Inter, la conferenza stampa di Chivu: "Questo è un gruppo che ha fame di trofei"

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Al via la nuova stagione in casa Inter con la conferenza stampa di Chivu e Marotta. Il presidente nerazzurro comunica: "Khalaili non ha superato l'idoneità" Poi sulla stagione: "Non dobbiamo sentirci appagati e per confrontarci con le corazzate in Champions dovremo essere creativi sul mercato". L'allenatore: "Questo è un gruppo che ha fame di vincere. La rosa è competitiva, le ambizioni non mancano e faremo di tutto per tenere un livello alto di competitività"

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Termina qui la conferenza stampa.

Con le logiche attuali di mercato non diventa sempre più difficile combattere con le corazzate di cui parlava?

"Si può sopperire con la creatività, ovvero cercare giocatori sconosciuti ma validi in prospettiva. La seconda opzione, alla luce degli investimenti strutturali, è quella di creare un centro sportivo moderno come oggi è Interello, che crea una ventina di squadre in grado di valorizzare il prodotto giovanile nerazzurro. La scelta di Chivu non è nata per caso, è stato forse un atto di coraggio ma lui guarda molto bene al settore giovanile venendo da lì, non a caso ha avuto il coraggio di buttare in prima squadra Esposito. Il coraggio di farli giocare c'è, ci vuole anche da parte vostra la consapevolezza di sapere che un giovane non ha esperienza e quindi va aiutato nella crescita, non esprimendo giudizi drastici. È un percorso di crescita da fare insieme e credo sia la strada migliore. Le proprietà straniere non vengono in Italia per buttare soldi, ma cercando di fare investimenti ed è questa la strategia che dobbiamo adottare"

Nelle ultime sessioni l'Inter non ha mai spesso più di 25 milioni per singola operazione. In prospettiva può essere un problema?

"Per Palestra l'accordo con l'Atalanta l'avevamo già raggiunto, è stata una scelta di vita del giocatore. L'Italia in generale non è in grado di fare operazioni irrazionali, la possibilità di investimento c'è ma deve essere logica. Non siamo competitivi come le inglesi, ma possiamo recitare un ruolo da protagonisti con la creatività sul mercato"

La Champions è troppo complicata per la situazione del calcio italiano o si può fare?

"Ci sono squadre in Champions che sono delle corazzate in termini di fatturato e potenza tecnica, ma l'equazione che chi più spende più vince non esiste. Da parte nostra possiamo considerarlo un sogno e siccome i sogni non costano nulla, è meglio averli. La differenza con il campionato è che la Champions ti trova in alcuni momenti ad affrontare squadre che sono meno in forma o che dipende dal sorteggio, mentre nel campionato si gioca ogni domenica e a lungo andare vince la squadra più forte. Non vogliamo lasciare, comunque, nulla di intentato"

La priorità resta l'esterno destro o i difensori? Si guarderà maggiormente al mercato italiano o all'estero?

"Manca ancora un mese e mezzo alla fine del mercato, non dimentichiamoci che l'anno scorso il 31 agosto abbiamo definito Akanji, un'operazione super positiva. Non dobbiamo avere fretta, è un mercato con più difficoltà perché girano prezzi esosi. Ausilio è bravo e sa quello che deve fare e nel periodo più breve possibile"

In questo grande rinnovamento dell'Italia c'è un consiglio che vuole dare sul ruolo del Ct?

"Il 70% dei votanti hanno deciso che il presidente doveva essere Malagò, dopo di che lui dall'alto della sua esperienza ha scelto di affidare il ruolo strategico a due profili importanti come Maldini e Leonardo: entrambi, con l'appoggio di Malagò, arriveranno a fare una scelta intelligente nell'interesse della Nazionale. Vedere ancora da spettatori i Mondiali ci rattrista e ci deve spingere a dare ancora qualcosa di meglio. Il calcio sarà ancora più disponibile rispetto a prima perché vogliamo che la Nazionale possa raggiungere quello che è consono al suo prestigio"

Un giocatore bravo nell'1 contro 1 è una priorità sul mercato?

"È una questione tecnica su cui non mi addentro. Io sono tranquillo che l'Inter si è affidata a Chivu che sa sfruttare al meglio il bagaglio tecnico che la società gli mette a disposizione"

Sul mercato l'Inter può permettersi di essere più ambiziosa oppure il principio resta quello dell'opportunità da cogliere?

"Sulle 20 squadre di Serie A, ce ne sono ben 13 di proprietà straniera. Questo significa che il nostro calcio non rappresenta più un potere imprenditoriale italiano, ma andiamo avanti grazie alle forze straniere. A noi, dopo Zhang, l'esperienza con Oaktree sta garantendo continuità. L'obiettivo è vincere in modo sostenibile, con i conti a posto. Ci avviciniamo a un risultato di bilancio soddisfacente per il secondo anno e non è poco considerando che abbiamo vinto due trofei. È un calcio in cui non si dà più spazio al mecenatismo e quindi bisogna avere grande creatività di mercato, ma questo non limita il fatto che la società possa dispensare risorse per fare investimenti. Noi dobbiamo controllare i costi e non gli investimenti e quando parlo di costi mi riferisco soprattutto a due soggetti: i calciatori, che magari non possiamo avere perché guadagnano troppo, e gli agenti che hanno un peso sempre più rilevante. Quindi anche noi dobbiamo combattere con queste realtà, che spesso condizionano i trasferimenti e che non sempre sono in grado di esprimere valutazioni positive per i loro assistiti. Ho già parlato del caso Palestra, frutto di una scelta fatta dal giocatore che legittimamente è venuto meno all'accordo verbale raggiunto il mese prima, il ruolo del suo agente poteva essere più consistente nell'indicazione della strada perseguibile, ha scelto questa strada e noi ci siamo dovuti arrendere, quindi un altro giocatore del patrimonio italiano va in un campionato che non è competitivo con noi"

Quanto vede più vicine la Juve e il Milan all'Inter?

"Parliamo di due club che hanno segnato la storia. Quest'anno però non partecipano entrambe alla Champions e questo li può avvantagiare nella corsa in Italia, ma noi siamo consapevoli del nostro ruolo e sono altamente ottimista"

Come pensate di rinforzare questa squadra?

"Parliamo di un vuoto legato a una scelta rispettosa di Dumfries che ha preferito chiudere la sua carriera in un club prestigioso come il Real Madrid, quindi una situazione non voluta. Ausilio e Baccin hanno preso in considerazione diverse soluzioni e sono ottimista che si troverà presto, anche se manca un mese e mezzo alla fine del mercato. Un calciomercato che diventa sempre più difficile, perché ci sono cifre pazzesche e portano l'Italia quasi a un ruolo di comprimario e questo genera difficoltà. Noi non abbiamo preclusioni a fare degli investimenti, ma che siano logici e in base al modello economico che rappresentiamo. Auspico che si trovi subito una soluzione per l'esterno destro, ma ci sono tanti giocatori disponibili. Cominciamo la stagione sapendo che dobbiamo completare la rosa, ma questo deve essere frutto di un processo razionale per arrivare a fare le scelte migliori"

"Avevamo negozionato l'acquisizione di Khalaili che non ha superato le visite di idoneità, come comunicatoci dal Coni. In Italia c'è una legge sulla tutela della salute molto severa, questa idoneità è nata dal Coni. È una situazione di forza maggiore a cui dobbiamo attenerci"

Ora tocca a Marotta.

Quanto ti aiuta avere alle spalle una società così forte e sempre presente e ambiziosa?

"Questa cosa succede da anni, a me fa piacere che qui c'è gente che ha grande esperienza e non è un caso che l'Inter negli ultimi anni è stata dominante, ha vinto più di tutte le altre: è frutto di un lavoro importante fatto dalla proprietà, la dirigenza, lo staff e i giocatori. Se ha vinto tanto un motivo ci sarà e la risposta mia è legata all'esperienza, al modo di fare di chi è presente, l'umanità che hanno, l'esperienza, la professionalità. Ci permettono di fare un gran lavoro e lavorare in serenità, con l'idea di ripagare il loro lavoro e l'amore dei tifosi verso di noi e i nostri colori"

Vede Diouf come esterno di destra o come centrocampista o come jolly?

"Il jolly è nelle carte, noi lavoriamo coi calciatori. Ho questa pazza idea di farlo diventare quinto e l'ha fatto vedere, soprattutto in determinate partite, per la sua spensieratezza, il coraggio e la voglia di fare l'1 contro 1 con personalità, soprattutto quando vede la porta e negli ultimi 20 metri. E spesso ha cambiato le partite, mi viene in menta quella col Como in semifinale, dove ha dato qualcosa in più, ha creato caos nell'organizzazione difensiva del Com. Ma lo ha fatto spesso da quinto. Non voglio togliergli certezze, devo essere molto bravo a convincerlo e insegnarli a fare determinate cose. Ma il mio staff è bravo a fare questo lavoro, poi ci saranno partite dove sarà accontentato da mezzala. Ma da quinto in questo momento mi piace, ha caratteristiche che mancano"

Esistono possibilità che Pavard possa restare?

"Benjamin è un nostro giocatore, sappiamo tutti le scelte dell'anno scorso. Ora è tornato, lo vedremo lavorare e poi prenderemo una decisione"

Chi ci sarà tra i giovani in ritiro?

"Ne abbiamo tanti in questo momento, poi prima della partenza per la Germania dovremo fare bene la conta. Al momento abbiamo solo Esposito in attacco, ma ne abbiamo aggiunto altri. Daranno il loro contributo, anche se non è mai semplice per un giovane: hanno la possibilità di lavorare con grandi campioni e la devono prendere come un qualcosa che gli permetterà poi di superare determinate emozioni"

Quest'anno hai più dubbi o hai più certezze?

"Io vivo tra incertezze perché è il mio modo di fare, mi permette di migliorare. In questo mese e mezzo non ho mai pensato di aver vinto due trofei, io penso a quello che dovremo fare quest'anno, conosco meglio il gruppo rispetto all'anno scorso e so di che pasta sono fatti: è un gruppo che ha fame di trofei"

Si riparte dal 3-5-2 o ha in mente alternative?

"Durante la stagione scorsa spesso abbiamo cambiato, in base al piano gioco e alle avversarie. Quel modulo non è mai un 3-5-2, spesso abbiamo cambiato e anche adattato giocatori che sono più bravi a giocare più alti e che hanno più consapevolezza rispetto a un quinto. A me interessa la flessibilità, il fatto che i giocatori si devono adeguare all'avversario, a quello che ti offre la partita e il momento. Non è solo l'identità di un gruppo che ti fa vincere, ma anche la flessibilità ad adeguarsi"

Qual è una cosa in cui piacerebbe migliorare la squadra?

"Nel coraggio, nel fare meglio, nell'essere più determinati in determinate cose, di non andare a speculare e pensare alla prossima partita ma trattare ogni gara con la massima serietà dall'inizio alla fine, cercando di essere sempre la migliore versione. Abbiamo una rosa che ci permetterà di essere competitivi"

Quanto è forte la voglia di fare strada in Champions? Cosa servirà?

"Nella vita non puoi avere tutto, purtroppo abbiamo sbagliato quelle due partite in Champions ma mi prendo tutto quello che di buono avevamo fatto. La squadra è sempre stata competitiva, ha giocato con coraggio. A volte riesci ad arrivare in fondo e altre no, ma abbiamo l'obbligo di cercare di essere competitivi su tutti i fronti"

Stankovic può ripetere il percorso di Esposito?

"Me lo auguro e glielo auguro, è un ragazzo cresciuto nel nostro settore giovanile, lo conosciamo bene perché abbiamo avuto modo di lavorare con lui. Ha fatto una scelta coraggiosa andando a giocare fuori dall'Italia e direi che ha fatto due stagioni importanti: è maturato e non vedo l'ora di vederlo in campo"

L'anno scorso per lei è stato l'anno della dimostrazione. Questa che stagione sarà? Quali sono le squadre che teme di più come avversarie?

"Non dovevo e non devo dimostrare nulla, se non essere me stesso e dare una mano a questi ragazzi. Questo varrà anche per il futuro, perché sono fatto così. Ho una grossa responsabilità tuttora, ma io riparto sempre da zero, dalle mie incertezze, da quelli che sono i miei doveri verso questi ragazzi perché loro vengono prima di me. Noi non temiamo nessuno, ma solo noi stessi, quelle che sono le stesse ambizioni. Ma sono ancora più sereno e non temo nulla"

Come si sconfigge il pericolo appagamento?

"Abbiamo a che fare con dei grandi giocatori, abituati a vincere senza andare a perdere poi le motivazioni, con l'umiltà che ti fa fare determinate cose nel quotidiano. E soprattutto abbiamo fame di rivincere, perché tutti sappiamo la gioia di vincere un trofeo"

In questa stagione dobbiamo aspettarci la stessa Inter dell'anno scorso o c'è qualcosa che vuole cambiare?

"Siamo ambizioni, flessibili, ci adattiamo a quelle che sono le caratteristiche della partita e dell'avversario. Vogliamo avere intensità, coraggio, non lamentarci e fare di tutto per essere competitivi"

Qual è l'aspetto più importante su cui lavorarsi per riconfermarsi? Come sostituisce l'esperienza dei giocatori andati via?

"Abbiamo perso dei giocatori che hanno fatto la storia di questa società, che erano qui da un bel po' e hanno dato il contribuito alle stagioni di successo, quindi vogliamo ringraziarli. Abbiamo a disposizione un mix di esperienza e gioventù, è stato aggregato qualcuno dalla Primavera e dall'U-23, aspettiamo i ritorni degli ultimi giocatori al Mondiale. La rosa è competitiva, le ambizioni non mancano e faremo di tutto per tenere un livello alto di competitività"

Come ha ritrovato gli italiani dopo il mancato Mondiale?

"Sono sicuro che avrebbero preferito essere in America al Mondiale, ma stanno bene. Sono tornati oggi, li ho visti poco perché abbiamo lavorato divisi in gruppi. Abbiamo avuto modo di pranzare insieme e mi ha fatto piacere rivedere tutti, sono motivati e riposati. Questo è già un buon punto di partenza"

Quanto è importante arrivare ai rinforzi che mancano? Un bilancio sul mercato che è stato e che sarà?

"Abbiamo una rosa competitiva, composta da giocatori che in questi anni hanno fatto vedere la qualità che hanno, l'importanza di stare in una società come l'Inter e vincere trofei. Il mercato è sempre funzionale a quelle che sono le idee della squadra, di pari passo con quelle che sono le ambizioni della proprietà. Tutti noi vogliamo mantenere un livello di competitività molto alto"

In questo secondo anno in cosa si sente più forte e sicuro?

"Io farò del mio meglio, come sempre. Trovare gli stimoli giusti, trasmettere la giusta motivazione, la cosa fondamentale in una squadra che vuole essere competitiva su tutti i fronti"

Qual è la cosa più importante che vorrà trasmettere al gruppo?

"Ritrovare le motivazioni e aggiungerle perché non bastano mai. È vero, è stata una stagione importante la scorsa ma non vogliamo fermarci qua"

Ora tocca a Chivu.

Marotta: "Buongiorno a tutti e benvenuti. Per noi è motivo di privilegio stare qui a iniziare la nuova stagione da campioni in carica, dopo aver vinto lo scudetto e la Coppa Italia. Questo ci inorgoglisce: due vittorie sofferte, ottenute attraverso la cultura del lavoro, al senso di appartenenza, alla capacità del mister e dei giocatori, con il supporto della società. È l'occasione per ringraziare per il lavoro svolto da Ausilio, Baccin, Zanetti, lo staff medico e tutti i collaboratori che quotidianamente supportano la squadra. Oggi ci ripresentiamo ai nastri di partenza con degli obiettivi: intanto siamo l'unica italiana che partecipa a quattro competizioni ed è anche questo motivo di orgoglio. Dobbiamo performare meglio in Champions che è la competizione più importante, dove affrontiamo delle corazzate, per cui noi partecipiamo sapendo le difficoltà ma con la forza e la cultura del lavoro che ci ha sempre contraddistinto. Nello sport la legge di chi più spende più vince non esiste. Per quanto riguarda lo scudetto siamo campioni in carica, dal 2020 a oggi nessuna squadra ha vinto due scudetti di fila e questo diventa un obiettivo. Rivincere lo scudetto sarebbe un traguardo storico. Abbiamo un nemico intorno a noi: la vittoria spesso porta appagamento, noi dobbiamo essere bravi culturalmente a non sentirci appagati. Questo vale a 360°, a tutta la società e non solo alla parte sportiva. Dobbiamo avere fame per raggiungere gli obiettivi e con una filosofia sostenibile. La nostra proprietà è arrivata in un momento di difficoltà, ci è stata affianco, siamo riusciti a uscire dal settlement agreement e questo è un risultato importante. Siamo in una situazione solida grazie a loro, non solo hanno profuso investimenti nella gestione ordinaria, ma hanno anche accolto le nostre esigenze di ampliare maggiormente quelle che erano le strutture che servono all'attività sportiva. Saranno fatti investimenti per ulteriori 100 milioni, tutte le decisioni sono state condivise e abbiamo potuto agire in un contesto di riferimento che rappresenta un modello da seguire. Raggiungere gli obiettivi è difficile, non deve essere un modo per caricare di responsabilità l'allenatore, bisogna dare tutto e se gli altri poi saranno più bravi di noi riconosceremo il loro merito, ma io sono sicuro che la squadra  ha principi solidi che sono in grado di soddisfare le aspettative che tutti ci riconoscono, cioè di essere la squadra da battere. Non ci nascondiamo dicendo che dobbiamo arrivare tra i primi 4, dobbiamo tenere l'asticella alta, forti di una squadra forte in campo e fuori. Sono i principi basilari che devono contraddistinguere Ia visione e gli obiettivi di questa stagione. Quando parlavo di sostenibilità mi riferisco anche a quella sportiva: come sapete ci sono delle regole nel tesseramento, si fa riferimento ai 4 giocatori che provengono dal settore giovanile, con grande orgoglio noi li abbiamo e andiamo avanti col principio di valorizzare il settore giovanile, attraverso l'Under 23, e anche il calcio femminile. Siamo contenti del modello che rappresentiamo" 

Inizia ora la conferenza stampa.

Tra pochi minuti inizierà la conferenza stampa di Marotta e Chivu

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