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NBA, Kevin Durant ha scelto gli Warriors nel 2016 per merito di una birra in spogliatoio

L'ANEDDOTO
©Getty

Il due volte MVP delle Finals con Golden State ha deciso di passare dai Thunder agli Warriors per puntare subito al titolo NBA, per godersi l’intesa sul parquet con campioni unici, ma anche perché una volta All-Star Game ha “beccato” Kerr e lo staff a bere birra in spogliatoio: “Da noi l’approccio è sempre stato diverso, quello ha convinto KD a puntare su di noi”

L’avventura di Kevin Durant ai Golden State Warriors è finita ormai da quasi un anno, mentre andranno avanti ancora a lungo le speculazioni sulle ragioni che lo hanno portato a Brooklyn dopo gli anni vincenti a San Francisco. Una cosa però è certa: nel 2016 qualcosa lo ha spinto a lasciarsi alle spalle Russell Westbrook e i Thunder, puntando così ad andare agli Warriors - più abili della agguerrita concorrenza rappresentata da Boston, Miami e non solo. “Merito delle 73 vittorie in regular season”, hanno ripetuto a lungo i maligni. In realtà, come magnificamente raccontato da Ethan Strauss nel suo nuovo libro “The Victory Machine”, è stata qualche birra a fare la differenza. Durante il weekend dell’All-Star Game 2015 Steve Kerr, allenatore della squadra dell’Ovest dopo aver dominato la prima regular season della sua carriera da capo allenatore, si fece pizzicare proprio da KD in spogliatoio assieme al suo staff a bere birra. Una scena che sorprese l’allora n°35 dei Thunder, che facendo capolino con la testa si lasciò sfuggire: “Ah, quindi è così che fate voi a fine partita?”. Una scena rimasta impressa nella mente di Kerr, convinto che quella sia stata la prima dimostrazione dell’approccio diverso che Durant avrebbe trovato un anno dopo a San Francisco: “So bene che il modo in cui affrontiamo il nostro lavoro è diverso dagli altri, un approccio unico nel suo genere”, ha confermato Kerr indicando la birra. “Comportamento opposto rispetto a quanto fatto a Oklahoma City e San Antonio: i nostri giocatori hanno grande autonomia e libertà, questo sicuramente avrà fatto presa su Durant. Dopo quel primo anno straordinario, tutta la lega ha iniziato a guardare al nostro stile di gioco, ad apprezzarlo e a cercare di capire da dove arrivasse la gioia che mettevamo sul parquet. È semplice: eravamo una squadra di cui tutti i giocatori del roster volevano fare parte e nella testa di KD sarà passata l’idea di unirsi a noi soprattutto per quello”.

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