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NBA, Durant torna a parlare: "Non è vero che Golden State gioca meglio senza di me"

NBA

La stella dei Golden State Warriors è tornata a parlare per la prima volta dall’infortunio al polpaccio, che lo terrà fuori almeno per la prima partita delle finali. Le parti più interessanti, però, sono state quando ha parlato dei suoi compagni e del suo utilizzo dei social media

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Era dall’8 maggio, giorno in cui si è infortunato contro gli Houston Rockets, che Kevin Durant non parlava pubblicamente con i media. Il regolamento della NBA permette ai giocatori infortunati di non parlare con i giornalisti, anche per evitare che forniscano una versione diversa rispetto a quella dei medici sulle proprie condizioni, ma purtroppo per KD la situazione è piuttosto chiara a tutti: sta migliorando ma solo lentamente, spera di tornare nel corso delle finali ma non sa quando, c’è ottimismo ma non ha ancora messo piede in campo. “La prendo un secondo alla volta” ha spiegato sulla sua riabilitazione. “Cerco di concentrarmi su ogni ripetizione in sala pesi pensando solo a quella, senza andare troppo in là perché davvero non conosco questo infortunio. Lascio tutto nelle mani dei medici, mi fido della direzione in cui mi hanno messo”. Se non altro non si tratta di un infortunio ben più grave come la rottura del tendine d’Achille, a cui tutti hanno pensato dopo aver rivisto la dinamica dell’infortunio — anche lo stesso Durant. “Mi stavo rimettendo a correre per tornare in difesa e ho sentito qualcuno che mi faceva uno sgambetto. Poi mi sono girato e, quando non ho visto nessuno, la prima cosa a cui ho pensato è stata ‘Boogie ha detto che gli è successo così, Kobe pure, Dominique Wilkins anche…”. Poi, per fortuna, la paura è passata in fretta: “Quando ho capito che riuscivo a metterci peso sopra, mi sono reso conto che non era così gravo. Ne sono stato piuttosto sollevato”.

La distanza tra KD e gli altri: "È così da quando sono arrivato"

Se lo status di Durant per le Finals è ancora del tutto imperscrutabile, è inevitabile che la sua assenza finisca per essere un motivo di discussione per la squadra più chiacchierata della NBA. E considerando i risultati degli Warriors — sei vittorie su sei da quando si è fatto male —, alcuni hanno cominciato a chiedersi se Golden State non giochi meglio senza di lui. “È così sin da quando sono arrivato” ha sbottato KD. “‘Ci sono gli Warriors e KD’. Lo capisco, ma so anche che i miei compagni e l’organizzazione sanno cosa ho fatto dentro e fuori dal campo per far parte di questa cultura e lasciare il mio segno. So cosa posso dare, ma so anche che a tanti fuori di qui non piace vederci insieme. Me ne rendo conto”. Il momento più interessante è stato quando una giornalista facendo una domanda si è riferita al modo in cui giocano gli Warriors riferendosi a “il loro gioco”, venendo prontamente ripreso da KD che ha detto “vuoi dire il NOSTRO gioco”. Un tentativo di continuare a ribadire l’importanza che ha per questa squadra di cui continua a sentirsi parte: “In questo momento devo pensare alla riabilitazione, ma voglio anche tifare per i miei compagni e godermeli da una prospettiva diversa. Ma quando accendo la tv non sento altro che chiacchiere [su come giochino meglio senza di lui, ndr]. Questo semplicemente non è vero. Non è un fatto di pallacanestro. Anche a me piace parlare di basket, perciò se dici una cosa del genere, mi interessa parlarne. È divertente, ma io so qual è la verità”.

L’interazione sui social network: "Se non sono d’accordo, io rispondo"

Senza poter far parlare il campo, Durant è comunque riuscito a far discutere di sé negli ultimi giorni con la sua polemica con Chris Broussard, ex giornalista di ESPN che aveva definito “il suo peggior incubo” l’idea che Golden State potesse vincere un titolo senza di lui: “Perché interagisco e rispondo? Perché anche io ho i social” ha detto Durant spiegando il suo atteggiamento. “Sono un essere umano con un account su un social network. Se mi avventurassi a parlare di politica o cucina o musica, [allora potreste criticarmi]. Ma se parlo di qualcosa che conosco, una cosa di cui sono qualificato a poter parlare, io rispondo. Specialmente se si parla di me, se non sono d’accordo io lo dico subito. Se sono sul tavolo dei massaggi a ricevere un trattamento al polpaccio e vedo un tweet con cui non sono d’accordo, io rispondo. Non parlo alle persone perché sono preoccupato di quello che dicono, è che sono interessato. Che sia “Avengers: Endgame” o le Finali NBA, per me è lo stesso”. Se non altro ora lo fa con il suo profilo ufficiale senza nascondersi dietro i “burner account” che gli avevano procurato dei problemi in passato. Poi tra non molto tornerà a far parlare il campo, almeno prima che si aprano le speculazioni sul suo futuro dall’1 luglio in poi.

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