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Ferrero: "Sarebbe bellissimo allenare Sinner, Alcaraz più forte nei dettagli"

Intervista
©IPA/Fotogramma

Intervistato dal 'Corriere della Sera', l'ex coach di Carlos Alcaraz, Juan Carlos Ferrero, ha svelato che gli piacerebbe allenare Jannik Sinner in futuro. Su chi sia il più forte tra i due, Ferrero sceglie Carlitos: "Se la giocano sui dettagli, quando sono al cento per cento Alcaraz è un pelo sopra, siamo sul 55-45"

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Juan Carlos Ferrero non è più l'allenatore di Carlos Alcaraz dal 2025: la coppia spagnola è salita ai vertici del tennis mondiale, con Alcaraz che è diventato il più giovane numero 1 al mondo, intrattenendo una rivalità serrata con Jannik Sinner. Ferrero ha rivelato, al 'Corriere della Sera', che in futuro gli piacerebbe allenare l'attuale numero 1 del ranking: "Qualche mese fa, avrei detto di no: la rottura con Carlos era fresca, non sarei stato pronto. Ma oggi che mi sento più forte, dico: perché no? Sinner ama lavorare duro ed è disposto a tutto per rimanere n.1: come atteggiamento, mi piace. Sarebbe bellissimo allenarlo". Secondo Ferrero, però, Alcaraz rimane di poco superiore a Sinner: "Se la giocano sui dettagli. Carlos è più dinamico, ha più colpi, sa togliere il ritmo a Jannik, che ama giocare soprattutto in un modo: veloce, colpendo alla stessa altezza. Al suo ritmo, è difficilissimo da battere. Per me, al cento per cento, Carlos è un pelo sopra, siamo sul 55-45. Tra quei due le partite sono state e saranno sempre apertissime". Tornando sulle sfide tra i due, l'allenatore spagnolo ha svelato che, per anni, ha allenato Alcaraz "allo scopo di battere Sinner: i miglioramenti erano calibrati specificamente su Jannik".

"Gli inseguitori hanno capito che Sinner non è imbattibile"

Tornando sul Roland Garros, Ferrero ha commentato la clamorosa eliminazione di Sinner, uscito per mano di Juan Manuel Cerundolo al secondo turno: "Per tutti è stato un risveglio: hanno aperto gli occhi e pensato che questa è l’occasione della vita. Io vedo Zverev più attrezzato, in ogni caso avremo un nuovo vincitore Slam dopo gli ultimi nove dominati da Carlos o Jannik. In prospettiva, è un cambiamento interessante: per almeno un paio d’anni i due manterranno la loro superiorità ma Parigi 2026 segna un cambio di passo per gli inseguitori, che hanno capito che Sinner non è imbattibile. Sarà motivante per tutti: chi comanda e chi rincorre".

 

Secondo l'allenatore spagnolo, il calo accusato da Sinner a Parigi è più fisico che mentale:  "Sul 4-1 l’ho visto tornare verso l’asciugamano camminando in modo diverso. Faceva caldo ma non c’erano i presupposti per quello che è successo. La ragione, secondo me, è da ricercare nei mesi precedenti: ha giocato tanto, troppo, senza darsi il tempo di recuperare. Ero certo che avrebbe accusato la stanchezza durante il Roland Garros ma pensavo più avanti". Per Ferrero, i problemi di Sinner con il caldo nascono da lontano: "Il luogo d’origine ha un ruolo: probabilmente Jannik ha una tolleranza del freddo maggiore del caldo. Non penso che da bambino si sia allenato in condizioni umide e calde, a differenza di Carlos, che è nato a Murcia, nel sud della Spagna. A Villena è capitato spesso che, in una giornata bollente, io lo tenessi in campo più a lungo proprio per abituarlo alla sofferenza di quelle temperature". Sinner, comunque, può migliorare sotto questo punto di vista: "Il passato lo aiuta: ha vinto due volte in Australia, dove fresco non fa, a Miami e a New York, che può essere umidissima".

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"Mi sento poco con Alcaraz, dato quel che potevo"

Ferrero è tornato, poi, sul suo rapporto con Alcaraz, interrotto nel 2025 dopo sette anni di collaborazione e di successi: "Mi manca il suo modo di stare in campo, aggressivo ma sempre col sorriso. L’ho visto crescere da quando aveva 15 anni, toccando livelli che non credevo possibili. Con lui avevi la costante sensazione che stavi scrivendo la storia di questo sport. Parlarne fa affiorare i ricordi, un po’ di tristezza è normale. Ma sto bene: a Carlos ho dato tutto quello che potevo. Parlarne non è mai facile. Quando ti mettono in mano un quindicenne, devi insegnargli tutto. Non è un lavoro facile. Con il senno di poi, qualcosina cambierei ma non la sostanza. A Carlos ho imposto da subito allenamenti duri e disciplina. L’ho spinto al limite molte volte. L’ho tenuto con i piedi per terra. È il mio modo di fare e il lavoro ci ha ripagati. Ci sentiamo poco. Gli ho scritto quando ha vinto in Australia e a Doha. Gli ho parlato in occasione dell’infortunio. Nulla di più. Entrambi avevamo bisogno di spazio per ripartire".

 

Secondo Ferrero, la sfida più bella tra Sinner e Alcaraz è il quarto di finale degli Us Open del 2022: "Quella sfida ha lanciato la rivalità. Ma non posso non citare la finale di Parigi dell’anno scorso, con i tre match point per Jannik. Quella domenica successe qualcosa di sovrannaturale. Carlos non molla mai, nemmeno quando sembra morto: dal box gli gridavamo di crederci e lui in situazioni così si esalta, sale di livello. È un guerriero".

 

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