MotoGP, GP Australia: numeri e curiosità. Marquez crudele e inarrestabile

MotoGp

Michele Merlino

Per la terza volta nelle ultime cinque gare, tutte vinte da lui, Marquez beffa il suo rivale per la vittoria strappandogli la leadership all’ultimo giro

GP MALESIA, GLI HIGHLIGHTS

Marquez era conosciuto soprattutto per le gare dominate, in cui annichiliva gli avversari, prendendo la testa all’inizio della gara per poi non lasciarla fino alla vittoria: gli è riuscito 10 volte in top-class, sei di queste solo quest’anno (Rio Hondo, Jerez, Sachsenring, Brno, Aragon, Motegi), ma ultimamente si sta sviluppando in lui una nuova capacità, quella di beffare gli avversari solo all’ultimo giro, dopo avergli lasciato il comando per tutta la gara.

Lo ha fatto con Quartararo a Misano e Buriram e si è ripetuto a Phillip Island con Vinales. E’ un bel passo avanti, semmai ce ne fosse bisogno, per Marquez, che era conosciuto per aver perso una manciata di gare per sorpassi all’ultimo giro o ultima curva: memorabili le sconfitte in Qatar e al Red Bull Ring contro Dovizioso.

Ora il pilota di Cervera sta completando il suo set di armi e non è più da considerare spacciato in caso di duello all’ultimo sangue.

Vinales e le pole svanite

Povero Maverick! Se per Marquez fare la pole è quasi una certezza di ottenere la vittoria (37 delle sue 55 vittorie sono giunte dalla pole), non si può dire altrettanto per Maverick Vinales.

Il pilota Yamaha deve registrare ancora una volta una pole che non si tramuta in vittoria, ed ora sono 8 di fila, una sequenza iniziata al Mugello due anni fa. Da allora Maverick ha vinto due volte, in Australia un anno fa e quest’anno ad Assen, ma sempre dal secondo posto in griglia.

La caduta all’ultimo giro poi, ha privato la Yamaha di un piazzamento a podio a Phillip Island per la prima volta dal 2011, quando la prima Yamaha al traguardo fu quella di Cal Crutchlow in quinta posizione.

Marquez, aggiorniamo i record...

Con queste prestazioni, è quasi impossibile non trovare un record in ogni gara di Marquez.

Quelli più significativi ottenuti in Australia sono:

•  17^ gara in testa consecutiva: i dati sono disponibili dal 1991 ed è la nuova striscia record (lascia a 16 Valentino: Brno 2001-Sachsenring 2002);

•  55^ vittoria in top-class, una più di Doohan;

•  16° podio stagionale: eguaglia il record della top-class, registrato in precedenza 7 volte, l’ultima da lui stesso nel 2013.

•  11^ vittoria stagionale: se vince le ultime due, eguaglierà il record, stabilito da lui stesso nel 2014.

I passi avanti dei rivali

Nel GP di Phillip Island si vede qualche volto o marca nuova affacciarsi al vertice: sia Pecco Bagnaia, quarto, sia Joan Mir, quinto, registrano il loro miglior risultato in top-class, mentre l’Aprilia ha sfiorato un’impresa storica. 

Nelle prime fasi Andrea Iannone si è portato in testa al quarto giro, ma purtroppo è stato sorpassato prima del rettilineo d’arrivo, quindi nei documenti ufficiali non risulta che l’Aprilia sia stata in testa alla gara. Un peccato, perché la marca italiana è stata per l’ultima volta ufficialmente in testa 19 anni fa, nel GP di Donington del 2000 (Jeremy McWilliams).

Agli appassionati il nome di questo GP non è nuovo: si tratta della prima vittoria di Valentino Rossi in top-class.

Il digiuno che rovina la festa

Valentino Rossi ha festeggiato in Australia i 400 GP in tutte le classi: è il primo pilota a raggiungere questo traguardo. Il GP tuttavia ha marcato il suo 44° GP consecutivo senza vittorie, eguagliando il suo digiuno record in top-class: sono 44 infatti i GP che separarono le sue vittorie di Sepang 2010 e Assen 2013.

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