Addio a Carlo Ubbiali, "la volpe" che ha vinto quanto Rossi: il ricordo di Beltramo

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Paolo Beltramo

Paolo Beltramo

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Il novantenne campione bergamasco ci ha lasciati per un problema respiratorio. Aveva dominato negli anni ’50 vincendo 9 titoli, 8 con MV (5 in 125 e 3 in 250) e 1 con la Mondial (125), ma soprattutto era stato capace di conquistare 39 corse mondiali delle 74 disputate e 68 podi. Riservato, modesto e gradevole fuori dalla pista; veloce, intelligente e consapevole in pista, dove veniva chiamato “Volpe” per la sua abilità nella fase finale delle gare

L’ultima volta Carlo Ubbiali l’ho visto a Modena lo scorso gennaio in un incontro organizzato dal motoclub di quella città. C’era anche il suo amico Francesco Villa, grande tecnico, pilota, appassionato, costruttore. Francesco ci ha lasciato il 19 febbraio di questo maledetto 2020, Carletto in questo inizio di giugno, nella sua Bergamo, guarda caso per problemi respiratori. Averli conosciuti resta una delle cose migliori che mi siano capitate nella mia vita motociclistica, cioè nella passione e nel lavoro: roba molto importante, quindi.

Carlo Ubbiali era una persona fantastica, il nonno che tutti avremmo voluto: rideva, giocava, scherzava. Era umile, ancora profondamente curioso, affamato di corse, tanto che per qualche anno è venuto in giro come consulente del team LCR di Lucio Cecchinello. Ha vinto quanto Valentino Rossi, quanto Mike Hailwood. È stato un fenomeno delle piccole e medie cilindrate avendo vinto 6 mondiali nella 125 e 3 nella 250. Il primo, nel 1951 con una Mondiali, gli altri tutti con la MV. È stato il Nieto, l’Agostini degli anni ’50; nel 1956, ’59 e ’60 ha fatto doppietta. Ha vinto anche 8 campionati italiani. È stato un vero e proprio fenomeno considerando che ha vinto 39 gare mondiali su 74 disputate, più del 50% quindi, ma anche 68 podi (sì 68 su 74!) e 34 giri veloci. 

Un po' Volpe, un po' Cinesino. Ma anche Professore

Era nato a Bergamo il 22 settembre del 1929 ed era anche chiamato “la Volpe” per l’abilità nei finali di gara o “il Cinesino” per quegli occhi un po’ a mandorla. Ma soprattutto era il “Professore” di Assen, quando Assen era davvero una delle Università del Motociclismo: su 10 partecipazioni è salito 9 volte sul podio ritirandosi nel 1951. Con lui se ne va un pezzo di storia della moto, di quella storia che ci riporta alle tute nere, ai tracciati stradali, ai caschi a scodella, alle carene totali, alle balle di paglia come massima protezione, al ringraziare il cielo quando finivi vivo.

 

Ascoltarlo raccontare era bello, assolutamente interessante. Lui nella sua vecchiaia era dolce, assolutamente modesto: questa foto di lui in gara con dedica me l’è venuta a dare al mio posto quel giorno a Modena. Ora che la guardo, lo confesso, mi scende un lacrimone e mi colpisce il solito pentimento, oramai di lunga data purtroppo. Questo perché noi appassionati, noi giornalisti, ci lasciamo scivolare dalle mani come fosse sabbia fine, senza cercare di conservarne almeno un po’ di più, la storia, le storie, le avventure, i segreti che Carlo Ubbiali, come tutti gli altri grandi o meno del motociclismo che se ne sono andati, sicuramente ancora avevano da raccontare. Lasciamo andare le persone e non possiamo fare altro. Ma i loro racconti, pezzi delle loro vite avremmo potuto tenerceli, conservarli: sono gemme preziose che gettiamo via senza neppure immaginarci il valore.

Carlo Ubbiali, in testa con la sua MV Augusta numero 11, tallonato da Tarquinio Provini nel Tourist Trophy dell'isola di Man nel '58 - ©Getty
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La torta per Carlo Ubbiali, nel giorno del suo 90° compleanno, lo scorso 22 settemnbre
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