MotoGP, GP Austin. "Essere Iannone", di Guido Meda

MotoGp

Guido Meda

Andrea Iannone, pilota Suzuki (foto getty)

A vederla da fuori, la vita di Iannone può sembrare perfetta. E Invece Andrea ha scoperto che essere uno sportivo famoso non è sempre una festa, tra critiche e attacchi sui social, soprattutto dopo il passaggio in Suzuki con una moto del tutto nuova. Le sue lacrime sono davvero sincere

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È stata dura essere Iannone, dice il medesimo Andrea sciogliendosi in lacrime al microfono di Sky dopo il podio del Texas. Come possa essere dura la vita vissuta nella sua pelle sembra difficile da capire, ai limiti dell’impossibile. L’amore di una fidanzata super super superbella, il denaro, i viaggi, un lavoro meraviglioso. Come può essere? Eppure c’è un senso. I risultati non arrivavano. Il conto aritmetico era semplice: uno più uno uguale due. Ovvero: è arrivata Belen, si è distratto, si è perso via nei rivoli della bella vita e quindi non va più. In realtà Belen c’era anche quando Iannone in Ducati andava forte. E tra le MotoGP aveva guidato solo quella. Passando in Suzuki si è trattato di digerire una moto del tutto nuova e del tutto diversa. È accaduta a Iannone la stessa cosa che sta accadendo a Lorenzo, ma al contrario, senza che necessariamente ci debba essere un legame con la sua vita privata che ogni due giorni diventa pubblica, poi in quanto pubblica diventa social, e in quanto social aggredibile da odio e invidia. Iannone ha scoperto insomma che essere famosi e ben piazzati non è necessariamente una festa. Ma lo è ancora meno se a quel tipo di esposizione non sei abituato, se pecchi di inesperienza. Non ha fatto granché Iannone per sfuggire al pettegolezzo e alle sue conseguenze. Il mondo perdona poco, meno ancora a uno sportivo che passa per viveur. È legittimo esserlo ed è anche glamour, ma serve sostenere il tutto con i risultati. Difatti con il risultato sono arrivate anche quelle lacrime, che sono molto più sincere di quello che vi è sembrato. E magari pure un’inversione di marcia.

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