Jannik Sinner: "Il mio corpo è l'unico avversario che non posso battere. Serve pazienza"
a la repubblicaJannik Sinner si racconta in un'intervista a La Repubblica: "Quando il corpo ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti. Fermo non ci sono mai stato, né ho voltato le spalle al tennis. Pazienza è la parola giusta: gli infortuni fanno parte dello sport. Si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi". Belle parole sia su Kimi Antonelli che su Alcaraz
"Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti". È questa la filosofia che sta guidando Jannik Sinner nel periodo lontano dalle competizioni per il problema al ginocchio (assente dal 12 luglio, giorno della finale di Wimbledon vinta contro Sascha Zverev). In una lunga intervista a La Repubblica a firma di Emanuela Audisio, ha raccontato come sta affrontando questi mesi, con l'obiettivo di tornare in campo (probabilmente al Six Kings Slam a fine anno) nelle migliori condizioni possibili. "Pazienza è la parola giusta per questo periodo. Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti". Una filosofia che riflette la consapevolezza di dover guardare al futuro con una prospettiva di lungo periodo: "Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita".
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Cosa ha fatto Sinner in questi mesi
Nel frattempo, Jannik ha raccontato si aver approfittato della pausa per dedicarsi ad altre passioni, senza però trascurare il lavoro e il percorso di recupero, seguendo attentamente le indicazioni dei medici "Sono andato a Monza a vedere la F1 e a Milano alla sfilata di Gucci, ho giocato un po’ di più alla Play e ho iniziato a leggere un libro di 600 pagine, Io uccido, di Giorgio Faletti" ha raccontato. Lo stop, tuttavia, non ha significato un allontanamento dal tennis: "Fermo non ci sono mai stato e non ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male. Anzi ho sempre lavorato molto sia in palestra che in campo e con i fisioterapisti".
"Alcaraz? E' bello avere qualcuno che ti spinge al limite"
Il mondo del tennis aspetta Sinner per rivedere i suo colpi, i suoi trionfi e le attese sfide con Carlos Alcaraz. L'ultima risale a oltre sei mesi fa, sulla terra rossa di Monte-Carlo: "Non siamo tutti uguali, i contrasti esaltano - ha ammesso Jannik - Magari io vengo vissuto come il campione disciplinato e ostinato e Carlos come quello mediterraneo e stravagante. Questa è la cosa bella, avere qualcuno che ti spinge al limite. E il tennis ha sempre vissuto di questo: da Borg-McEnroe a Sampras-Agassi fino a quando la rivalità a due è diventata a tre con Federer-Nadal-Djokovic”.
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"Con Kimi Antonelli ci confrontiamo molto"
Non solo tennis, Sinner ha parlato anche dell'amicizia con Kimi Antonelli, prossimo a laurearsi campione del mondo in Formula 1, 73 anni dopo Alberto Ascari. Un rapporto sincero tra due campioni, con un confronto continuo sulle rispettive carriere: "Con Kimi parliamo di tutto. Di come ci si relaziona con gli altri, delle persone che abbiamo attorno, di come fare in certe situazioni. Facciamo sport diversi, lui ha 20 anni, io 25, ma ci confrontiamo molto". E sui giovani, Sinner aggiunge: "Perché aver paura che troppa gioventù produca guasti? E se invece offrisse nuovi orizzonti e aiutasse a mettere in mostra qualità che ancora nessuno ha visto? Lasciateli giocare, i ragazzi. Kimi Antonelli ha esordito che non aveva ancora la patente e, a proposito, io quella per le moto sono finalmente riuscito a prenderla. Se uno si merita il successo non vedo problemi, così come hanno il diritto di stare in campo Messi e Cristiano Ronaldo, anche se non sono più teenager, senza dimenticare Djokovic”.
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"Cancellerei lo strazio provato quando sono andato via di casa"
Una gioventù che Sinner ha vissuto lontano da casa, fatta di sacrifici e scelte importanti fin da giovanissimo. Nel 2014, a soli 13 anni, Jannik lasciò la sua San Candido per trasferirsi a Bordighera, dove avrebbe iniziato il suo percorso di crescita tennistica sotto la guida di Riccardo Piatti. Un distacco doloroso, che l’altoatesino ricorda ancora oggi come un momento "straziante": "Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava. Ci stavamo lasciando, piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno lì farei a meno, fu un’emozione troppo forte". Da quella separazione, però, è iniziato un percorso che lo ha portato a crescere rapidamente, dentro e fuori dal campo. E se oggi potesse rivolgersi al Jannik di dieci anni fa, avrebbe per lui consigli preziosi, maturati attraverso le esperienze: "Gli direi ciò che ho imparato: il talento senza lavoro non è niente. Devi fare scelte, valutarne le conseguenze, seguire la tua meta. Gli direi di vivere bene quei momenti, non ho rimorsi, non gli consiglierei di cambiare strada, ma di scegliere bene le persone di cui circondarsi. Non sono pentito, la mia famiglia c’è sempre stata, ho sempre potuto contare su un papà bravo anche in cucina". E ripensando ai momenti che vorrebbe rivivere, l'altoatesino non sceglie una vittoria o un traguardo sportivo: "La purezza di una domenica d’inverno con i miei amici a sciare sulle Dolomiti. La sensazione di una bella giornata facendo una cosa che ti piace. Un gruppo di ragazzi che vuole divertirsi. Ci metterei anche un qualsiasi momento con la mia famiglia e uno sui go-kart dalle parti di Cuneo con Antonio Giovinazzi e Giulio Ciccone. A me la velocità piace, non è un mistero. Ho bisogno dell’adrenalina, di tenere lontana la noia".
Quando rivedremo Sinner in campo?
Sono trascorsi 107 giorni dalla finale di Wimbledon, ultima partita giocata da Sinner. L'altoatesino soffre di una sindrome della bandelletta ileo-tibiale: si tratta di una tendinopatia extra-articolare, un infortunio da sovraccarico che colpisce chi sforza le articolazioni con movimenti tipici del tennis professionistico. Una patologia subdola e dal decorso lento, da trattare con massima prudenza per evitare recidive o cronicizzazioni. Sinner, che lo scorso 6 ottobre ha annunciato la fine anticipata della stagione, potrebbe tornare in campo al Six Kings Slam, in programma dal 27 al 30 dicembre. Il n. 1 al mondo ha ripubblicato nella giornata di lunedì la locandina dell'esibizione di Riad, indizio del possibile rientro in quella circostanza. Sarebbe un primo test in vista della stagione 2027, con Jannik atteso poi in Australia e già annunciato tra i partecipanti del One Point Slam, esibizione che precede gli Australian Open.