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Wta Finals, Pegula sparla di Andreeva ma un microfono è acceso per errore

WTA FINALS

Un caso scuote la vigilia delle Wta Finals: in un allenamento chiuso al pubblico, ma ripreso dalle telecamere all'insaputa delle atlete, Jessica Pegula si lascia andare a critiche nei confronti di Mirra Andreeva e della sua allenatrice Conchita Martínez. "La russa è una diva, ha bisogno di essere ridimensionata". Il colloquio finisce su Youtube attirando le critiche degli appassionati. La Wta si è scusata, ma il tema della privacy delle giocatrici è all'ordine del giorno

WTA FINALS, IL GIRONE DI ERRANI/PAOLINI 

Le Wta Finals non sono ancora iniziate, ma a Indian Wells il clima è già piuttosto teso. A poche ore dall’inizio della competizione che riunisce le migliori otto giocatrici del mondo, a rapire l’attenzione è una conversazione che coinvolge Jessica Pegula, Mirra Andreeva e il tema della privacy delle giocatrici. L’episodio è avvenuto in un ambiente che le tenniste conoscono molto bene: gli stessi campi in cui a marzo viene organizzato il Masters 1000 combined di Indian Wells, uno degli appuntamenti più importanti della stagione. Questa volta però a finire sotto i riflettori non è stato un match giocato: durante un dialogo con il proprio allenatore Mark Knowles, Jessica Pegula non sapeva che i microfoni sul campo fossero attivi e quindi di essere finita in diretta YouTube sul canale della WTA. L’americana si è lasciata andare ad alcuni commenti sul comportamento di Mirra Andreeva, con cui aveva appena condiviso un allenamento, definendo il suo atteggiamento troppo da "diva" e sostenendo che qualcuno avrebbe dovuto aiutarla a ridimensionarsi. Nel corso della conversazione, Pegula ha poi criticato anche l’atteggiamento della russa nei confronti della sua allenatrice Conchita Martinez. Durante l’allenamento, infatti, le due hanno giocato qualche game e Andreeva, in un momento di frustrazione, ha scagliato qualche pallata nella direzione della sua allenatrice. Il confronto è durato diversi minuti, in cui non sono mancati apprezzamenti sulle qualità della giovane Andreeva che Pegula ha definito estremamente talentuosa e intelligente tatticamente. Nonostante i commenti fossero del tutto ristretti al nucleo del team, gli appassionati di tennis che stavano assistendo alla diretta, non hanno perso tempo diffondendo la notizia e le immagini dell’accaduto sui social. Il risultato? Si è scatenata una shitstorm attorno a Pegula, accusata di bullismo nei confronti di Andreeva, trasformando una conversazione in un caso mediatico. Quello che gli appassionati non sapevano è che la Wta non aveva avvisato le giocatrici del fatto che gli allenamenti sarebbero stati ripresi e messi in onda. Questo ha portato la Women’s Tennis Association a intervenire pubblicamente diramando un comunicato di scuse: "Ci assumiamo la piena responsabilità per non aver informato le giocatrici e i loro team che i microfoni installati sui campi, per permettere ai fan di seguire i loro allenamenti in diretta, erano accesi. Presentiamo le nostre sincere scuse per non aver adempiuto al nostro compito di garantire che le giocatrici e gli allenatori fossero correttamente informati". 

"Pegula non sapeva che la sua conversazione fosse trasmessa in diretta"
 

È poi tempestivamente intervenuto il manager di Pegula, chiarendo che la giocatrice fosse ignara della registrazione e che una volta scoperto l’accaduto tramite i social si fosse subito messa in contatto con le persone coinvolte, ritenendo opportuno chiarire l’episodio dal vivo e non tramite i social network. Al di là dell’accaduto spiacevole a poche ore dall’inizio del torneo, la questione riporta al centro una grande battaglia che le giocatrici stanno portando avanti da diverso tempo. Spesso, infatti, proprio Jessica Pegula si è fatta portavoce del diritto delle giocatrici alla privacy anche al di fuori del campo da tennis. Uno dei precedenti risale agli Australian Open di inizio anno, quando Coco Gauff, dopo una dolorosa sconfitta, era stata ripresa dalle telecamere di sicurezza mentre spaccava una racchetta in un’area ritenuta privata e le televisioni avevano diffuso in diretta quelle immagini. In quell’occasione l’americana aveva parlato della necessità di limitare le riprese sottolineando il disagio delle giocatrici nel sentirsi costantemente osservate o, come aveva detto Swiatek, come se fossero "in uno zoo". Il caso della California riporta al centro una questione molto interessante e di primaria importanza per le giocatrici: sia per le otto che si apprestano a giocare che per le giocatrici fuori dalla top 10. 

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