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Indycar, Il circuito di St. Petersburg simbolo di spettacolo

Motori
Biagio Maglienti

Biagio Maglienti

Nel primo gran premio della stagione di Indycar successo di Alex Palou a St. Petersburg. Un circuito che nella storia è sempre stato sinonimo di spettacolo. Tutte le gare in diretta su Sky Sport F1 (canale 207) e in live streaming su NOW

E’ praticamente la Montecarlo degli Stati Uniti d’America e non solo per la qualità di vita dei suoi cittadini (circa 2 milioni), ma anche e soprattutto per il gran premio della Indycar, gara inaugurale della stagione e vetrina per il jet-set internazionale. Gli organizzatori vanno sul sicuro, dato che St Pete (così è stata ribattezzata dai nativi) seconda città dell’area di Tampa Bay, garantisce bel 361 giorni all’anno in media, di tempo soleggiato. E la pista soprattutto, ricavata in parte dall’aeroporto per aerei privati, con i suoi 2 chilometri e 897 metri, per 100 giri, regala emozioni senza pari. Anche in quest’ultimo GP, vinto da Alex Palou, lo spettacolo è stato assicurato, così come il primo GP della storia della Indy, su questo tracciato, portato a casa da Dan Weldon. Era il 2005 quando la sua Dallara Honda del team Andretti Green, tagliò per prima il traguardo nella gran premio St Peterburg. A dire il vero la gara era già stata organizzata in passato su un percorso diverso e anche con eventi drammatici. Nel 2003 la vinse Paul Tracy, anche se la categoria era la Champ-Car. Venne stoppata l’anno successivo e nel 2005 riprese come apertura della stagione sino ai giorni nostri.  E’ un tracciato molto tecnico, particolare, con due rettilinei, uno è la pista d’atterraggio e di decollo degli aerei e l’altro è praticamente la parte opposta con una curva sulla parte terminale. Il misto ricorda molto la pista del Principato, con muretti molto vicini e curve molto strette: l’errore solitamente significa abbandonare la gara in anticipo. La monoposto va settata sapientemente, in modo da risultare veloce sul dritto e molto maneggevole nella parte mista. Fisicamente è molto faticosa come pista e se poi ci si aggiunge che le temperature normalmente alte, influiscono rendimento del fisico, diventa uno dei GP più temuti da piloti e ingegneri. Un’altra variabile particolarmente difficile da tenere in considerazione è la salsedine che su pista “green” spesso e volentieri va ad incidere sull’aderenza in traiettoria. Sensibilità di guida, alta soglia d’attenzione e poi il solito piedone che pesta giù duro sull’acceleratore sono le miscele giuste per fare la differenza su un tracciato di questo tipo. Una cosa sola è assicurata, in mezzo a tante incertezze: lo spettacolo.

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