MotoGP, GP Argentina (Termas de Rio Hondo), le pagelle
Belle gare, grande passione, incertezza: il campionato di MotoGP è quanto mai avvincente. In Argentina Espargaró e Aprilia hanno raggiunto un traguardo storico, sono una combinata eccezionale. Martín si è arreso solo nel finale ad Aleix, Bagnaia ha rimontato dal 13° al 5° posto, ma gli altri piloti su Ducati non sono stati granché. Disastro Honda, Suzuki in risalita
di Paolo Beltramo
Un sacco di problemi prima del GP di Termas de Rio Hondo, poi però tutto è filato via alla perfezione e se nessuno, guardando le gare la domenica, avesse saputo del ritardo dell’aereo cargo col materiale di molte squadre si sarebbe accorto dell’anomalia. Insomma belle gare, grande passione, incertezza. Bene direi, anche perché quello che è accaduto in MotoGP è storico e bello.
In MotoGP fermo Marquez, in difficoltà Quartararo, non c’è ancora un maschio Alfa: 3 gare 9 podi, 9 piloti differenti su quei gradini. Qualcosa di quasi unico. Nei campionati, anche se non ne guidiamo più le tre classifiche (ma soltanto quella della Moto2) siamo bravi e messi bene e comunque ai primi tre posti in MotoGP ci sono piloti che corrono con una moto europea e non giapponese. E domenica 10 c’è già Austin.
ROTTA LA CALOTTA - Di ghiaccio, ovviamente. Prima vittoria in 500/MotoGP per Aprilia e per il suo pilota Aleix Espargaró addirittura primo successo in assoluto dopo 17 anni di gare. Una combinazione eccezionale, bella, meritata. La moto infatti è diventata poco alla volta sempre più competitiva e con l'arrivo dalla Ferrari di un leader come Massimo Rivola, una migliore organizzazione, maggiori investimenti, il direttore tecnico Romano Albesiano ha potuto mettere in pista un mezzo così competitivo e bello.
E Aleix ha accompagnato credendoci molto tutta la crescita propria e della moto. Tra l'altro il successo di Aprilia è venuto contro una Ducati, rimostrando quale sia il livello della tecnologia delle case italiane, piccole sì in confronto delle giapponesi, ma grandi nella creazione di moto vincenti da sempre.
Bello vedere Aprilia di nuovo davanti nelle gare e nel mondiale dopo i domini in 125, 250 e Superbike, d'altronde un marchio che vanta 54 titoli mondiali complessivi non poteva correre soltanto per esserci. Pure Vinales ha disputato un buona gara, segno ulteriore dei progressi veneti. De Coubertin, a Noale, non l’hanno mai capito. 10 + 10.
QUASI BENE – Ducati. Martín dopo 2 pole e 2 secondi posti nelle ultime 4 gare, ha lottato per vincere con l'Aprilia dimostrando che Ducati è competitiva anche su un tracciato dove non ha mai ottenuto molto e che lui è davvero forte. Bagnaia, dopo le prime due gare negative (un solo punto) e prove difficili ha rimontato fino al quinto posto disputando un’ottima gara che gli ha ridato morale e speriamo lo abbia rassicurato, tranquillizzato e reso più forte.
Gli altri, però, sinceramente non sono stati un granchè: Marini dopo il terzo in prova e sceso in undicesima posizione dietro a Bastianini (gara difficile la sua) e ad un ottimo rookie Bezzecchi. Zarco è caduto, Miller quattordicesimo. Per puntare al mondiale ci vuole più continuità, ma questo è un campionato ancora apertissimo che ancora non ha trovato il suo maschio Alfa. 9 Martin, 7 Pecco, 5 gli altri.
LA TERZA EUROPEA - KTM con Brad Binder è seconda nel campionato e anche se non ha stupito come nelle prime due gare, conferma un dato di fatto straordinario: davanti nel mondiale ci sono tre piloti (Espargaro, Binder e Bastianini) che guidano tre diverse moto europee e non giapponesi. La prima moto orientale, peraltro, è la Suzuki, la meno grande dei colossi nippo. Bene, divertente e interessante. 6
DISASTRO – Honda senza Marquez e con Polyccio Espargaro caduto è come non ci fosse neanche stata in Argentina: Nakagami decimo, Alex Marquez quindicesimo, Bradl ultimo. Non sono questi i risultati che ci si aspetta dal colosso mondiale della moto e della tecnologia a due ruote. Manca la moto? Può darsi, ma soprattutto senza Marc Marquez mancano i piloti in grado di fare la differenza, altro che moto per tutti. Una gestione insufficiente dopo il licenziamento di Pedrosa, l’assunzione flop di Lorenzo e gli anni della Pandemia andati a Suzuki e Yamaha. 3
IN RISALITA - Suzuki che piazza Rins terzo e Mir quarto dopo prove se non buone, almeno decenti. Dovesse continuare a migliorare per il titolo ci sono anche i due piloti azzurri che zitti, zitti scalano un po' una classifica cortissima.
DISASTRO 2 - Yamaha che col campione del mondo Quartararo salva il salvabile finendo ottava, poi però un problema all’abbassatore per Dovizioso e una foratura per Morbidelli (davvero sfortunato) hanno confermato le difficoltà della casa di Iwata. In più il campione del mondo Quartararo, che comunque è quinto a soli 10 punti da Espargaró nel mondiale, butta lì dubbi sul suo futuro in Yamaha. Con una Honda a caccia di un altro top sono parole pesanti che dovrebbero perlomeno stimolare la squadra. Poi vedremo. 4
AlbiCelestino – Anche in Argentina (battuta rubata a Rosario Triolo), patria albiceleste, Vietti ha vinto. Bene, da dominatore, con forza, classe, determinazione, bellezza nella guida. Con lui credo che il motociclismo italiano abbia scoperto un altro top. Certo siamo a soltanto un settimo del campionato, ma certi inizi (due primi e un secondo su 3 gare) dicono molto anche se non ancora tutto. 10.
Piccola peste2 – Sergio Garcia sembra Pedro Acosta: un ragazzino terribile, forte, cattivo, efficace, intelligente. Infatti è riuscito a battere Denis Foggia all'ultima “S” del tracciato e la cosa non è semplice. Ora lo spagnolo è primo nel Mondiale e credo ci aspetti un lungo strenuo duello tra il ragazzino spagnolo e il nostro romano. Ci sarà da divertirsi, garantito. 10 e 9. Domenica si va già ad Austin. Buon divertimento.