MotoGP, GP Teruel, le pagelle: Morbidelli in estasi, Honda sotto mira

GP Teruel
Paolo Beltramo

Paolo Beltramo

La seconda vittoria stagionale di Morbidelli è un'apnea di concentrazione e sicurezza, di classe, morbidezza nella guida, eleganza e di durezza assoluta coi suoi avversari: impossible non dargli 10. Suzuki da applausi, in Honda c'è il rammarico per le cadute ma la fiducia per i progressi di Alex Marquez e Nakagami. Yamaha e Ducati, serve un colpo d'orgoglio

GP TERUEL, GLI HIGHLIGHTSLA CLASSIFICA: MORBIDELLI A -25 DALLA VETTA

Secondo Gran Premio senza Valentino Rossi, il simbolo della infinita insidiosità del Covid, ma comunque ancora la bolla della MotoGP regge e il campionato va avanti anche in un Paese come la Spagna ancor peggio messo di noi su questo aspetto. E va bene, molto bene con conferme, sorprese, gare belle e interessanti nonostante la formula di 2 gare consecutive sulla stessa pista cominci un po’ a stufare. A mio avviso - premesso che non ci sono altre possibilità - passato quel gusto di novità, la ripetizione così frequente di due corse sullo stesso tracciato a una settimana di distanza una dall’altra ha un po' stancato piloti, tecnici. Ma tant'è: continuo a dare 9 al campionato e a chi lo organizza.

L'estasi tropicale del duro

approfondimento

Morbidelli: "Mi sentivo in una bolla magica"

Franco Morbidelli, quasi ventiseienne italo-brasiliano di Roma (dove è nato il 4 dicembre del '94), ma cresciuto definitivamente in Romagna (che molti considerano un po' il Brasile d’Italia), ad Aragon 2 si è preso la seconda vittoria in MotoGP della sua carriera, della sua vita. L’ha fatto guidando dentro un sogno, quello del papà Livio ora scomparso, pilota e mentore di Franco e guidando in uno stato di concentrazione estatica brasileira dovuta alla mamma di Recife. Come può accadere il sommarsi di due culture, di due modi di intendere il mondo, la vita, le corse, i misteri del sovrannaturale, ci dà un risultato superiore. Ieri la corsa di Franco detto il "Morbido" è stata un'apnea di concentrazione e sicurezza, di classe, morbidezza nella guida, eleganza e di durezza assoluta coi suoi avversari. Lui è una persona fantastica, diversa per molti aspetti dalla media dei piloti. È più profondo, più semplice, più gentile coi problemi del mondo. Uno che corre estraniandosi da tutto, elevandosi a spirito della guida, ma che a Misano gareggia con un casco speciale contro il razzismo. Uno che dedica la sua vittoria al babbo lassù, mentre piange di gioia quaggiù. Voto 10.

Doppia Suzuki

Il secondo posto di Alex Rins e il terzo di Joan Mir ribadiscono il livello straordinario della moto giapponese e dei suoi due giovani piloti. Mir è un po' più leader del campionato considerando le difficoltà di Yamaha. Rins è ancora teoricamente in gioco. Ora è impossibile sapere se i due galletti (però intelligenti) ambiziosi si danneggeranno a vicenda anche senza volerlo come questa volta, oppure ad un certo punto il secondo tra i due (Rins) aiuterà il primo (Mir). Probabilmente le cose si chiariranno dopo la prima gara di Valencia, per ora no a giochi di squadra anche se Rins è a ben 32 punti di distacco e davanti a sé ha 3 Yamaha oltre a Mir che è primo. Ci sono dei precedenti storici favorevoli alla Suzuki. Dopo gli anni '70 e i primi anni '80 quando Sheene, Lucchinelli e Uncini vincevano mondiali meritatissimi e la RG500 era una moto competitiva da molto, la Suzuki ha vinto altre 2 volte il campionato: nel 1993 con Schwantz e nel 2000 con Kenny Roberts Junior. Entrambe le volte con l’aiuto delle circostanze. Quello del ’93 è stato propiziato dall'incidente che ha eliminato Rainey dalle corse con l'incidente di Misano. Quello del 2000 è stato frutto dell’interregno tra l'era Doohan è il regno di Rossi con Valentino ancora legato a quella sua abitudine di fare una stagione di adattamento e poi vincere come aveva fatto in 125 e 250 e gli riuscì anche, appunto, in 500. Buona chance per Mir, quindi, che è primo anche se senza una pole né una vittoria. Ai 2 comunque voto 9. Bravi loro, la Suzuki e la Squadra di Davide Brivio.

Yamaha e Ducati, serve un colpo d'orgoglio

La caduta

Nakagami, che harakiri: a terra al 1 giro. VIDEO

Yamaha no ad Aragon. A parte Morbidelli straordinario, le Yamaha hanno ancora una volta deluso. Assente Rossi, Vinales è arrivato 7°, Quartararo alle sue spalle. E ora il distacco da Mir, terzo, sale a 14 punti per il francese fino a poco fa predestinato campione e a 19 per il pilota di punta della Yamaha anche in proiezione futura. A livelli diversi, ma Yamaha sembra vivere un po’ le stesse difficoltà di Ducati (male a Teruel salvo Zarco 8, voto 4): uno riesce sempre ad andare forte, ma non tutti. Strano, ma così il Mondiale lo si perde. Serve un colpo di orgoglio, ma i due sembravano mogi mogi dopo le due gare aragonesi. Voto 5.

Honda sotto mira

Sembrava che ci fosse un cecchino messo lì apposta per stendere i piloti Honda. Nakagami che partiva dalla pole (primo giapponese a riuscirci dopo 16 anni, Tamada nel 2004) che si stende alla seconda curva, Alex Marquez che risale come campione e arriva a poco da Mir, poi cade per troppa ansia di recupero dopo un duello duro e puro con Zarco. Al di là del risultato pessimo, la certezza di due piloti forti, giovani, che possono far guarire Marc Marquez con la dovuta prudenza, coi tempi necessari per riaverlo in pista a confrontarsi con nuovi sfidanti, forse più difficili da battere dei "vecchi" Dovizioso, Rossi, Lorenzo, Crutchlow. Voto 6 di incoraggiamento, come si dice.

Moto2: Slow motion

Sam Lowes nell'acronimo televisivo di Dorna diventa Slow. Sembra che la cosa gli abbia dato inconsapevolmente fastidio perché quest'anno si è messo ad andare davvero fortissimo. In Moto2 ha approfittato delle difficoltà di Luca Marini dopo la caduta di Le Mans, delle due cadute consecutive di Bezzecchi per ribaltare la classifica e prendersi la leadership con un terzo, un secondo e 3 primi posti consecutivi. 10 a lui e 9 a Bastianini che tiene duro al secondo posto a soli 7 punti dall'inglese. Bravo pure Di Giannantonio che finisce secondo e rinasce, ritorna, finalmente è felice. Voto 9.

Moto3: spunta Masia torna a farsi sotto

Nell'arena della Moto3 e nonostante il quarto posto ancora una volta Arenas è quello che ne esce meglio in ottica Mondiale nonostante l'ingenuità all’ultimo giro. Masia vince ancora e si avvicina a -24, probabilmente troppo lontano per farcela quest'anno, ma è uno dei talenti più cristallini tra i giovani. Vietti quinto in gara è terzo a 20 punti e anche per lui si fa dura.

 

Siamo a meno 3: doppia Valencia e poi la novità Portimao. Una settimana per riprenderci e poi tutto d'un fiato fino alla fine. Dai ragazzi, facciamo attenzione che portare a casa questo campionato in queste condizioni sarebbe davvero molto.

Ps. Sabato e domenica a Valencia c'è il CEV, se non potete fare a meno di moto sono le gare finali.

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