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12 agosto 2018

GP Austria 2018: "Lorenzo, la conversione è totale", l'editoriale di Guido Meda

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Punto per punto le aree in cui Jorge Lorenzo è migliorato diventando un campione del tutto completo. Vincere come ha fatto in Austria lo fa sembrare già pronto per la sfida dell'anno prossimo

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IL RACCONTO DELLA GARA

Ammettiamo pure che l'Austria sia una pista perfetta per la Ducati e che Marquez a fine gara non avesse più la punta, però Lorenzo nel suo modo di vincere è stato oggettivamente immenso, persino più grande della vittoria stessa. Abbiamo visto in lui - che è cinque volte campione del mondo - un catalogo di cose che prima non faceva e ora invece fa. Dopo aver litigato per un anno con la tecnica di Ducati, fino a giocarsi il posto mentre cercava di rendere la moto adatta a lui, ha finito per fare il contrario andandole incontro. Lo ammette e in Austria sembra l'esempio più perfetto di pilota calzante per quel tipo di moto così particolare. Vediamo in concreto.

A) Lorenzo era storicamente uno che aveva nella percorrenza delle curve la sua arma più letale. Oggi ha rinunciato completamente alla percorrenza e fa curvettine brevissime; poco in piega e via subito di motore.

B) Frenava dolcemente entrando in curva di slancio. Oggi frena forte come nessuno ed entra in curva con i freni in mano rendendosi non sorpassabile.

C) Aveva una predilezione storica per le gare in fuga, da solo e refrattario ai sorpassi estremi; oggi nemmeno il più incavolato dei Marquez gli fa paura; in qualsiasi condizione se subisce un attacco lo rende e se attacca sa prevenire la risposta, a proprio agio in bagarre come Bud Spencer nelle risse del bar.

La Yamaha, che oggi annaspa, è uscita dalla sua memoria. Ci si è seduta comoda la Ducati e ci starà per altre otto gare prima del più strano e paradossale degli addii. Se non altro potremo dire, e potrà dirlo anche lui, che la Ducati sarà stata estremamente formativa. Lo ha reso ufficialmente versatile, lo ha reso facilmente già pronto per la Honda.

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