NBA, Knicks alle Finals dopo 27 anni: com'era il mondo dello sport (e non solo) nel 1999
Nella notte i Knicks hanno battuto Cleveland in gara-4, chiudendo con un secco cappotto le finali della Eastern Conference e tornando così alle Finals a 27 anni di distanza. Un lasso di tempo, quello trascorso dall’ultima volta in cui New York era riuscita ad arrivare all’ultimo atto della stagione, in cui tantissime cose sono cambiate, non solo in NBA, anche se una presenza fissa continua a farla da protagonista dal 1999 a oggi
I KNICKS TORNANO ALLE FINALS: LA LORO CAVALCATA DA RECORD AI PLAYOFF
I KNICKS DOPO 27 ANNI SUL PALCOSCENICO DELLE FINALS
- Un’attesa durata quasi trent’anni, quella dei Knicks e dei loro tifosi, che dal 1999 a oggi hanno attraversato tantissime stagioni disastrose e dopo la sconfitta con Indiana alle finali della Eastern Conference un anno fa a New York finalmente possono festeggiare
LE ULTIME FINALS DEI KNICKS
- Il ricordo, per quanto dolceamaro, è comunque indimenticabile, anche se alle Finals del 1999 i Knicks di Patrick Ewing e John Starks con Jeff Van Gundy in panchina subivano un 4-1 piuttosto netto che portava a San Antonio il suo primo titolo e apriva la dinastia Spurs sulle spalle di Tim Duncan
I KNICKS DI OGGI NEL 1999 E IL DESTINO DEI BRUNSON
- Dei 18 giocatori attualmente a roster per i Knicks, solo 9 erano già nati l’ultima volta che New York aveva raggiunto le Finals e di fatto il solo Jordan Clarkson, che proprio nei giorni della serie poi persa contro San Antonio compiva 7 anni, potrebbe essere in grado di avere dei ricordi di quei Knicks arrivati a giocarsi il titolo. Mentre Jalen Brunson, stella dei Knicks di oggi, frquenteva già lo spogliatoio con papà Rick, gregario della squadra arrivata in finale
UN LEBRON APPENA ADOLESCENTE
- LeBron James, oggi primatista assoluto in praticamente ogni voce statistica, aveva 14 anni e chiedeva timidamente un autografo a quello che, nel 1999, era già considerato il più grande giocatore di sempre
LA NBA NEL 1999
- Michael Jordan si era ritirato, per la seconda e non ultima volta, da qualche mese quando i Knicks scendevano in campo per le Finals del 1999. Quella era la stagione del lockout finito solo a gennaio del 1999, riducendo così a 50 le partite di regular season giocate da ciascuna squadra, Allen Iverson era il capocannoniere della lega, Karl Malone l’MVP e Vince Carter vinceva il premio di rookie dell’anno
IL MONDO DELLO SPORT NEL 1999
- Nel 1999 il Manchester United vinceva la Champions League battendo il Bayern Monaco con una rimonta perfezionata nel recupero con i gol di Teddy Sheringham e Ole Gunnar Solskjaer, Mika Hakkinen vinceva la classifica piloti di Formula 1 con la McLaren, il Milan di Alberto Zaccheroni conquistava lo scudetto, Andre Agassi vinceva sia il Roland Garros che lo US Open e l’Italia del basket avrebbe vinto il suo secondo e ultimo Europeo a Parigi
SOCIAL NETWORK E IPHONE, QUESTI SCONOSCIUTI
- Niente iPhone, niente social network: nel 1999, mentre i Knicks giocavano le Finals contro San Antonio, era da poco stato messo sul mercato il primo BlackBerry e l’accessibilità e la condivisione di contenuti oggi possibile pressoché ovunque non era nemmeno immaginabile. Facebook, infatti, avrebbe fatto il suo debutto solo nel 2004, seguito nel 2006 da Twitter e nel 2010 da Instagram
L’EURO UN TRAGUARDO LONTANO E CLINTON ALLA CASA BIANCA
- L’ultima volta che i Knicks erano arrivati alle Finals la moneta unica europea era ancora un traguardo lontano raggiunto solo nel gennaio del 2002, mentre alla Casa Bianca andava a chiudersi il penultimo anno del secondo mandato presidenziale di Bill Clinton
IL RITORNO DI STAR WARS, I BACKSTREET BOYS E CELENTANO
- Il film più visto del 1999 era ‘Star Wars-La minaccia fantasma’, che segnava il ritorno della saga firmata da George Lucas, mentre a sbancare tra i dischi più venduti al mondo era ‘Millenium’ dei Backstreet Boys, mentre in Italia ‘Io non so parlar d’amore’ di Adriano Celentano batteva tutta la concorrenza
IERI E OGGI UNA SOLA CERTEZZA: SPIKE LEE C’È
- Era in prima fila per le Finals perse contro San Antonio, sempre ben visibile per via dell’abbigliamento non esattamente sobrio, e ci sarà anche nella serie che vedrà i suoi adorati Knicks affrontare ancora gli Spurs oppure i Thunder campioni in carica. Spike Lee è davvero una certezza e, avendo l’impegno delle Finals che lo terrà occupato nell’arco delle prossime settimane, il regista non dovrebbe presentarsi a Roland Garros come già fatto più volte in passato per tifare gli avversari del nostro Jannik Sinner…