Juventus, Del Piero: "Dybala capitano? Ha la maturità giusta". VIDEO

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L'ex capitano bianconero è stato ospite di #CasaSkySport: "Dybala è cresciuto molto sul piano della personalità, se ha indossato la fascia è perché la squadra lo reputa all'altezza. Il mio rapporto con la Juve è un amore senza fine. Sono favorevole a riprendere a giocare a porte chiuse se la salute è salvaguardata: sarebbe come se ricominciasse il campionato". Venerdì 3 aprile su Sky Sport Uno è il "Del Piero day": una programmazione dedicata al leggendario numero 10

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Capitano, bandiera, campione del mondo. Alessandro Del Piero è stato questo e tanto altro. Domani, 3 aprile, Sky Sport Uno gli dedicherà una programmazione speciale: sarà il Del Piero Day, un'occasione per ammirare le sue prodezze migliori. La maglia bianconera numero 10, che era stata sua alla Juventus, oggi è indossata da Dybala: che possa essere l’erede naturale anche da capitano? "Paulo ha già portato qualche volta la fascia e se è già avvenuto è perché l’ambiente lo reputa all’altezza. Per quanto lo conosco personalmente, credo che la sua maturità sia cresciuta tantissimo, in primis per la reazione che ha avuto dopo quest’estate. Un aspetto che sottolinea la crescita in termini di personalità. È sempre stato disponibile e dedito al lavoro e penso sia completo anche sotto questo aspetto", ha detto Del Piero, ospite di #CasaSkySport. I bianconeri sono ancora in corsa per la Champions League e l’ex attaccante è fiducioso: "Se il torneo ricomincerà, la Juve quest’anno ha tutto per poterla vincere. Ci sono squadre che in maniera diversa hanno il potenziale per vincere, ma la Juve ce la può fare".

"L'amore per la Juve non finisce mai"

"È una maglia che pesa parecchio" ha proseguito Del Piero, ripensando al suo rapporto con la Juventus. "Amo sempre fare una riflessione: quando giochi in una squadra di seconda fascia per così dire, contano le partite che giochi bene e i gol che fai, quindi i numeri tendono sempre a crescere. Quando si gioca in una grandissima squadra contano quelle giochi male e non segni, e ci sono tante critiche e responsabilità perché le aspettative sono alte. Tifavo Juve da bambino, poi ci ho giocato in tutta la carriera e ho vinto tutto quello che si poteva, anche la Serie B rimanendo, e poi lo scudetto dopo esser risaliti. Quella è stata l’apoteosi, un’emozione che va al di là perché ciò che è successo in quella stagione è stato unico". Insomma, è qualcosa di molto di più, rispetto al rapporto normale tra calciatore e club di appartenenza. "È un amore che non finisce mai, non è facile da descrivere, per niente. Non sono frasi di circostanza, né ovvietà. Quello che può avvenire all’interno in una squadra di calcio è unico, ci sono delle emozioni che poi si riversano tutte nello stadio e la prestazione sportiva è condizionata da tutto questo. Ho giocato 19 anni lì, tra alti e bassi, vittorie e sconfitte: è un altalenarsi di vita calcistica, ma non soltanto. Da bambino guardavo con meno mezzi i miei idoli, la maglia fuori dai pantaloncini ad esempio la metteva solo Platini" ha spiegato.

De Bruyne tra gli eletti

Interrogato sui campioni del calcio attuale, Del Piero ha indicato un nome particolare oltre ai soliti noti: "Per definire il giocatore più forte, bisognerebbe specificare in cosa. Oltre ai nomi sacri come Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar che attraggono a 360° il pubblico, ci sono calciatori di spessore incredibile, come De Bruyne". Eppure, l’epoca di Alex è stata segnata da grandissimi difensori, come ha ricordato lui stesso: "È complicato sempre sceglierne uno. Diciamo che ogni volta che non ho segnato avevo contro il difensore più forte. Poi ho giocato troppi anni, ho incrociato gente come Baresi, Maldini, Cannavaro, Nesta, Desailly, Thuram".

"Totti? Con lui non c'era bisogno di parlare in campo"

Totti e Del Piero sono due icone del calcio mondiale, insieme hanno caratterizzato un’epoca. Sempre rivali, ma mai nemici. "Qualcuno diceva che c’era della ruggine tra di noi, ma non c’è mai stata. Uno dei nostri video più famosi era quello in cui dicevamo una barzelletta e non ci riuscivamo dalle risate, per dare l’idea del rapporto. Lui è stato un campione, non c’era bisogno di parlare molto in campo, perché si percepiscono subito certe vibrazioni e l’intesa è facile quando si gioca con campioni del suo livello. Che domanda vorrei fargli? Gli chiederei, visto che siamo cresciuti insieme e abbiamo fatto carriere simili, come vedeva la figura mia e della Juventus: se emergevano analogie, competitività o altro", ha detto l’ex capitano della Juve. Insieme a Totti, hanno condiviso la gioia di essere diventati campioni del mondo: "Quel Mondiale, come tutte le coppe, presentava 7-8 squadre di altissimo livello, sia come reparti che come individualità. Arrivare a vincere non è facile, perché se in otto hanno le qualità per poterlo fare, poi non è facile primeggiare. In un Mondiale tutto deve essere perfetto in un mese e bisogna essere anche baciati da un momento particolare, come capitò a noi".

"Ripresa del campionato? Sarà come un nuovo inizio"

L’epidemia causata dal coronavirus ha fermato il calcio, con i giocatori che si allenano da casa e le competizioni che non si ancora se e quando riprenderanno: "Quando si affronta un pericolo, la tensione è sempre altissima. La dedizione al lavoro c'è, anche in casa, pur mancando il campo. Ma sono tutti giovani, con poco esercizio risvegliano i muscoli, poi sarà come si ricominciasse il campionato: chi lo farò più velocemente e meglio avrà maggiori chance. Sempre la Serie A riparta ovviamente. I tempi li dovranno dare governi e medici, la priorità deve essere la salute di tutti. Una volta avuta questa sicurezza è giusto ricominciare: il calcio non è solo un passatempo, è un movimento che ha un’importanza economica di altissimo rilievo in Italia. Ricominciare a vivere, anche con il calcio, potrebbe essere molto importante: sarebbe qualcosa in più a cui pensare. È un discorso delicato, non voglio assolutamente mancare di rispetto a nessuno. Sono favorevole a riprendere a giocare a porte chiuse, ma soltanto se la salute è salvaguardata".

"Adesso restare a casa è necessario"

Del Piero si trova a Los Angeles, dove sta vivendo la quarantena imposta dalle autorità americane per limitare la diffusione del virus: "Stiamo vivendo rinchiusi ovviamente anche qui. Non c’è un obbligo militare, ma c’è un obbligo a meno che non ci sia un particolare lavoro o mansione da svolgere. Per noi che osserviamo anche l’ambiente italiano, stiamo vivendo una situazione paradossale, ma è necessario per uscire da questa situazione, c’è poco da fare". Intanto insieme ai compagni di quella Nazionale campione del mondo ha organizzato una raccolta fondi: "Cerchiamo di dare il proprio contributo, abbiamo voluto farlo con un’iniziativa nazionale, quella dei campioni 2006. Vogliamo ricreare questa voglia e questa forza di lottare per recuperare dei fondi magari anche a livello internazionale, visto che siamo celebrità in vari paesi: io in America, Cannavaro in Cina e così via. Aiutiamo la Croce Rossa Italiana, un ente istituzionale che saprà come gestire i fondi visto che stiamo alle loro direttive".

Quel gol alla Fiorentina nel 1995…

4 dicembre 1995: quel giorno Del Piero decise una sfida con la Fiorentina con un gol da leggenda. "Il fatto che i miei compagni siano corsi tutti in pochi secondi per esultare fa capire l’unità che c’era in quella squadra. Quella partita l’abbiamo definita memorabile perché abbiamo rimontato in 20 minuti contro la Fiorentina che era capolista. Quello ci diede una consapevolezza incredibile, fu una molla in quel campionato" ha raccontato. Soffermandosi, poi, sul rapporto con Tacchinardi, compagno di squadra dell’epoca: "Siamo cresciuti insieme, eravamo sempre in camera e vincevo sempre a Mario Kart, così lui si vendicava ogni volta che poteva. A golf giocavamo generalmente insieme contro altri due, abbiamo spesso vinto e la posta in palio erano palline: ne abbiamo una sacca piena".

E se Del Piero giocasse in Premier?

Uno spettatore apre il dibattito: se Del Piero avesse giocato in Premier League? Massimo Marianella, presente in studio, ha nominato due squadre: Arsenal per la sua passione, il Manchester United per ciò che era all’epoca. Del Piero è sostanzialmente d’accordo: "Lo United era la squadra di riferimento in quel periodo, l’Arsenal ha sempre avuto un grande fascino: dalle storie di Parlour e di Adams, fino ad Highbury. Sono sempre stato felice di giocare nel Regno Unito, perché ho avuto delle esperienze fantastiche a Glasgow, ma il cuore mi ha sempre tenuto a Torino".

La passione per l’NBA

Dal calcio alla pallacanestro americana, di cui Del Piero è un grande appassionato: "In NBA avrei voluto giocare con i Lakers, sono cresciuto con le prime immagini del campionato americano, all’epoca c’erano Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar, poi Los Angeles è sempre stato un pallino per me. Io andai anche ad Orlando a vedere i Lakers vincere il titolo e andai in California quando batterono i Celtics nelle Finals". Il tifo per i gialloviola può essere espresso più da vicino: "Oggi da tifoso sono molto contento dei Lakers, ma il mio cuore è spezzato per il dramma di Kobe Bryant. LeBron James ed Anthony Davis sono una forza inarrestabile. Sono felice che l’Europa abbia dei rappresentati incredibilmente forti come Antekounmpo e Doncic. Loro quattro fanno parte di una lega inarrivabile".