Sicurezza in pista, dalla Germania si deve cambiare

MotoGp
Guido Meda

Guido Meda

©Getty

Al Sachsenring sono attesi diversi incontri importanti, coi piloti ma anche con chi li giudica, per fare il punto dopo la morte di Jason Dupasquer nella gara del Mugello, i ripetuti incidenti in Moto3 a Barcellona e l'episodio della tuta di Quartararo

Tre episodi: la morte di Dupasquier al Mugello, le risse (o resse) in Moto3 e la tuta di Quartararo aperta a Barcellona. Tre episodi diversissimi che portano ad un unico nodo: se è vero che per correre in moto serve un recinto di regole e di sanzioni certe e tempestive, in due gp qualcosa è mancato.

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La morte di Dupasquier non comporta responsabilità nello specifico. Ma è una spia. Dopo che un ragazzo è morto non si può correre con cambi di traiettoria violenti o rallentamenti di massa improvvisi come è successo in Moto3. Dai piloti più esperti, Rossi su tutti, arriva un invito all’educazione dei piloti e al pugno di ferro degli organismi giudicanti che vengono messi alla sbarra per alcuni giudizi più a sentimento che secondo le regole.

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Anche la tuta aperta di Quartararo con sanzione sì, ma postuma, è un segno. Se è pericoloso lo è subito. Persino il pilota ora lo dice:  “sì, ero da fermare. Subito”. Ma non è successo. Peraltro la Alpinestars che produce la tuta, oggi fa sapere che  le cerniere funzionavano alla perfezione.  

Ma i segni di una sollevazione non vengono ignorati, difatti il prossimo gran premio in Germania sarà l’occasione per più di un incontro: con i piloti, ma anche con chi li giudica. Il panel dei tre steward che valutano i fatti di gara e li sanzionano, presieduto dall’ex pilota Freddie Spencer, ha fatto troppa acqua. È un organismo istituzionale e indipendente che non ha a che fare con l’organizzazione dell’evento a cura di Dorna, ma Dorna intende garantire eventi regolari e il più possibile senza rischi. E agirà. Poi ci sarebbe il tema dei regolamenti tecnici, perché trenta moto3 che vanno tutte molto simili può comportare ammucchiate eccessive, a meno di non lavorare sull’educazione dei giovani piloti.

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