Compleanno Andrea Dovizioso, le principali curiosità sul pilota MotoGP

MotoGp

Paolo Beltramo

Dall'esordio in 125 alle 12 vittorie in MotoGP: Dovizioso negli ultimi due anni è diventato l'alternativa, lo sfidante, quello da tenere sempre in conto. Ha avuto bisogno di tempo, di stupirsi di se stesso per riuscire ad accettare di essere un possibile campione del mondo della MotoGP. Compie 33 anni, anche se questa festa è caratterizzata dall'attesa per la sentenza sul caso spoiler che ha congelato la sua vittoria in Qatar

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Oggi 23 marzo Andrea Dovizioso, AD04, compie 33 anni. Scontati gli auguri, quel suo AD04 è un ripiego forzato. Lui che ha esordito nel motomondiale con una 125 nel GP d'Italia del 2001 a 15 anni e che ha conquistato la sua prima vittoria nel 2004 in Sud Africa a Welkom, gara d'esordio di quella stagione, nello stesso giorno magico del successo di Valentino Rossi con la Yamaha su Max Biaggi, portava da sempre il 34. Numero legato indissolubilmente al suo idolo Kevin Schwantz e proprio per la statura del personaggio ritirato dalla top class: obbligatorio quindi scegliere qualcosa di diverso. Lo 04, anziché il 4 per sottolineare quel numero doppio, quell'origine. Quell'anno vinse il Mondiale con la Honda e la sua festa, in piazza a Forlimpopoli, la presentai io. Era un pilota con molto metodo, intelligente, ma forse che osava troppo poco.

Gli affetti della vita, dopo quella festa in piazza, ci hanno un po' divisi. Io sono diventato amico di Marco Simoncelli e i due non si piacevano fin dai tempi delle sfide in minimoto. Due bravi ragazzini, due ottimi piloti, due determinazioni forti, ma due caratteri, due famiglie, due padri diversi anche se ugualmente appassionati e presenti. Il suo, di papà, Antonio, sempre alle gare, ma poco invadente e appassionatissimo di Cross. Le loro strade sono state parallele, ma divise da quell'anno di età in più del Dovi e da quelle caratteristiche caratteriali e familiari.

Il bello, anzi il bellissimo di Andrea Dovizioso uomo prima che pilota è proprio la sua intelligenza unita a una gentilezza e sensibilità rare. Così lui e il Sic sono diventati amici dopo la scomparsa di Marco, il più esplosivo dei due. E come nella vita la sua crescita come pilota è stata lunga e costante, tanto che è ancora in atto.

Dopo tre stagioni in 250, buone, ma sfortunate (terzo, e due volte secondo) contro piloti del calibro di Dani Pedrosa prima e della doppietta di Jorge Lorenzo poi. In quella categoria vince 4 GP, ma forse soffre la forza di quei grandissimi avversari e arriva in MotoGP nel 2008 proprio nella squadra Honda HRC. Conquista il primo podio, ma è più o meno tutto lì. L'anno dopo vince la sua prima gara a Donington sotto l'acqua. Sembra l'avvenimento capace di scioglierlo, di dargli quella convinzione che serve per fare quel piccolo enorme salto, invece resta in Honda fino al 2011 soffrendo sia Pedrosa, sia Stoner.

Nel 2012 parentesi Yamaha nel team esterno: 6 podi, una buona stagione ma alla fine compie il passo decisivo, quello più importante. Scommette su se stesso e sulla Ducati. Questa è la settima stagione consecutiva con la squadra italiana. Dal niente o quasi del 2013 sulla moto lasciata da Rossi e in evidente difficoltà, ai due secondi posti nel mondiale '17 e '18 dopo accesissimi duelli con Marc Marquez e col suo compagno Lorenzo è diventato l'Alternativa, lo Sfidante, quello da tenere sempre in conto. Da fine 2016 ha vinto 12 gare in MotoGP, è diventato più tosto, più furbo (sportivamente "bastardo"?), più sicuro, determinato, convinto. Più forte insieme alla moto che ha cresciuto come una seconda figlia. L'essere padre ha contribuito al suo progresso: anziché farlo andare meno forte, la paternità lo ha reso semplicemente più maturo, più consapevole di rischi e modi per affrontarli. Quel suo approccio razionale, scientifico alla passione e all'istinto. Ma soprattutto quella disponibilità quotidiana ad imparare, migliorare, capire.

Alla fine, come per tutti, il segreto di Andrea Dovizioso sta nella sua anima, dentro di lui: AD04 è uno che ha avuto bisogno di tempo, di stupirsi di se stesso per riuscire ad accettare di essere un possibile campione del mondo della MotoGP. Già questo vale come un Mondiale.

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