Kawasaki e Mondiale SBK: la storia fino al 2003 tra numeri e curiosità

SBK

Michele Merlino

©Getty

PRIMA PARTE. In collaborazione con Michele Merlino, l’uomo dei numeri, entriamo negli archivi del mondiale delle derivate di serie. E’ il turno della Kawasaki. Numeri, statistiche, curiosità delle “verdone” di Akashi. Da non perdere la seconda parte online il 10 maggio

SBK, KAWASAKI: LA SECONDA PARTE - LO SPECIALE SBK

Andiamo alla scoperta di tutto quello che c'è da sapere su uno dei top team della Superbike. Questo è il mondo Kawasaki, la sua storia tra numeri e curiosità.

La Kawasaki è sempre stata presente nel mondiale?

Sì e no. Sì perché nelle 33 edizioni del mondiale ci sono sempre state delle Kawasaki presenti e no perché non sempre questa presenza è stata ufficiale. Il “Kawasaki Racing Team”, quello facente capo direttamente alla casa di Akashi, ha intrapreso dal 2009 l’opera di riportare alla competitività le “verdone” ed è giunto ai mondiali con Sykes prima e Rea poi.

...e il team Muzzy? Era ufficiale?

Il team “Kawasaki Muzzy” era un team semi-ufficiale: la casa madre diede incarico allo statunitense Rob Muzzy, ex-pilota ed all’epoca preparatore, di sviluppare le sue moto, dopo i successi ottenuti nel campionato Superbike americano (AMA). Il team Muzzy corse nel mondiale in modo stabile dal 1992 al 1996, conquistando il titolo con Scott Russell, in un’entusiasmante testa a testa con il Ducatista Fogarty nel 1993.

Anthony Gobert
©Getty

Cosa accadde dopo il 1996?

Kawasaki provò a “camminare da sola”, abbandonando la partnership con Muzzy e schierando nel 1997 il “Kawasaki Racing Team”, affidato ad Harald Eckl. I piloti erano Akira Yanagawa e Simon Crafar. La moto era la ZX-7 RR, già vincente nel 1996 con Anthony Gobert. Tuttavia il progetto, vuoi per i piloti o per la moto, non decollò mai completamente, anche perché alla fine degli anni ‘90 la Kawasaki stava preparando il suo ingresso nel motomondiale, disperdendo gli sforzi e, a poco a poco, la linfa per la Superbike si esaurì.

 

Il team ufficiale Kawasaki corse quasi in sordina fino al 2002, ma erano anni in cui gli investimenti nel mondiale delle derivate dalla serie richiedevano un forte impegno economico (che sfociò nell’abbandono della Superbike da parte dei team giapponesi nel 2003) e la casa di Akashi invece persisteva su una ZX-7 RR ormai vetusta, ed affidata non certo a piloti del calibro di Colin Edwards e Troy Bayliss, che in quegli anni si sfidavano con moto e gomme di primissimo piano.

Cosa accadde dopo l’abbandono del 2003?

La presenza di Kawasaki fu tenuta in vita grazie all’impegno dei team privati, soprattutto italiani. Bertocchi, PSG-1 e Pedercini, furono la bandiera di Kawa dal 2003 al 2008. Per PSG-1 anche la soddisfazione di vincere una gara (bagnatissima) con Chris Walker nel 2006 ad Assen. A questo punto Kawasaki era già approdata alla ZX-10R e, visti i risultati deludenti, accoppiati a costi esorbitanti, del motomondiale, decise di fare il salto, abbandonando il suddetto a fine 2009 per concentrare tutti gli sforzi sulla Superbike.

MOTOGP: SCELTI PER TE