso in quella situazione – sottolinea Iguodala – c’è sempre qualcuno ogni giorno che continua a tartassarti, chiedendo spiegazione del fatto che tu possa o meno giocare. Incide anche quello sul tuo spirito, ma nessuno si preoccupa di quello che tu pensi. Spero soltanto che lui riesca a sentirsi a suo agio: se sente di essere in grado di giocare, deve tornare e farlo con tutte le sue forze. Anche correndo dei rischi. Ma se non lo è, perché mai dovrebbe mettere in discussione la sua tenuta fisica? Per rispondere a tutte le domande che lo circondano? Ma so bene che questo alle volte è il modo in cui vanno le cose nello sport”.