Rossi-Biaggi: all'ombra di un antagonismo totale in MotoGP

MotoGp
Paolo Beltramo

Paolo Beltramo

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Una delle più accese e spettacolari (in pista e fuori) rivalità della storia del Motomondiale è quella rigorosamente made in Italy tra Valentino Rossi e Max Biaggi. Tutto iniziò nel 1997 e culminò nel 2001 tra bambole gonfiabili, spintoni e parole grosse...

Tutto ha definitivamente e pubblicamente inizio alla fine della gara del Mugello del 1997, quando Valentino Rossi vince e si esibisce in una delle sue tante straordinarie scenette: uno dei suoi fan gli dà una bambola gonfiabile e lui ci fa il giro d'onore. È evidentemente una raffigurazione buffonesca di Claudia Schiffer, che risponde alle voci di un idillio tra Max Biaggi e Naomi Campbell del quale si parla in quel periodo. Ma in realtà io mi ricordo un Biaggi aggressivo con Vale già a Suzuka, al ristorante: una sera mentre chiacchieravamo tranquillamente alla tavola di Vale passa Max e dice col dito indice puntato su Rossi: "Quando parli di me, prima sciacquati la bocca" e se ne va. Noi ci siamo guardati in faccia e non abbiamo capito, ci abbiamo riso su, ma in realtà era un'inimicizia, una rivalità, una sfida che ci ha accompagnati per sempre fino a pochi anni fa.

Rossi e l'esultanza del Mugello nel 1997
Rossi e l'esultanza del Mugello nel 1997

Le differenze lontano dal circuito

I due avevano atteggiamenti, caratteri, personalità completamente diverse. Biaggi amava stare al centro dell’attenzione, usciva o si fidanzava soltanto con donne famose (Anna Falchi, Eleonora Pedron, Bianca Atzei e altre), adorava apparire in TV, era molto amico di Fabrizio Frizzi (una persona splendida), girava sempre in compagnia del padre e dello zio. Tutto ciò naturalmente affianca le sue vittorie, la sua classe, le sue polemiche, il suo essere apparentemente più antipatico di quanto fosse in realtà. Ed era così con tutti: lui voleva essere il primo, quello trattato meglio, ad Andrea Lucatelli fece togliere il motore ufficiale dopo che un venerdì a Jerez gli è stato davanti, si prende tutti i meriti sempre e ne dà pochi alla moto, al team. Insomma il contrario di Vale.

Rossi al centro dell’attenzione ci finisce pian piano più del rivale, nonostante accettasse un invito soltanto all'anno in tv, uscisse soltanto coi suoi amici, si fidanzasse con belle ragazze, ma normali, gironzolasse quasi soltanto in zona Tavullia, Pesaro, Romagna, odiasse chi metteva in piazza la sua vita privata. Pian piano Rossi diventa come un re(uccio) protetto dagli amici di sempre e dal Fan Club. Il suo modo di essere popolare, famoso, idolatrato, globale è spontaneo, nasce e cresce insieme alle sue vittorie, alle sue interviste, alle scenette. Sa mettere ironia, battute dentro discorsi seri, dà risposte intelligenti, quando cade o sbaglia lo ammette. 

L'inizio del duello

Ma l'inizio vero dell’antagonismo più teso comincia nel '97 quando Biaggi vince il suo quarto titolo consecutivo in 250 (tre con Aprilia e uno, l’ultimo del 1997, con Honda). Nel '97 appunto Rossi vince in 125 il suo primo titolo e nel '98 sale sull'Aprilia 250 che da vedere sembrava quella di Max, passato in 500. La stagione '98 di Biaggi si apre col botto: primo al GP d'esordio a Suzuka in sella ad una Honda. Quell'anno finisce secondo dietro a Doohan, ma critica i giapponesi dopo una storia di bandiera nera non rispettata a Barcellona e conseguente squalifica. Nel '99 corre infatti con Yamaha.

 

Qui vale la pena di fare un piccolo inciso che riguarda i nostri due avversari: pensate se Biaggi non avesse litigato coi giapponesi e con Doohan. Non poteva saperlo, ma l'anno dopo l'australiano che veniva da cinque anni consecutivi di successo si sarebbe ritirato per una caduta. Allora forse la moto di Doohan sarebbe passata a Biaggi che era più forte di Crivillè e pure di Kenny Roberts Jr che vinse nel 200 con la Suzuki. Forse, insomma, la Honda avrebbe puntato su di lui che avrebbe potuto avere già due titoli della 500 in tasca e pure nella futura moto GP avrebbe potuto essere avvantaggiato dalla Honda se non avesse avuto quel carattere iracondo, stizzoso, poco solidale. 

 

Nel '98, nel frattempo, Rossi impara la 250 benissimo, vince 5 gare e anche se il titolo va a Capirossi (col quale ha avuto molti duelli, ma sempre un rapporto ottimo sia in pista sia fuori) lui diventa pronto per aggiudicarselo nel '99 e passare in 500 nel 2000 con la Honda. Come sempre fino ad allora Vale ha bisogno di una stagione di adattamento per diventare vincente. All’inizio del 2001 a Suzuka, nell’ultima curva a destra dopo la variante, Biaggi con la Yamaha allarga il gomito sinistro e manda fuori pista Rossi, che stava per passarlo all’esterno. Roba di mezzo metro, ma sufficiente perché Valentino finisca sull’erba con la moto che scodinzola. Rossi riesce comunque a mantenere il controllo e nel curvone successivo a destra passa Max, e mentre è in piega gli fa il segno del medio… Da lì in poi non può che peggiorare.

 

Rossi dal 2001, ultima stagione della 500, al 2005 porta a casa 5 titoli consecutivi, 3 con la Honda e 2 con la Yamaha, sulla quale passa nel 2004 vincendo alla prima gara a Welkom in Sudafrica, proprio davanti a Biaggi ritornato sulla Honda. A fine 2005 Biaggi lascia la MotoGP per intraprendere una carriera in Superbike, che gli darà altri due titoli nel 2010 e 2012 con l’Aprilia.

Sudafrica 2004, il podio: Biaggi-Rossi-Gibernau
Sudafrica 2004, il podio: Biaggi-Rossi-Gibernau

Le scintille di Barcellona

Il massimo dello scontro avviene a Barcellona nel 2001. Vale vince, Max fa secondo e mentre salgono l'allora strettissima scala a chiocciola per salire sul podio scappa una mezza zuffa a mani in faccia, immediatamente sedata. La tensione resta però alta e a Donington Rossi vince sedendosi come spesso fa, di traverso sul serbatoio. Biaggi lo sfiora a gas totalmente aperto rischiando di farlo cadere. Al parco chiuso Vale la mette giù così: "Si vede che gli tira il c... di arrivare sempre dietro…".

Una frase che riassume tutto. Da una parte la sofferenza dello sconfitto sul piano sportivo e della popolarità, dall'altra la feroce ironia del vincente naturale: va tanto forte quanto riesce ad essere distruttivo a parole.

Ora che Max è tornato a frequentare il mondo del motomondiale con una sua squadra in Moto3 i due si sono riavvicinati, anzi da Rossi sono usciti pure commenti positivi su quel vecchio rivale, molto più gradevole, alla fine, di quello di adesso. Ma questa è un'altra storia, anche perché per ora Rossi è ancora una "never ending story".

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