Dakar 2018. A metà raid comandano Sainz (Peugeot) e Van Beveren (Yamaha)

Motori

Piero Batini

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La ripresa della corsa dopo il giorno di riposo è massacrante. Nuovo avvicendamento al comando. Sainz vince per la seconda volta e sale al primo posto, Peterhansel è rallentato da un incidente. Tra le moto vince Barreda, ma Van Beveren di nuovo primo nella generale. Per seguire la regina dei raid, Eurosport canale 210 della piattaforma Sky, tutte le sere dalle 23

Atmosfera è surreale

I concorrenti arrivano alla spicciolata, a intervalli anche molto irregolari, i loro mezzi irriconoscibili sotto uno spesso strato di fango essiccato dal sole del fine Tappa. Meno male, ha piovuto per tutta la mattina e nei giorni precedenti sulle piste della lunghissima tappa. Nessuno ha voglia di parlare, la situazione è critica. felicità con il contagocce. È la settima tappa, ovvero la prima metà della Marathon. I Concorrenti abbandonano il loro mezzo nel Parco di Lavoro, sorvegliato come un Parco Chiuso. Non possono ricorrere all’opera degli assistenti e devono arrangiarsi tra di loro e con quanto hanno a bordo. Al momento, tuttavia, rinnegano il Mezzo da Corsa per andare a far asciugare l’abbigliamento all’ultimo sole di Uyuni, tiepido, per fare una doccia, mangiare, fare il road book e scaraventarsi in branda. Siamo alla Caserma Militare di Uyuni, completamente a disposizione della Dakar come in altre occasioni.

Marathon durissima e siamo solo a metà

Durante il giorno sono successe molte cose, importanti, ma ci sono poche risposte ai quesiti. Di sicuro è stato un altro giorno micidiale, e la Dakar ha fatto altre vittime. Nessuno ci vuole credere, molti dichiarano che ne hanno abbastanza, che questa volta si è andati troppo in là. Doveva essere una cauta ripresa della Gara interrotta a La Paz per la giornata di riposo, e invece per arrivare a Uyuni i Concorrenti hanno sputato sangue, e non in tutti casi è bastato. Fino a Oruro, il trasferimento è stato frustato da una pioggia fredda e battente, e il maltempo si è trasferito nella prima parte della Prova Speciale di oltre 400 chilometri. Fango, soprattutto, e un’apocalissi centrale di sabbia molle su dunette da diventare isterici. Cinquanta, alcuni dicono cento chilometri, ubriacati e poco presenti a causa delle difficoltà dell’alta quota, massacranti. A tre quarti, la Tappa aveva già accumulato un’ora di ritardo sulla tabella di marcia.

Poche le notizie, ma la gioia di Sainz è evidente

Barreda ha vinto la Tappa davanti a Van Beveren e Benavides, ma nel finale il lancio forsennato, l’attacco fulminante non è riuscito bene come a Arequipa. Si sa che Peterhansel è rimasto in pista per due ore, che ha riparato grazie all’arrivo di Despres e che è ripartito. Barreda ha vinto la tappa, più di misura rispetto agli obiettivi, ma non ha raggiunto né Van Beveren, che torna in testa alla Corsa, né il compagno di Squadra Banavides, che scende al secondo posto. Peterhansel ha concluso al ventesimo posto, e Carlos Sainz ha vinto la Tappa con un buon vantaggio, il solito quarto d’ora delle Peugeot alla concorrenza, su De Villiers e Al Attiyah. Si sa qualcosa, insomma, ma è impossibile verificare direttamente, perché Barreda e Peterhansel sono spariti, rifugiati in hotel, e possono dare la loro versione dei fatti con calma, indirettamente se necessario e dopo aver concordato con i loro comunicatori. Solo Sainz si concede alla sua felicità.

Si suppone che il vistoso rallentamento di Barreda sia dovuto alle conseguenze di una gran botta al ginocchio, ma saranno i medici, alba della ottava Tappa a Tupiza, a decidere per il catalano. La situazione della Dakar delle Auto si è rovesciata, e ora è Sainz ad avere un asso importante da giocare. Da qui a Cordoba il Campione madrileno può lasciare agli avversari dieci minuti al giorno, un importo che né Al Attiyah né Peteransel, verosimilmente, possono fatturare.

Tappa durissima per gli italiani

Al bivacco arrivano i Motociclisti italiani, i più spossati. Botturi non si dà pace, Cerutti ha ancora mal di stomaco e soffre l’altitudine, Gerini, Maurizio Gerini alla prima Dakar non nasconde un certo compiacimento: sta riuscendo a dominare la sua Maratona del debutto, una prova più dura di quanto potesse solo immaginare.

Cento Motociclisti al traguardo di Uyuni, altri dieci sono ritirati o ancora fuori nella notte gelida del Salar, tra questi Gabriele Minelli, e altri dieci Equipaggi delle Auto ancora lontani, filtrati da quel tappo maledetto di dune, Eugenio Amos tra questi.

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