Rossi, il papà Graziano: "Valentino ha fatto i primi scatti con il motorino in corridoio"

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Graziano Rossi racconta come è nata la passione per il motociclismo nel cuore del figlio: "Ricordo che con il primo motorino faceva gli allunghi in corridoio e in fondo arrivava di traverso. Dal papà ha preso la fantasia nel fare sorpassi, dalla mamma ha preso la padronanza della testa. Non sono mai stato entusiasta del rapporto con Valentino, l’ho sempre inseguito, ma lui si è sempre servito solo di sé stesso. Vincere, aveva quello in testa, non c’era nient’altro"

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Chi è Valentino Rossi? Cosa rappresenta?

"Valentino è stato uno che ha dato tutto quello che aveva al suo sport, al motociclismo, e da questo sport ha preso tantissimo, ha preso soprattutto l’amore di un sacco di gente, questo è qualcosa che non ti dimenticherai mai in tutta la tua vita, che porterai sempre con te. E tua figlia sarà ben contenta di avere un babbo che ha avuto un’esperienza così dolce nella vita".

 

Come è iniziato tutto? Partiamo dalla scelta del nome...

"Il nome Valentino ha una storia molto bella: ho cominciato a fare motociclismo da giovane, grazie soprattutto a un amico che preparò una moto dal nulla, con i pochissimi soldi che avevamo, si chiamava Valentino. Un giorno siamo andati insieme al mare a Pesaro e lui non è tornato più. È un omaggio al mio amico che ha avuto un grande significato nella mia vita. La Stefi (Stefania, la mamma di Rossi, ndr) è sempre stata l’interprete principale della carriera di Valentino, da quando ha cominciato, per tutto quello che ha fatto, perché una mamma che non vuole, anche se sta zitta non vuole. E se non vuole sicuramente non va avanti niente. Lei non ha mai detto di no, ha sempre voluto questa cosa, le è sempre piaciuta, e quindi la cosa è andata avanti anche, anzi soprattutto grazie a lei".

 

Come avete scoperto che avevate un bambino straordinariamente dotato e quando?

"Noi l’abbiam portato avanti, ma c’entriamo poco. C’entra che alle prime corse che ha fatto, le ha fatte subito con la testa e la velocità di uno che aveva già capito tutto ancor prima di cominciare. Uno che quando eravamo a Cattolica, lui era in pole, gli ho detto ‘Puoi partire anche a sinistra, poi la curva si allarga’, mi ha guardato e mi ha detto ‘Non ti preoccupare’, era uno che aveva già capito cosa stava a fare lì. E lui stava lì per vincere. Lui aveva inquadrato un periodo in cui poteva arrivare davanti e poi ci è arrivato, forse anche prima di quello che aveva inquadrato. Vincere, aveva quello in testa, non c’era nient’altro. Per me è sempre stato quello che a un paio d’anni, con il primo motorino che gli avevo preparato, dato che non è passato attraverso la bicicletta, faceva gli allunghi in corridoio e in fondo arrivava di traverso, le prime volte che ci saliva. Io che mi ero esposto a cercare di farlo diventare un pilota, già mi andava benissimo così. Io l’ho sempre vissuto così".

 

Da bambino com’era?

"A scuola andava perché era obbligatorio, arrivava tardi 4 volte su 4. Lui è sempre in ritardo, per me è una cosa insopportabile".

 

Un difetto di Valentino?

"Lui è in ritardo sempre e comunque, al punto che secondo me è una filosofia di vita che uno deve assumere, perfezionare, coltivare fino a diventare uno spaccamento totale per gli altri… Non è mai stato puntuale nella vita, mai".

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Hai avuto quella fase in cui eri migliore amico o ti sei sentito sempre un padre con un figlio?

"Da questo punto di vista non sono mai stato entusiasta del rapporto con Valentino, l’ho sempre inseguito per diventare un suo amico, il suo babbo, il suo manager, per diventare qualcosa… Ma lui si è sempre servito solo di sé stesso, soprattutto di sé stesso, senza darmi mai chissà che peso, che importanza. È giusto così".

 

Come si fa a contenere l’orgoglio sconfinato di un genitore rispetto a una cosa del genere?

"Attenzione, io sono sempre stato molto sulle mie, senza gasarmi mai più di tanto, neanche quando ha cominciato a vincere in 125 e poi in 250. Poi quando ha vinto la prima gara in 500 a Donington mi sono tagliato una treccia di capelli, che era un gesto importante che gli dedicavo, lì era diventato una cosa importante, lì ho dovuto pensare che fosse un pilota bravo. Era il suo primo anno in 500, pioveva, in quei tempi le 500 erano forse ancora più terribili di quelle che sono oggi le MotoGP, e lui ha vinto. Però non cambia niente nell’atteggiamento che ho nei confronti di mio figlio. Mai montarsi la testa, guai. Io mi sono montato la testa adesso, quando mi sono accorto che lui ha smesso, nel modo per me più intelligente che ci fosse per smettere, allora ho provato a dirmi che probabilmente è stato il più bravo di tutti. Ma l’ho fatto oggi, prima mai".

 

Come si affronta la paura di avere un figlio campione di motociclismo?

"Serve una certa capacità, un grande impegno per non pensarci. È stato quello che ho dovuto riassumere dopo, quando ha iniziato lui. Essere dentro in pista tu è la stessa cosa di quando è in pista lui, tuo figlio. Devi cominciare a difenderti anche contro quello, e non è semplice".

 

Hai sempre seguito le gare da tifoso o da papà?

"Da papà".

 

Quali sono le doti tecniche che gli hanno permesso di essere pilota del Motomondiale per 26 anni?

"L’immensa sensazione che ti lascia una vittoria. Una vittoria, in base a chi sei, può darti un grande gusto per 1 giorno, o per 10, o mille o per sempre. Un grande gusto della vittoria. Penso che la vita di Valentino abbia avuto uno svolgimento piacevole, leggero, dolce".

 

Valentino ha un'attenzione spasmodica alla ricerca della perfezione: è sempre stato così?

"È un bagaglio che ha costruito per essere un campione. Ha sempre cercato di migliorare tutti i particolari. Quando si è messo ad attaccare gli adesivi sul codino della moto e poi li tirava via se non gli piaceva come li aveva messi, quello rientra nella ricerca spasmodica della perfezione, che è la perfezione sua. Un’avventura nuova, un mezzo nuovo, una storia diversa, c’è sempre un grandissimo interesse in quello che fa, anche perché sai… Un conto è avvicinarsi e prendere paura, un conto è avvicinarsi e mettere paura agli altri, che è quello che succedeva".

 

Parliamo dei suoi rivali: si dice che una delle doti di Valentino sia metterli sotto con la testa, quando serve...

"Credo che questa sia stata la sua caratteristica più importante a livello sportivo, quella che fa più la differenza anche e soprattutto con il cronometro e soprattutto nel confronto con gli altri".

 

Tra tutti gli avversari che ha avuto ce n’è uno che stimi più degli altri o che ti ha dato più gusto nel vederlo combattere con tuo figlio?

"Stoner, ha la fisionomia di un pilota con un sacco di segreti inspiegabili, è difficilissimo capire come andasse così forte, era difficile da affrontare".

 

Fuori dal contesto della pista, però, Valentino è un buono

"Valentino è buono, ma attenzione a non doverci correre contro, lì le cose sono diverse! A livello sportivo non è buono, ma non è scorretto".

 

C’è un Mondiale più bello o significativo degli altri, oppure una gara top?

"Io scelgo sicuramente quella di Donington, ma solo per il fatto che non me ne viene in mente nessun’altra, quella invece la ricordo bene. Le gare poi sono tutte uguali: alcune restano di più perché poi c’è la possibilità di scriverci intorno di più, ma a livello emotivo secondo me le vittorie sono tutte uguali".

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Andare di traverso a un certo punto entra a far parte di un’intera comunità fino a contagiare altri piloti e altri ambiti

"La cosa del grande divertimento è il primo motivo per cui questo è diventato l’allenamento che fanno tutti i ragazzi di Valentino o la maggior parte della gente che corre nel Motomondiale. Il gusto di farlo. Andare di traverso è un gusto pari solo ad andare in impennata".

 

Cosa ha preso dal papà e cosa dalla mamma?

"Dal babbo è arrivata questa fantasia di fare i sorpassi un po’ diversi dagli altri. Il suo babbo non aveva invece la padronanza della testa, in nessun modo, e questa per fortuna è diventata la caratteristica più importante di Valentino che ha avuto in tutta la sua carriera, una grande padronanza della testa. E questa l’ha presa sicuramente dalla mamma".

 

Ti sembra volato il tempo o l’hai vissuto goccia a goccia?

"Non l’ho vissuto abbastanza, con i figli ci sei sempre poco, troppo poco, avresti sempre il piacere e la voglia di starci più insieme. Il fatto che Valentino diventi padre è proprio bello, poi lui l’ha presa con una grande gioia, vedrai che siccome non è esente dall’essere uguale a tutti gli altri piloti, poi ci rimetterà le mani presto per fare un maschio, tutto sommato potrebbe non dispiacergli contagiare un figlio della sua stessa passione. A dire la verità, mi sento impreparato a diventare nonno. Penso che mi daranno la nipotina molto poco, devo imparare…”.

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