All-Star Game NBA, le reazioni alla selezione delle riserve da parte dei giocatori
Tante prime volte, grandi assenti a causa degli infortuni e inevitabilmente gli esclusi che fanno tanto discutere: quando si scelgono i migliori giocatori della lega, difficile mettere tutti d'accordo. Queste le reazioni che i diretti interessati (e non solo) hanno affidato ai social
Rudy Gobert è uno dei volti nuovi nella prossima gara delle stelle di Chicago, alla prima selezione in carriera: il suo amico Fournier lo ha voluto ricordare così, postando una foto di quando era ragazzino con gli occhiali: "Questo ragazzo è un All-Star, tutto è possibile"
Messaggio ripreso anche da Nicolas Batum, altro talento francese che ha spesso condiviso le spedizioni della nazionale con Gobert: "Sono fiero di te", scrive in francese il giocatore degli Hornets
Convocazione strameritata anche per Bam Adebayo, che ha postato una foto su Twitter con la caricatura da Bad Boys sua e di Jimmy Butler. Per il testo invece bastano due stelle: i due All-Star di Miami adesso sono loro
David Griffin, il GM dei New Orleans Pelicans, ha condiviso sui social il video del modo in cui la squadra ha annunciato a Brandon Ingram la sua prima convocazione in carriera all'All-Star Game. Il primo a festeggiare assieme a lui è proprio Zion, ben consapevole di dover andare anche lui in futuro a caccia di un posto in quella lista
Pascal Siakam fa festa: non sarà il solo Raptors alla partita delle stelle, assieme a lui ci sarà anche Kyle Lowry. Giocarsi un All-Star Game da campioni NBA in carica non ha davvero prezzo
Un gradito ritorno quello di Chris Paul, dato sul viale del declino da molti e invece ancora una volta protagonista anche con i Thunder: è lui il simbolo di una squadra che ha scoperto di essere da playoff, una decima convocazione in carriera all'All-Star Game su cui difficilmente avrebbe scommesso anche CP3 qualche mese fa
Jaylen Brown porge le giuste congratulazioni ai suoi due compagni di squadra selezionati: inutile sottolineare che anche lui voleva prendere parte alla competizione e condividere con loro quel momento, sarà per un'altra volta
Tutta la gioia di Donovan Mitchell, che è riuscito a farsi spazio a Ovest in una Conference piena di concorrenza (e anche ad approfittare dei tanti giocatori infortunati): nella vita ci vuole anche fortuna, oltre che il talento per farsi trovare pronti quando serve
La rabbia di Karl-Anthony Tonws non è rivolta a sé stesso - lasciato a casa in una stagione molto complicata per Minnesota - ma per l'amico Devin Booker, che sta giocando una stagione pazzesca da realizzatore: è il primo giocatore nella storia NBA con più di 27 punti e 6 assist di media, il 60% di True Shooting, ma senza un posto tra i 12 migliori della Western Conference
Anche Jusuf Nurkic è dello stesso avviso: davvero hanno deciso di lasciare a casa un talento come Devin Booker?
Altri dati e altre statistiche a favore della candidatura del n°1 dei Suns, come dimostrato dal tweet di CJ McCollum: rendimento da Hall of Famer, ma meglio portare altri al posto suo a Chicago
A Bobby Portis mancano un po' di pezzi: Bradley Beal, Zach LaVine e il già più volte citato Devin Booker
Giannis Antetokounmpo invece ribalta il discorso fatto dagli altri e dice: come si può pensare che una squadra in grado di vincere quasi 50 partite già a febbraio abbia nel suo roster "soltanto" due All-Star? Eric Bledsoe dove lo mettiamo? La domanda sorge spontanea: ma quindi conta il talento individuale o il rendimento di squadra? Nessuna delle due fazioni in realtà è felice della scelta
Il più arrabbiato di tutti però è Bradley Beal, che non le ha mandate a dire a fine partita: "Sono arrabbiato perché non sono stato scelto, ma le persone vere sanno che sono un All-Star"
Ultimo, ma non per importanza, Lou Williams - il miglior sesto uomo degli ultimi anni, sempre snobbato quando si tratta di scegliere gli All-Star: "Questo business non mi ama", scherza su Twitter
E poi anche lui lancia il suo appello: bisogna fare chiarezza, uno con il talento di Devin Booker non può restare fuori perché gioca in una squadra che vince poche partite - altrimenti questo condiziona non poco le scelte fatte dai giocatori