MotoGP, Johann Zarco a Sky Sport: "Voglio arrivare alla Ducati ufficiale"

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Vera Spadini

Vera Spadini

Il pilota francese del team Avintia racconta in esclusiva a Sky Sport come sta vivendo questo periodo di isolamento ad Avignone: "Ho paura di poter stare bene anche senza moto. L’obiettivo del 2021 è restare ancora in Ducati, voglio arrivare alla moto ufficiale. Io e Quartararo siamo due francesi diversi: io più Delon, lui più Belmondo, io più italiano, lui più spagnolo"

Zarco si trova in Francia, in attesa, come tutti i piloti, di poter tornare a correre. Un periodo di isolamento che Johann prende con una certa filosofia, coerentemente con la sua personalità profonda e riflessiva: una pausa per guardarsi dentro e arrivare mentalmente più forte alla prossima sfida. Che per lui era iniziata nei test, con Ducati Avintia. Dopo un 2019 tormentato (l’addio alla KTM, l’avvicinamento alla Honda e infine il contratto con la Ducati), il francese aveva appena iniziato a prendere confidenza con la nuova moto. Ma la lontananza forzata ha solo contribuito ad alimentare le sue ambizioni.

Sei a casa tua ad Avignone: come stai, com’è lì la situazione?
"Sì, mi trovo ad Avignone, nel sud della Francia, sto bene. Sono nella casa che ho comprato due anni fa, che ha un giardino molto grande, così posso fare molte attività all’aperto, questo è un vantaggio".

 

Dal punto vita mentale come hai vissuto questo stop, questo isolamento?
"La prima settimana avevo un po’ di speranza di ricominciare in fretta, in Texas o in Argentina, ma più si andava avanti e più capivo che avremmo dovuto aspettare tanto tempo. Quindi all’inizio sono rimasto concentrato e motivato. Studiavo tanto, guardando i video, prendendo informazioni, per stimolare in continuazione la testa. Adesso che so di dover aspettare almeno fino a settembre, pare, prima di tornare in moto, non ho ‘spento il cervello’, ma cerco di calibrare e distribuire l’energia. Come pilota pensi sempre alla moto, a cosa puoi fare di meglio, ma adesso cerco di farlo con ‘distacco’, per non bruciare ora tutta l’energia che servirà quando ripartiremo".

 

Hai paura?
"E’ difficile dire se ho paura, è comunque una situazione strana. Forse c’è una paura ad abituarsi a stare bene senza andare in moto! Certo, quello che voglio di più è sentire quell’adrenalina della competizione quando si va a 300 km all’ora. Ma adesso è tutto spento da più di un mese, e quindi è strano. No, non ho paura del futuro, ho paura di poter stare bene anche senza moto… No, ma infondo non ci credo, dai!"

 

Ah ecco, perché dopo tutto quello che è successo l’anno scorso la tua strada ora è decisa… Sei contento?
"Sì, perché dopo aver lasciato KTM ho trovato la Ducati e sono molto contento. L’obiettivo del 2021 è quello di stare ancora con Ducati, non so in che modo, ma voglio stare con loro. Anche perché dopo i due test stavo benissimo e stavo prendendo la strada giusta per essere competitivo e poter vincere quando sarò a posto. Per il momento non ho potuto fare vedere che lo merito, ma sono deciso su quello che voglio. L’anno scorso è stato un momento per fare il punto su quello che avevo fatto nella mia vita e nella carriera sportiva. Volevo capire dove volevo arrivare, e l’ho capito. Voglio ancora vincere".

 

Mi sembra di capire che tu voglia arrivare alla Ducati Ufficiale…
"Logico! Certamente lo voglio. Ma per arrivarci lo devo meritare, devo essere uno dei piloti Ducati più veloci".

Devi anche conoscere la moto, sei uno dei più penalizzati dallo stop.
"Credo che questo stop sia difficile da gestire per molti piloti. Io avevo delle cose da dimenticare, e volevo avere la mente aperta per imparare cose nuove, e questa pausa forse mi può aiutare a non ripartire subito con le mie vecchie abitudini".

 

Come ti alleni? 
"Dal lato fisico posso fare più cose. In inverno non sono riuscito a prepararmi al meglio. Ero comunque pronto per la stagione ma, dopo questo periodo, quando ripartiremo sarò molto più pronto fisicamente. Non avrò nessun dubbio sulla forma fisica. Quello che posso fare rispetto al solito è programmare delle settimane molto più intense per preparami, perché se arrivi stanco nel fine settimana non c’è problema, mentre durante la stagione non si può arrivare stanchi al weekend di gara. Faccio flessioni, addominali, ho messo una barra di trazione. E poi di fianco a casa ho un bosco dove posso correre. Non vado in bici, preferisco migliorare nella corsa".

 

Oltre ad allenarti cosa fai?
"Non cucino, lo fanno mia zia e la mia fidanzata. Mi alleno a suonare. Pianoforte e soprattutto chitarra, che posso suonare all’aperto. E poi faccio meditazione. Ho anche cambiato il casco. Non c’è più il Sol Levante, ho messo i 7 chakra: il primo, il legame con la terra. Poi il Chakra sacrale della sessualità, l’energia vitale, il cuore, la gola come comunicazione, il terzo occhio e l’ultimo Chakra della corona, la spiritualità. Mi piace conoscere e studiare questi concetti filosofici, e applicarli. Non che questo mi farà vincere tutte le gare, ma è un modo di crescere".

 

Hai detto che Honda e Yamaha hanno uno spirito giapponese, mentre Ducati esprime l’italianità. Come la descriveresti? 
"Rappresenta la passione e un modo particolare di comunicare: anche senza parlare, ci capiamo. La Ducati è anche il nostro lato latino, che in Italia è ancora più spiccato. E poi mi è piaciuto il fatto che abbiano creduto in me e che mi abbiano subito tranquillizzato dicendomi: ‘Hai fatto grandi cose e potrai farne ancora, dobbiamo solo trovarci’. Questo mi ha dato molta fiducia e molta motivazione a fare bene".

 

Non sei più l’unico pilota francese amato dagli italiani, ora c’è anche Quartararo. Un po’ come Belmondo e Delon… Tu chi sei tra i due? E cosa ne pensi di Quartararo?
"Diciamo che io sono Delon, perché è più bello (ride). Siamo due personaggi diversi. Lui è molto giovane, gli sta andando tutto bene e questo è fantastico, per la Francia è importante, perché la passione per la moto ha bisogno di piloti ad alti livelli per far sognare la gente. Io l’ho fatto con la Yamaha e ora lo sta facendo Fabio. Ma anche io tornerò a fare sognare la gente, saremo in due. Comunque secondo me io sono più ‘italiano’, lui è più ‘spagnolo’: ha fatto tutto il percorso di apprendimento in moto Spagna, parla benissimo spagnolo. Se io dovessi scegliere un posto dove vivere direi Italia, mentre lui andrebbe Spagna, a Barcellona. Siamo diversi".

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