Brno un anno dopo: quando Rossi era alla Yamaha

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Valentino Rossi torna a Brno, con la Ducati, a un anno dall'addio alla Yamaha (Foto Getty)
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ll Gp della Repubblica Ceca del 2010 fu un punto di svolta nella carriera del nove volte campione del mondo: era la seconda gara dopo l'infortunio e annunciò il passaggio alla Ducati

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Poco meno di un anno è passato da quando Valentino Rossi comunicò al mondo l'addio alla sua Yamaha M1 per annunciare una nascente love story: quella con la rossa di Borgo Panigale. Il Gp della Repubblica Ceca del 2010 sancì un punto di svolta nella storica carriera del nove volte campione del mondo. Rossi era alla sua seconda gara dopo il ritorno in pista del Sachsenring. Quarantatre giorni prima l'incidente del Mugello, quello che aveva fatto temere il peggio per la sua carriera.

Quasi un anno dopo il binomio con la Ducati, che per molti poteva significare l'inizio di una nuova era vittoriosa e nel segno del tricolore, non sta però funzionando come ci si aspettava. Valentino ha iniziato la sua stagione nel peggiore dei modi, soprattutto per l'infortunio alla spalla risolto solo durante il 2011. Poi c'è la questione affiatamento. Con la Ducati non c'è infatti ancora stato quel colpo di fulmine, quella scintilla capace di accendere il fuoco

Un podio è arrivato, a Le Mans, ma la stagione 2011, al giro di boa, è deludente. La guida di Valentino mal si adatta alla natura ribelle della Ducati. Il fondo è stato toccato nel Gp di Germania, quando Rossi è stato costretto a partire dalla penultima posizione, per poi recuperare fino al nono posto. "La moto è sottosterzante - ha detto più volte Rossi - non riesco a guidarla come voglio. Io posso dare delle indicazioni, non sono un ingegnere, qualcun altro dovrà prendere delle decisioni". I segnali di insofferenza di Valentino si sono moltiplicati nel corso della stagione.

Un segno tangibile che in Ducati si tentano tutte le strade per risolvere la situazione è giunto prima del Gp d'Olanda, quando è stata approntata di gran fretta una GP11.1, evoluzione ridotta della GP12, la moto con motore 1000cc che debuttera' il prossimo anno con i nuovi regolamenti. Anticipare i tempi pero' non e' bastato e al Mugello, nel Gp d'Italia, Valentino diceva: "Anche con la 1000 qui, non facevo i tempi che hanno fatto quelli che stavano davanti a me in gara".

Il ritardo di messa a punto nelle prove e nel ritmo di gara sonno i punti deboli di Valentino sulla Ducati, paradossalmente il contrario di quanto avveniva quando al manubrio della 'Rossa' c'era Casey Stoner. L'australiano oggi alla Honda, leader della classifica iridata, pero', non riesce a fare la differenza come con la Ducati da quando è su una moto giapponese. La sua lotta con Lorenzo, detentore del mondiale (ottenuto battendo proprio Rossi), è serrata, ma c'è anche Andrea Dovizioso (Honda) alla porta, in attesa di approfittare di possibili errori.

Allo spettacolo mancano però due attori protagonisti: Valentino e la Ducati. Brno è un ulteriore banco di prova, ma anche se giungesse l'ennesima delusione, Valentino e la Ducati rimarranno insieme, almeno fino alla fine del prossimo anno. Nel frattempo si cercano altre soluzioni tecniche. Qualcuno auspica un cambio di rotta radicale da parte della Ducati nella sua filosofia costruttiva.

Vero è che Rossi viene da una scuola "giapponese" che vuole le moto fatte di un telaio e di un motore, mentre a Borgo Panigale è il motore che fa anche da telaio ed è forse questo che rende la Desmosedici guidabile da poche persone. In effetti Valentino Rossi è stato scelto anche per questo motivo, rendere la Ducati più guidabile. Mentre si continua a ragionare, però, la stagione 2011 scivola verso la fine, ma i risultati apprezzabili tardano ancora.

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