Il mio giro del mondo in 58 circuiti: Karlskoga (Svezia)

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Paolo Beltramo

Paolo Beltramo

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Il "viaggio" di Paolo Beltramo nei tracciati del Motomondiale fa tappa in Svezia per il racconto dell'unica occasione in cui si corse a Karlskoga, nel 1979. Nella gara della 250 vinse Graziano Rossi (il papà di Valentino), mentre Barry Sheene trionfò nella 500. "Fu la prima volta che vidi coi miei occhi il dottor Costa salvare la vita ad un pilota"

IL MIO GIRO DEL MONDO IN 58 CIRCUITI: SPA-FRANCORCHAMPS

 

Per andare a Karlskoga bisognava esserci in quel 1979, l'unico anno nel quale il GP di Svezia si corse su quel tracciato. Le altre volte si corse sul più celebre Anderstorp, ma io sono felice di aver potuto conoscere anche quel paesino sperduto con quel suo circuito strano e la sua gente ospitale. E poi Svezia voleva dire sempre Finlandia, erano due GP ma considerati un po' come l'inizio e la fine della stessa festa, da tutti, piloti, meccanici, giornalisti e spettatori. Bello quel nord di allora, ancora lontano e misterioso, diverso e poco conosciuto, avanti e stupefacente per le sue abitudini, la sua apertura mentale.

 

Verso Nord

Per andare in Svezia e Finlandia quell'estate del 1979 per me il problema era trovare un mezzo di trasporto. Sfruttata la 2CV per Olanda e Belgio, quel colpo era già sparato, toccava cercare un proprietario diverso. Ci pensò mio fratello che procurò un maggiolone Volkswagen sul quale abbiamo poi viaggiato in 4. Io, mio fratello, un suo amico brasiliano, Chico (che aveva conosciuto in un viaggio in Portogallo) e l'immancabile Carlo Florenzano che, soprattutto allora, non si tirava mai indietro quando c'era da risparmiare. Al seguito, come altre volte, Franco Varisco con la sua fida BMW R90S sulla quale dormiva. Sì, letteralmente: si sdraiava coi piedi sulle borse laterali e la testa sul cruscotto come un mezzo guru (in realtà forse lo era davvero), la mattina si svegliava fresco e sorridente stiracchiandosi manco si fosse alzato da un letto di piume. Com'è noto nel maggiolone non c'è praticamente bagagliaio. Quindi mettemmo quello che ci stava di pesante davanti (paletti, chiodi per le tende, scorte alimentari in scatola e via...), il resto ce lo tenevamo in braccio e quello che si stancava meno era chi guidava. Comunque a 250 metri da casa dei miei a Milano, il luogo di partenza, ci siamo fermati al supermercato per la messa a punto delle "schifezze" da viaggio: crema bianca e nocciola (la Nutella ad altri prodotti di marca erano troppo chic e costosi), pane, biscotti, cioccolato, bibite e porcate varie a gusto di ognuno. Bene, finalmente siamo partiti. Era un lunedì, nel primo pomeriggio, e come già detto allora non c'erano tutti i trafori di oggi e quindi abbiamo puntato a Nord, verso un passo e siamo andati. 70/80 massimo 90 all'ora, via verso la Svezia ridendo e toccandoci là sotto. Il viaggio è andato tutto bene, non ci sono stati intoppi o incidenti anche se il carico era al limite e la strada tanta. Abbiamo attraversato la Svizzera, la Germania e siamo arrivati in Danimarca da dove siamo finalmente approdati ad Helsingborg in Svezia, naturalmente dopo aver dato una rapidissima occhiata a Copenhagen. Da Helsingborg fino a Karlskoga c'era un bel pezzo di Svezia verde, boscosa, piena di laghetti, laghi e lagoni all'altezza di Stoccolma, ma in mezzo alla grande penisola in provincia di Orebro.

Svezia
©Getty

 

Benvenuti in paradiso

Allora Karlskoga era una cittadina ospitale e organizzatissima, moderna, piena di servizi per tutti, anche per noi turisti/lavoratori delle moto. Noi eravamo arrivati il mercoledì, perciò ci siamo presi un paio di giuste giornate di riposo. C'era una piscina pubblica molto bella con l'inatteso paradiso di una sauna mista, tutti nudi! Diciamo che ci siamo rifatti gli occhi tutti ma proprio tutti visto che era mista anche per le ragazze (poche magari, ma c'erano) del motomondiale. Il più preoccupante di tutti era però il mio nuovo amico brasiliano: lui veniva da Recife, una città del Nordest una volta dominata dagli olandesi, ma che pur avendo diamanti tipo mulatte con gli occhi verdi o azzurri o dorati, non aveva molte bionde naturali. Lì invece lo erano praticamente tutte. La pelle, poi, a Recife non può essere diafana come in Svezia a rischio insolazione perenne. Così lui, Chico, se ne stava circa otto/dieci ore al giorno in piscina/sauna con netta preferenza per la seconda preoccupandoci un po'... Ma quando lo vedevamo apparire al circuito verso sera (là c'era luce praticamente sempre) con quella faccia soddisfatta smettevamo di preoccuparci e ci facevamo raccontare le sue non molte avventure. Delle moto non gli interessava molto, anzi. Ma il genere femminile nordico era sicuramente uno dei suoi punti deboli. Senza con ciò voler dire che a noi non interessava. Ma insomma eravamo andati fin lassù anche e soprattutto per le moto.

 Barry Sheene, primo al traguardo in Svezia nella classe 500
Barry Sheene, primo al traguardo in Svezia nella classe 500 - ©Getty

 

Il primo "miracolo" del dottor Costa

Karskoga era un circuitino di 3,157 metri, con una parte che vedeva due rettilinei arrivare e ripartire con in mezzo una curva secca e rotonda. La cito perché è stata la prima volta che ho visto coi miei occhi il Dottor Claudio Costa salvare la vita ad un pilota: quella volta era Philippe Coulon, uno svizzero simpatico, divertente e che in quel momento stava in testa davanti a Sheene che poi ha vinto. Philippe era caduto finendo contro le balle e le reti di contenzione ed aveva perso i sensi e la lingua lo stava strozzando. Costa con un cucchiaio gli ha ridato la possibilità di respirare e sopravvivere. Quella volta la 250 aveva corso il sabato con vittoria di Graziano Rossi con la Morbidelli davanti a Gregg Hansford. In 125 abbiamo avuto il ritorno alla vittoria di Pierpaolo Bianchi con la Minarelli (ma con assenza di Angel Nieto per infortunio in una gara non iridata). In 500 abbiamo assistito al trionfo di Barry Sheene (sempre bello quando vinceva lui) davanti ai due olandesi privati forti e grintosi, cioè Jack Middelburg (morto anni dopo in una gara stradale a Chimay) e Boet Van Dulmen. Quarto Kenny Roberts con la Yamaha, ma il contemporaneo ritiro di Ferrari gli ha fatto molto comodo. Unico italiano nei primi 10 (allora si davano i punti soltanto ai 10) è stato Marco Lucchinelli, settimo. Ritirati Rossi, Ferrari e Uncini.

 

Bene, la Svezia e le sue bionde stavano per andarsene alle spalle. Ora si doveva guardare avanti, andare in Finlandia. Traghetto gratis per quelli del motomondiale (noi 4 tutti) da Stoccolma a Helsinki. Che poteva aspettarci di meglio!? Credevamo nulla, come sarebbe stato possibile? E invece in quegli anni quella doppia trasferta nordica aveva in serbo per tutti un sacco di gioia, di sorprese, di divertimento, di bellezza e gentilezza. Anni meravigliosi dove dopo 6 gare, già eri uno di noi.

 

 

 

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