MotoGP. Jorge Lorenzo, le differenze di adattamento tra Ducati e Honda

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Vera Spadini

Lorenzo sulla Ducati a sinistra, Lorenzo sulla Honda a destra (foto getty)

L'adattamento di Lorenzo alla Honda procede lentamente. Un apprendistato che potrebbe essere ancora lungo per via degli infortuni. Anche alla Ducati non fu facile per Jorge prendere subito confidenza con la Desmosedici. Analizziamo le differenze di adattamento dello spagnolo tra il periodo alla Ducati e quello alla Honda

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In tre anni un doppio salto carpiato, con il passaggio dalla scorrevolezza della Yamaha, alla potenza della Ducati, alla precisione della Honda: Jorge Lorenzo non ha certo paura del cambiamento, che secondo Einstein misura l’intelligenza. E anche la pazienza, a volte. Le due rispettive prime stagioni con la moto nuova, messe a confronto, evidenziano le stesse difficoltà di adattamento per Lorenzo: 5 punti dopo le prime due gare in Ducati, 7 con la Honda. Ma al di là dei freddi numeri qualche differenza c’è.

Tra ergonomia e perfezionismo

Il perfezionismo no, quello rimane identico: la cura del dettaglio, e il bisogno di sentirsi perfettamente a proprio agio in sella, hanno rilanciato il tema dell’ergonomia, uno dei punti cardine della guida di Lorenzo. La soluzione ideale era arrivata sulla Desmosedici troppo tardi, secondo il pilota spagnolo: le vittorie al Mugello, a Barcellona, e in Austria nella stagione 2018 non hanno sanato un rapporto ormai compromesso. Sulla Honda Lorenzo ha cercato subito la seduta migliore: a Rio Hondo è apparsa una sella piuttosto particolare che, però, non ha favorito molto la prestazione. E nemmeno lo spostamento dei semimanubri… Certo un dodicesimo posto è comunque meglio dello spietato ‘zero’ del 2017, quando Lorenzo non finì nemmeno il primo giro, e si lasciò andare alla famosa sfuriata con la sua Ducati. Ma 4 punti sono comunque pochi per un penta-campione del mondo. Soprattutto se si considera un errore non da lui, che ha compromesso la sua gara: allo start Lorenzo ha inavvertitamente attivato il pulsante del limitatore. Inoltre la sua richiesta di montare la manopola più morbida, sempre nell’ottica del perfezionismo, non ha pagato, anzi: durante la corsa la manopola di sinistra si è sfilata…

Gli infortuni pesano

Non mancano le attenuanti: Jorge ha subito un’operazione allo scafoide a gennaio, e ha riportato una frattura a una costola in seguito a una caduta in Qatar. Per quanto sia ammirabile il suo negare che i problemi fisici lo stiano ostacolando, è incontestabile il fatto che la conoscenza della moto nuova sia stato fortemente limitato da questi, per il semplice fatto che i chilometri percorsi finora sono davvero pochi.

Un apprendistato ancora lungo

Al di là dei dettagli sulla moto, Lorenzo dovrà fare lo stesso scatto mentale sullo stile di guida affrontato due anni fa: il pilota velocissimo nella percorrenza delle curve ha lasciato spazio allo ‘staccatore’, superando persino Dovizioso e Petrucci. Ora guarda a Marquez e alla sua guida ‘spigolosa’, che si adatta così bene alla Honda. Un apprendistato ancora lungo, forse, ma il nuovo team lo aveva preventivato. “La prima parte della stagione sarà difficile – ha detto il team manager Alberto Puig dopo le prime due gare - ma speriamo che una volta abituatosi alla nostra moto possa lottare per le posizioni di testa”. Anche battendo sé stesso sui tempi.

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