MotoGP, GP Brno (Repubblica Ceca), le pagelle di Paolo Beltramo

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Paolo Beltramo

Ulteriore passo avanti a Brno di Marquez: il presente e buona parte del futuro sono suoi. Fa festa anche il fratello Alex, dominatore in Moto2. Ducati, per reggere il passo della Honda serve un miglioramento. Yamaha incostante, Aprilia in un mare di guai

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MARC E ALEX FRATELLI D'ARTE - Il Maestro e l'Allievo. Marc e Alex Marquez. Il più grande lo è in tutti i sensi: per età, classe, carisma, fame, capacità di marchiare a fuoco un'epoca, smontare le speranze dei suoi rivali, guidare come nessuno - oggi - sa fare. Ogni anno, ogni gara che passano lui diventa un po' più forte, sicuro, implacabile. Suo fratello sta dominando la Moto2 dopo un inizio che era tutto di Baldassarri. Ha reagito e tirato fuori la sua esperienza e quella parte di dna comune col fratello. Questa Moto2 è meno competitiva di quanto fosse: piloti come Bagnaia, Morbidelli, Rins, Mir, Oliveira, Quartararo sono passati in MotoGP, era l'occasione per imparare a dominare. Bravo a riuscirci senza errori.

MARC COME MICHELANGELO - Sette Meraviglie della Moto. Tra loro ci metto sicuramente i due giri capolavoro in qualifica di MM93 Brno. La pista era quasi asciutta, ma pioveva forte nell'ultima parte. Per fare il tempo bisognava uscire con la slick, ma si doveva anche restare in piedi. Vinales ci ha provato ed è rientrato ai box; Valentino Rossi ha optato per le rain; Petrucci ha cercato di stare in piedi; Miller è caduto. Marquez invece, già poleman con un secondo di vantaggio, ha scolpito un altro giro spingendo ancora di più e affrontando la S finale sotto il diluvio come se per lui non stesse piovendo. Risultato: 2"524 (due secondi e 524 millesimi!!!!) di vantaggio sul secondo, un distacco mai visto prima nella storia della moto. Il che significa che MM93 ha compiuto un ulteriore passo avanti nel riuscire a dominare, piegare alle sue esigenze la realtà, come faceva Michelangelo che dava un'anima al marmo e nella sua assoluta, incredibile simbiosi con la Honda con la quale comunica in tempo reale e dalla quale riceve risposte illuminanti, decisive per le sue scelte. Ora non tira più carenate e basta, tira anche schiaffoni morali di questo tipo. La sensazione è che il presente e anche un bel pezzo di futuro siano suoi. Quanto futuro non sappiamo. Prima o poi arriva sempre - sempre - qualcuno che va più forte, che ti batte. Per ora, però, non si vede chi possa davvero sovvertire la sua dittatura sportiva. Servono piloti, certo, ma forse soprattutto moto che possano portare il binomio Marquez-Honda più vicino alla terra.

I  DUCATI NON BASTANO - Come fosse una moneta un po' svalutata, la Ducati ha sempre un ottimo potere d'acquisto, è l'unica che riesce con costanza a vedersela con l'Honda, ma serve uno scatto, un miglioramento, un passo avanti, altrimenti la guerra è persa. Dovizioso fa secondo, vicino, a meno di 3 secondi da MM93, ma questa era una pista dove attaccare, vincere, recuperare, non dove difendersi, perdere il meno possibile. Miller terzo dimostra anche in una giornata difficile per Petrucci che la moto italiana è ottima, competitiva, arriva con regolarità davanti a tutti gliu altri, Honda comprese, ma - contro Marquez - non più vincente con quella costanza che servirebbe per ribaltare una situazione ancora teoricamente ribaltabile. Quest'anno soltanto due volte Ducati ha battuto Marquez, comunque secondo: in Qatar alla prima col Dovi e al Mugello con Petrux e sempre in volata. E da quando a Jerez Marquez ha conquistato la leadership del campionato ha sempre incrementato il suo margine portandolo ai 63 punti attuali. Uno così lo batti soltanto se trovi qualcosa di moto.

WOOPS YAMAHA - La casa giapponese è come i salti ravvicinati del cross: una serie di su e giù infinita. Anche perché ad essere sinusoidali sono pure i piloti. Stavolta ci si aspettava la conferma di Vinales che invece ha sbagliato qualifiche, partenza e gara finendo decimo. Morbidelli è caduto all’inizio con Mir, Quartararo in queste condizioni difficili di partenza ritardata, pista umida, scarsa esperienza è arrivato alle spalle di Rossi che si è confermato, stavolta, migliore (meno peggio, se volete) dei piloti Yamaha. Se non altro tra le sue dichiarazioni e le prestazioni ora terrà finalmente chiusa la bocca chi lo vuole a casa anziché in pista. Molti di questi non si rendono conto che se esistono e magari prosperano gran parte del merito va proprio al fatto che ci sia stato e continui ad esserci Valentino Rossi in sella. Il che non toglie che Yamaha debba lavorare giorno e notte per ridare ai suoi una moto competitiva, un motore più potente, una gestione più facile e intuitiva delle varie opzioni di gomme in rapporto alle condizioni di temperatura e di asfalto. Altrimenti saranno ancora alti, bassi e, soprattutto, zero tituli.

CHI MIGLIORA E CHI NO - KTM, almeno in prova, sta riuscendo a mettersi in luce, riesce a piazzare con una certa costanza piloti tra i primi dieci. Un progresso che anche in gara si comincia a vedere. Aprilia invece, duole dirlo, ma sembra essere in un mare di guai: Iannone ultimo in prova, sì ultimo (e non è la prima volta), poi in gara Andrea 17° e Espargaro 18° a oltre 37 secondi dal vincitore e davanti soltanto ad Abraham e Guintoli. Stenderemmo un velo pietoso se ci dispiacesse da matti: forza Aprilia, dai!! Costante nella sua positività la Suzuki con Rins quarto, ma positivo come qualche gara fa.

TRICOLORE SPEZZATO - La bandiera inizia dall'asta, per noi il verde. Ecco a Brno, di verde neanche l'ombra, in compenso 3 bianchi e 2 rossi. Mica male, perché a parte il Dovi in MotoGP, gli altri quattro sono tutti giovani di ottime speranze. Soprattutto i due esordienti in Moto2 Di Giannantonio e Bastianini che hanno riempito il podio sotto AM73, ma che hanno soprattutto rotto il ghiaccio conquistando il primo podio in questa categoria. Possono soltanto acquisire maggior fiducia e convinzione. Bene anche Marini 5° e Bulega 7°, suo miglior risultato dell’anno. Pure in Moto3 due italici ai piedi di Canet, vincitore e leader della classifica oltreché pilota di Max Biaggi. Dalla Porta, secondo e staccato di soli 3 punti dallo spagnolo si gioca il mondiale, mentre Arbolino, dopo la pole si prende un terzo posto che non fa altro che confermare la sua crescita. Da sottolineare la rimonta pazzesca di Antonelli che, partito dalla pit lane (quindi ben oltre l'ultimo) è arrivato quinto dopo essersi giocato anche il podio.

Vacanze finite per il motomondiale, insomma. Per sottolinearlo già domenica c'è l'Austria: Zeltweg, Spielberg, Red Bull Ring, il circuito dai  mille nomi e dove da tre anni vince Ducati, ci aspetta.

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