NBA, risultati della notte: LeBron trascina i Lakers, Harden da 55 contro i Cavs
Miglior partenza degli ultimi 33 anni per i Lakers (22-3 di record), che battono a domicilio Orlando grazie alla tripla doppia di James. Harden fa gli straordinari contro Cleveland, segna 20 dei suoi 55 punti nell’ultimo quarto e guida Houston al successo. Standing ovation per Leonard, alla prima da avversario in Canada contro i Raptors che gli hanno consegnato l’anello NBA: vincono i Clippers, sempre più seconda forza a Ovest. Milwaukee vince ancora e fa 16 in fila. Di seguito i risultati e gli highlights delle 11 partite giocate nella notte
ORLANDO MAGIC-LOS ANGELES LAKERS 87-96 | Non si ferma la corsa dei Lakers, brutti ma vincenti anche a Orlando grazie al contributo del solito LeBron James. È lui ha mettere lo zampino nel 10-0 di parziale in favore dei gialloviola che rompe la parità a quota 71 nel quarto periodo. Orlando infatti, sotto anche di 24 lunghezze (26-9 dopo 12 minuti di gioco), era riuscita a rientrare a 10 minuti dalla sirena. Poi però è stato un monologo Lakers, decisivo per ottenere la 22esima vittoria in 25 gare: la miglior partenza per la franchigia di Los Angeles degli ultimi 33 anni
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James chiude con la sesta tripla doppia a referto della sua stagione: 25 punti, 11 rimbalzi e 10 assist, in una serata modesta al tiro (11/24 dal campo, 1/6 dall’arco). Anthony Davis ne aggiunge 16 con 12 rimbalzi, unico in doppia cifra oltre a un Kentavious Caldwell-Pope da 15 punti e 4 triple
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Ai Magic non bastano i 19 e 8 rimbalzi di Jonathan Isaac, a cui si aggiungono i 13 con 5/9 dal campo raccolti in 19 minuti in uscita dalla panchina da Mo Bamba. Il lungo di Orlando si toglie anche la soddisfazione di stoppare LeBron, peccato però non riesca a evitare il secondo ko in fila
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CLEVELAND CAVALIERS-HOUSTON ROCKETS 110-116 | Cleveland le prova tutte contro Houston, resta aggrappata al match per 47 minuti, segna 24 punti in fila di parziale nel secondo tempo, ma è costretta ad alzare bandiera bianca contro l’ennesima clamorosa prestazione di James Harden. Il Barba condanna i Cavs all’ottavo ko in fila, il 14esimo nelle ultime 15, nonostante il vantaggio in doppia cifra messo insieme nel quarto periodo dai padroni di casa. Troppo forti i Rockets e soprattutto Harden per pensare di impedire ai texani di tornare al successo
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Harden fa gli straordinari nell’ultima frazione, autore di 20 dei suoi 55 punti totali nei 12 minuti di gioco finali. Il Barba tira 20/34 dal campo, 10/18 dalla lunga distanza, diventando così il quarto giocatore nella storia NBA con più di una partita da 10+ triple (Steph Curry, Klay Thompson e JR Smith gli altri). Per il numero 13 dei Rockets è il quarto cinquantello in stagione, il 22esimo in carriera - quarto all-time alle spalle di Kobe Bryant, Michael Jordan e Wilt Chamberlain. Harden è il terzo giocatore a chiudere un match oltre quota 50 punti segnati sul parquet di Cleveland: Allen Inverson e Kyrie Irving gli altri due a riuscirci
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Westbrook chiude con 23 punti, unico altro Rockets in doppia cifra assieme a Capela. In casa Cavaliers invece il miglior realizzatore è Kevin Porter Jr., autore di 24 punti in uscita dalla panchina. Kevin Love ne aggiunge 17 con 11 rimbalzi, ma i Cavaliers fanno decisamente meglio senza di lui sul parquet (-23 di plus/minus, in panchina durante il 24-0 di parziale Cleveland). Un segnale anche in vista delle operazioni di mercato delle prossime settimane
TORONTO RAPTORS-L.A. CLIPPERS 92-112 | Terza vittoria consecutiva per gli L.A. Clippers, che rifilano 20 punti di scarto ai Toronto Raptors nella serata in cui gli occhi di tutti erano puntati su Kawhi Leonard, al suo primo ritorno in Canada. I suoi 23 punti uniti ai 18 di Lou Williams (altro ex della sfida), i 14 di Maurice Harkless e i 13 di Paul George hanno spinto i Clippers a un successo mai in discussione, anche perché Leonard ha gestito molto meglio i raddoppi della sua ex squadra
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Grande festa a Toronto per la prima partita da ex del n°2 dei Clippers, accolto come un eroe dalla folla festante della Scotiabank Arena (che ha più volte scandito il coro "MVP, MVP"): tutti i compagni e lo staff tecnico lo hanno salutato con affetto, mentre Kyle Lowry gli ha consegnato in mezzo al campo l'anello dei campioni NBA 2019. “È stato un anno speciale per noi, per me, per la franchigia e per l’intero paese” ha detto dopo la gara
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Per i Raptors però si conferma un periodo molto complicato, arrivando alla quarta sconfitta nelle ultime cinque gare di cui tre consecutive in casa, dopo aver vinto le prime nove in fila. I 24 punti di Pascal Siakam e i 22 di Norman Powell non sono serviti per sopperire al pessimo 8/36 dalla lunga distanza (peggior dato stagionale) e ai soli 31 canestri segnati, pareggiando la peggior prestazione dell’anno con quella di Orlando del 29 novembre: “È una settimana ormai che non giochiamo bene” ha detto un laconico Nick Nurse, che ha visto i suoi segnare solo 14 punti in tutto il secondo quarto
MILWAUKEE BUCKS-NEW ORLEANS PELICANS 127-112 | Anche senza Giannis Antetokounmpo, la marcia dei Milwaukee Bucks non si ferma, arrivando alla 16^ vittoria consecutiva e portandosi sempre più vicini al record di franchigia fissato a quota 20 nel 1970-71. A guidare la squadra di coach Budenholzer sono stati i 29 punti di Eric Bledsoe, i 24 di Khris Middleton e i 18 di Ersan Ilyasova, partendo subito forte (6/8 da tre) per andare avanti sul 28-12 senza più voltarsi indietro, toccando il +23 già all’intervallo
Per la prima volta in stagione l’MVP in carica non è sceso in campo, fermato da un infortunio al quadricipite destro che però non dovrebbe preoccupare più di tanto. “Non sappiamo esattamente cosa è successo” ha detto coach Budenholzer. “Stamattina il dolore era tale da non permettergli di giocare, speriamo che non sia nulla di serio. Lo valuteremo giorno dopo giorno e saremo molto cauti, come sempre”
Per i Pelicans invece il momento continua a essere drammatico, arrivando alla decima sconfitta consecutiva nonostante il massimo stagionale da 31 di J.J. Redick e i 25+10 di Brandon Ingram, riportandosi al massimo a -12 quando mancavano meno di 3 minuti dalla fine, ma venendo in fretta ricacciati indietro da Middleton. Per Nicolò Melli 7 minuti in campo senza lasciare traccia, sbagliando le tre conclusioni tentate (tutte da tre) e catturando un rimbalzo con un assist e una palla persa
SACRAMENTO KINGS-OKLAHOMA CITY THUNDER 94-93 | Altra vittoria in volata per i Kings, che di rimonta in rimonta si sono riportati tra le prime otto a Ovest scavalcando proprio gli Oklahoma City Thunder. L’eroe di giornata è Bogdan Bogdanovic, autore di 17 punti e della tripla del definitivo sorpasso a 13.4 secondi dalla fine, suggellando una rimonta cominciata dal -11 nella frazione finale grazie anche a 8 dei 23 punti di Buddy Hield. Da segnalare anche il ritorno in campo di Marvin Bagley (11 punti e 6 rimbalzi) dopo 22 partite saltate
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Si interrompe a tre la mini-striscia dei Thunder, che non sono riusciti a difendere il vantaggio accumulato grazie a sei giocatori in doppia cifra, tra cui un Danilo Gallinari da 14 punti, 8 rimbalzi e 3 assist in 33 minuti di gioco (5/13 dal campo e 3/9 da tre). OKC ha avuto l’ultimo tiro per vincerla, ma il tiro dal gomito di Chris Paul — autore di 8 punti, 7 rimbalzi e 12 assist — non ha trovato il fondo della retina, facendo scivolare i Thunder fuori dalla zona playoff
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INDIANA PACERS-BOSTON CELTICS 122-117 | Vittoria pesantissima dei Pacers contro i Celtics, che recuperano 10 punti di svantaggio contro Boston grazie ai 29 punti di un ispirato Malcolm Brogdon (che chiude con 15/15 a cronometro fermo) e ai 20 punti combinati nel quarto periodo dai due fratelli Holiday. Sono loro l’anima del parziale da 38-23 che permette a Indiana di mettere il naso avanti nel finale, quando la tripla di Walker del possibile pareggio per gli ospiti a 6 secondi dalla sirena non trova neanche il ferro. L’ex Hornets lamenta una deviazione che gli arbitri invece non vedono, condannando così Boston a interrompere la striscia di 4 successi in fila
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Agli ospiti non basta il miglior Kemba Walker della stagione, autore di 44 punti – massimo personale in maglia Celtics – con 7 triple a segno, 7 assist a referto e una leadership evidente su entrambi i lati del campo. Gordon Hayward alza bandiera bianca nel finale a causa di un colpo al volto, mentre Jaylen Brown e Jayson Tatum combinano per 34 punti
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BROOKLYN NETS-CHARLOTTE HORNETS 108-113 | Si interrompe a tre la striscia di vittorie anche dei Brooklyn Nets, a cui non bastano i 24 punti di Spencer Dinwiddie e i 21+10 di Jarrett Allen per proteggere un vantaggio di 20 lunghezze accumulato nel primo tempo. Gli Hornets, infatti, hanno rimontato punto su punto grazie a uno scatenato Devonte’ Graham, autore di 27 dei suoi 40 punti finali nel secondo tempo per ribaltare completamente la partita
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Per il nuovo leader degli Hornets si tratta del suo massimo in carriera, ottenuto grazie a una prestazione eccellente al tiro (12/21 dal campo di cui 7/12 da tre punti più 9/11 ai liberi) mandando a segno anche la tripla del +5 a 22 secondi dalla fine che ha chiuso definitivamente i conti. “Che grande allenatore, eh?” ha detto scherzando coach Borrego. “Un’idea geniale: dare sempre la palla a Devonte’ Graham. L’ho imparata da Gregg Popovich”.
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MINNESOTA TIMBERWOLVES-UTAH JAZZ 116-127 | I Jazz vincono a Minneapolis e provano a lasciarsi alle spalle un periodo complicato: Utah conquista così la terza vittoria nelle ultime nove gare e condannando i T’wolves al sesto ko in fila. Tutto cambia a inizio ripresa, quando gli ospiti allungano nel punteggio grazie al 38-24 di parziale nel terzo quarto: a quel punto i Jazz non si voltano più indietro, godendosi una serata da 56.6% dal campo di squadra. Percentuali alte anche per Minnesota, a cui non bastano i 32 punti di Teague, i 26 di Wiggins e i 21 con 11 rimbalzi di Towns
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Il miglior realizzatore dei Jazz è Donovan Mitchell, che chiude con 30 punti, 13/20 al tiro, un paio di triple e 6 assist. Oltre quota 20 anche Joe Ingles, chirurgico con il suo 9/14 dal campo, e Rudy Gobert che condisce il tutto con 16 rimbalzi. Passa dunque in secondo piano l’assenza di Mike Conley, fuori per la quarta partita in fila a causa di un problema muscolare non ancora risolto del tutto
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CHICAGO BULLS-ATLANTA HAWKS 136-102 | Questa volta Trae Young non ha potuto neanche andare vicino a dire “game over”, come successo l’altra notte a Miami. I suoi Atlanta Hawks, infatti, sono stati travolti già sul finire del primo tempo andando all’intervallo sul -14, crollando poi totalmente nella ripresa complice la stanchezza dell’overtime della gara precedente, che li ha costretti ad arrivare in albergo a Chicago solo alle 3 di notte. I 15 punti con 13 assist di Trae Young e i 17 di Alex Len sono solo note a piè della 13^ sconfitta nelle ultime 15 gare
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I Bulls hanno potuto così interrompere la mini-striscia di tre sconfitte consecutive grazie ai 35 punti di Zach LaVine, che non ha avuto neanche bisogno di scendere in campo nel quarto periodo per arrotondare la sua serata da 12/15 dal campo e 7/7 da tre punti. Insieme a lui i 22 punti di Lauri Markkanen e i 19 di Coby White
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PHOENIX SUNS-MEMPHIS GRIZZLIES 108-115 | Memphis vince due partite in fila a quasi un mese di distanza dall’ultima volta, cavalcando un convincente Dillon Brooks da 27 punti, a cui si aggiungono i 24 di Jaren Jackson Jr. e i 15 in uscita dalla panchina di Brandon Clarke. Una squadra giovane e di prospettiva che ne batte un’altra nella stessa condizione (ma con tre vittorie in più in classifica, che lasciano i Suns al momento ancora all’ottavo posto virtuale della Western Conference): Phoenix non va oltre i 24 di Kaminsky e i 22 di Rubio. Doppia doppia da 15 e 10 assist per Booker, modesto dal campo (6/17 complessivo) e impreciso da lontano (0/3 dall’arco)
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Una partita tranquilla quella di Morant, almeno fino all’esplosione arrivata a 45 secondi dalla sirena sulla testa di Aron Baynes: una super schiacciata che ha completamente travolto il lungo dei Suns, una giocata di un’esplosività unica nel suo genere. Per il rookie dei Grizzlies sono 13 punti e 6 assist con 4/9 al tiro, il suo marchio però è ancora una volta ben impresso sulla vittoria di Memphis
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GOLDEN STATE WARRIORS-NEW YORK KNICKS 122-124 OT | I New York Knicks non vincevano da dieci partite, e per conquistare un risicato successo hanno dovuto battere due volte i Golden State Warriors. Dopo essere stati in vantaggio anche di 21 lunghezze nel secondo quarto e aver avuto 6 punti di scarto a 47 secondi dalla fine, la squadra di coach Mike Miller si è fatta rimontare dai padroni di casa che hanno forzato il supplementare. Lì però un parziale di 9-0 degli ospiti ha definitivamente chiuso i conti, con Marcus Morris al suo massimo in stagione da 36, Julius Randle da 24+13 e RJ Barrett da 22+10
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A nulla sono serviti i 32 punti di D’Angelo Russell, autore anche della tripla del pareggio a 3.9 secondi dalla fine per portare la sfida all’overtime. Svanisce così l’opportunità di migliorare un po’ il peggior record della NBA (5-21, con i Knicks 5-20) nonostante la tripla doppia di Draymond Green (14 punti, 10 rimbalzi e 12 assist)
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