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Coronavirus negli Stati Uniti: arriva ok al test della saliva di Yale voluto da NBA e NBPA

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©Getty

Si chiama SalivaDirect ed è stato approvato anche dalle autorità statunitensi: è un test rapido ed economico della saliva che permette di individuare la positività al Covid utilizzando reagenti diffusi e poco costosi. Un progetto finanziato e portato avanti grazie alla partnership e al contributo economico di NBA e NBPA

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La bolla di Disney World è stata definita nelle ultime settimane un spazio ideale per la sperimentazione scientifica da parte di chi lavora per comprendere le dinamiche con cui si diffonde il Covid-19. Gli ultimi giri di tamponi hanno confermato la bontà del lavoro fatto nell’isolare gli atleti e nel tenerli lontani da ogni potenziale fonte di contagio, in una nazione dove l’espansione dell’epidemia è tutt’altro che sotto controllo. Mentre in Florida la pandemia non accenna a fermarsi, la NBA è riuscita a creare una zona franca all’interno della quale permette a centinaia di giocatori e addetti ai lavori di poter portare a termine la stagione. Un’occasione che la lega, assieme all’associazione giocatori, ha voluto cogliere per lavorare al fianco dei ricercatori di Yale per sperimentare un test della saliva che permette in maniera molto più rapida ed economica di valutare la positività o meno al Covid-19. Un enorme passo in avanti a livello di strumenti per provare a contenere la pandemia, approvato anche dagli enti federali degli Stati Uniti che nelle scorse ore hanno dato l’ok all’utilizzo del test della saliva brevettato e sperimentato grazie al lavoro fianco a fianco tra università e NBA.

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La prima domanda che sorge spontanea è: come hanno collaborato la NBA e la NBPA con gli studiosi di Yale? Semplice: dalla fine di aprile, quando tutti i giocatori sono via via rientrati nei mercati di riferimento delle loro squadre una volta allentato il lockdown, oltre ai tamponi effettuati a cadenza costante, gli addetti ai lavori NBA si sono sottoposti anche al test della saliva. La compatibilità su migliaia di campioni tra i risultati dell’analisi nasale e quella a seguito dell’utilizzo di reagenti entrati a contatto con saliva ha mostrato che le valutazioni fatte dai due test combaciavano quasi alla perfezione. Utilizzare la saliva per l'individuazione della positività infatti permette di bypassare l’estrazione e l’analisi di campioni di RNA - che resta il metodo più sicuro nella valutazione e nell’accertamento di un eventuale contagio. Il test di Yale perde certamente in parte in accuratezza, ma recupera in velocità e sopratutto si propone sul mercato come dieci volte più economico del precedente. L’analisi della saliva infatti richiede l'utilizzo di reagenti comuni, di facile approvvigionamento, diffusi e dal basso costo. Il risultato è che il costo del lavoro in laboratorio si riduce a qualche dollaro (tra i 5 e i 7), che potrebbe arrivare al massimo a costare sui 20 dollari per il singolo cittadino che volesse farne uso. Il tutto ottenendo i risultati nel giro di poche decine di minuti di lavoro: proprio quello di cui la NBA avrebbe bisogno.

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L'utilizzo di un metodo di analisi del genere infatti sarebbe una svolta non solo per la NBA (che spera attraverso i test rapidi di poter riportare la gente all’interno della arene il prossimo anno), ma per l’intera comunità. L’obiettivo della ricerca infatti non è quello di fermarsi alla valutazione dello stato di salute degli atleti, ma dell’intera popolazione. A chi rimprovera l’università di aver stretto un accordo con una lega privata, “privilegiando” il lavoro fatto sui giocatori di pallacanestro rispetto a quello per la gente comune, uno dei principali ricercatori che si occupa del progetto ribadisce: “La NBA avrebbe fatto lo stesso questi test su base quotidiana per continuare a essere certi che l’isolamento nella bolla funziona: per quale motivo non unirsi a loro per provare a brevettare qualcosa che possa andare bene per tutti?”. La quarantena prima e la bolla di Orlando poi sono diventati quindi il luogo più adatto per la sperimentazione - nonostante la NBA abbia sempre continuato a effettuare tamponi nasali e analisi di laboratorio che prevedono l’analisi di campioni di RNA. NBA e NBPA hanno già fatto sapere che rinunceranno a ogni eventuale royalties o possibilità di guadagno risultante da una ricerca che si spera vada a buon fine, sottolineando come l’investimento combinato delle due associazioni da oltre 500.000 dollari sia soltanto un contributo a fondo perduto dato alla ricerca fatta a Yale. Il test si chiama SalivaDirect: se ne sentirete parlare nelle prossime settimane, sappiate che buona parte del merito va dato anche alla NBA e alla NBPA.

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