Wec, doppietta Bmw a Spa: la Ferrari finisce sul podio
hypercarPrima vittoria nel WEC per la BMW M Hybrid V8. La #15 vince davanti alla #20 ed è doppietta per il Team WRT. Ferrari a podio con la 499P #50 di Molina, Nielsen e Fuoco. McLaren-Garage59 vince in LMGT3 approfittando della penalità data a Ferrari AF Corse
René Rast, Robin Frijns e Sheldon van der Linde hanno vinto la 6 Ore di Spa, seconda tappa del WEC 2026, portando BMW al primo successo nella classe Hypercar proprio nella gara di casa del Team WRT, squadra di supporto del costruttore bavarese. Fondamentale la giocata strategica tentata nel primo pit stop, quando il team ha deciso di non imbarcare il pieno di carburante, risparmiando tempo, piazzandosi in testa alla gara e sfruttando la pista libera per spingere. Le Safety Car arrivate nella seconda metà di gara hanno poi permesso all’equipaggio #20 di allinearsi alle strategie dei diretti avversari senza perdere la testa della corsa, mantenuta fino al traguardo davanti alla M Hybrid V8 gemella, la #15, di Raffaele Marciello, Kevin Magnussen e Dries Vanthoor. Prima vittoria nel WEC in concomitanza con la doppietta proprio nella gara casalinga di WRT: il sabato di Spa non poteva andare meglio.
Attenzione, però, perché nel momento in cui scriviamo le due Hypercar tedesche basate su telaio Dallara sono sotto investigazione per un’irregolarità nella penultima ripartenza. Nel lavoro dei commissari fa fede Ferrari, forte di una solidissima gara con la 499P #50 di Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, terzi sul traguardo dopo aver iniziato la 6 Ore all’ottavo posto. Ai primi due stint rapidissimi di Molina è seguito un pit stop molto lento in occasione della combo cambio gomme e pilota: l’anteriore sinistra si è bloccata e la squadra ha perso almeno 10 secondi. Successivamente, sia Nicklas Nielsen sia Antonio Fuoco hanno spinto per recuperare e, all’inizio dell’ultima ora, la #50 ha fatto capolino nella zona podio. Uno scatenato Fuoco ha poi provato a passare Magnussen nei minuti decisivi, ma il danese ha resistito. Al calare della bandiera a scacchi Fuoco ha così festeggiato un buonissimo terzo posto insieme a Nielsen e Molina, risultato decisamente soddisfacente in seguito ad un sabato non proprio ideale.
Piazzamento positivo anche per la AF Corse #83 del trio Robert Kubica/Phil Hanson/Ye Yifei, sesti al termine di una gara vissuta in altalena, condita da momenti vissuti anche fuori dalla zona punti. Nel finale, però, il team piacentino ha colto le chiamate giuste, intascando 8 punti.
Tanta amarezza, invece, per Alessandro Pier Guidi, Antonio Giovinazzi e James Calado, costretti al ritiro. In lotta per l’accesso nella top5, Pier Guidi è stato improvvisamente colpito alla fiancata destra dalla BMW di Farfus, spinto dalla Porsche di Guven, mentre affrontava la Source, parcheggiando la propria Ferrari #51 all’uscita della corsia box. La pancia totalmente disarcionata e l’ingente perdita di liquidi non ha lasciato speranza ai Campioni del Mondo in carica, la cui corsa si è chiusa con poco più di un’ora d’anticipo.
Alle spalle del podio troviamo subito la prima grande sorpresa, anche se l’andamento del fine settimana poteva far pensare ad un risultato del genere. Quarta posizione, infatti, per l’Aston Martin Valkyrie #007 di Tom Gamble e Harry Tincknell, in sofferenza ad inizio corsa, ma bravi a recuperare e poi sferrare l’attacco decisivo alla Toyota #7 di Kamui Kobayashi nel dritto del Kemmel. Tutto questo poco dopo aver rischiato il ritiro a causa dell’incidente di Antonio Felix da Costa sull’Alpine #35. Il portoghese, vicino al podio, ha sbandato all’Eau Rouge-Raidillon, attraversando la pista proprio di fronte ad un Gamble bravissimo a frenare ed evitare il contatto. Non è stato il primo incontro tra da Costa e le Aston Martin, siccome nei minuti precedenti il pilota Alpine ha chiuso sull’erba con forza Alex Riberas, pilota della Valkyrie #009, poi precipitato contro il guardrail e obbligato al ritiro. La quarta piazza di Gamble e Tincknell ha messo così la toppa al ko dell’auto gemella, regalando ad Aston Martin il miglior risultato dal debutto nel WEC.
Gioia immensa anche e soprattutto in Genesis, già a punti alla seconda gara con la GMR001 LMDh. Il team coreano ha prima sofferto un problema elettrico alla #19, ai box per 7 giri, ma ha poi fatto fede alle grande prestazioni di Mathys Jauber, André Lotterer e Pipo Derani, risaliti piano piano verso la zona punti e accreditati di un ritmo degno di nota considerata l’inesperienza. Restando fuori dai guai, i piloti della Genesis #17 hanno terminato la corsa all’ottavo posto, raccogliendo 4 punti che danno l’idea della solidità del progetto.
Delusioni per Peugeot, Cadillac e Alpine. Peugeot ha perso ogni chance di podio con la #94 a causa dell’incidente tra Malthe Jakobsen e la Mercedes Iron Lynx di Matteo Cressoni, portato largo da una Toyota a Les Combes, finito sullo sporco e, tornando in traiettoria, colpito dalla Peugeot. Unica salvezza di Stellantis la settima piazza della #93.
Cadillac ha perso la #38 per un contatto tra Earl Bamber e la Porsche Manthey #92 di Yasser Shahin, retrocedendo fino al nono posto con la #12, leader nel primo stint. Alpine, come detto, ha mancato l’occasione di ripetere il risultato di Imola per l’errore di da Costa e la #36 ha mancato i punti arrivando 12esima.
In classe LMGT3 il primo a passare sotto la bandiera a scacchi non è stato il vero vincitore. Come accaduto ad Austin ed al Fuji l’anno scorso, la Ferrari AF Corse #21 ha perso la vittoria per una penalità di cinque secondi comminata a pochi minuti dalla fine e Alessio Rovera, accompagnato da Simon Mann e Francois Heriau, si è ritrovato da primo a quarto. Vittoria ceduta, così, alla McLaren Garage59 di Marvin Kirchhofer, Thomas Fleming e Antares Au, partiti dal 15° posto. Un successo che sa di grande rivincita dopo il ritiro a mezz’ora dalla fine a Imola, quando la McLaren #10 sembrava già prossima al successo.
Secondo posto per Mattia Drudi, Zacharie Robichon e Ian James sull’Aston Martin THOR #27, ma l’Italia spicca anche sul terzo gradino grazie a Riccardo Pera, terzo in rimonta con la Porsche Manthey #92 condivisa con il veterano Richard Lietz e Yasser Shahin. 14° posto, invece, per la Ferrari AF Corse #54 di Thomas Flohr, Francesco Castellacci e Davide Rigon.