NBA, poco apprezzati e sottolavutati: i giocatori di cui si parla troppo poco. CLASSIFICA
Alcuni sono addirittura All-Star, ma non ottengono tutto il credito che si meriterebbero. Altri si ritagliano un ruolo in quintetto nelle squadre che vincono il titolo, eppure le attenzioni vanno verso altri compagni. Altri ancora hanno l'unica "colpa" di giocare in mercati piccoli o poco visibili. Ma questa lista di nomi vuol fare giustizia a giocatori troppo spesso snobbati
MENZIONE ONOREVOLE | JAKOB POELTL, SAN ANTONIO SPURS | Sarebbe in doppia doppia di media (11.7 punti, 10.7 rimbalzi) se giocasse 36 minuti a sera. Ne gioca invece 10 in meno ma ciò nonostante è 4° in tutta la NBA per “screen assist” (i suoi blocchi che liberano i compagni per un facile canestro producono quasi 12 punti a sera)
MENZIONE ONOREVOLE | DEJOUNTE MURRAY, SAN ANTONIO SPURS | È il secondo miglior marcatore degli Spurs dietro a DeMar DeRozan, è nella top 10 NBA per rimbalzi (tenendo conto solo dei pari ruolo: sono oltre 7 a sera) e in stagione si è già concesso anche 4 triple doppie
MENZIONE ONOREVOLE | JALEN BRUNSON, DALLAS MAVERICKS | Tra i giocatori regolarmente in uscita dalla panchina (50 o più gare come riserva) è il quinto marcatore dietro a Jordan Clarkson, Montrezl Harrell, Carmelo Anthony e Shake Milton. Non solo regia per lui — dando respiro a Luka Doncic — ma anche punti, quasi 12 a sera in 23 minuti
MENZIONE ONOREVOLE | ROBERT WILLIAMS, BOSTON CELTICS | Prima chiuso dal doppio lungo (Daniel Theis, Tristan Thompson). Poi limitato dagli infortuni. Ma quando è stato in campo, “Time Lord” ha dimostrato di dare una fisicità, un atletismo e una verticalità che nessun altro porta nel roster dei Celtics. Colleziona 8 punti e 7 rimbalzi di media in neppure 20 minuti: proiettato sui 36 la sua produzione sarebbe di 15+13
MENZIONE ONOREVOLE | CHRISTIAN WOOD, HOUSTON ROCKETS | Ha giocato solo 41 partite e l’infortunio che lo ha fermato lo ha anche penalizzato dal punto di vista della visibilità. Viaggiava a 21 punti di media (solo Oladipo ai Rockets ha fatto meglio, ma con solo una ventina di partite) e sfiorava la doppia doppia con 9.6 rimbalzi di media
MENZIONE ONOREVOLE | DONTE DIVINCENZO, MILWAUKEE BUCKS | La gara dell’altra sera (con 15 rimbalzi catturati contro Brooklyn) dà un’idea dell’atletismo del ragazzo da Villanova. Ne cattura quasi 6 a sera e produce più di 10 punti, tutti nei 27 minuti che si è
MENZIONE ONOREVOLE | KHRIS MIDDLETON, MILWAUKEE BUCKS | Non è l’unico All-Star scarsamente apprezzato nella classifica di John Hollinger, ma trova spazio perché le attenzioni di tutti sui numeri roboanti di Antetokounmpo spesso fanno dimenticare gli oltre 20 punti con 6 rimbalzi e 5.5 assist di media che produce ogni sera tirando oltre il 42% da tre punti
MENZIONE ONOREVOLE | LARRY NANCE JR., CLEVELAND CAVALIERS | Per Hollinger il lungo di Cleveland è l’epitome del giocatore NBA sottovalutato. Quest’anno poi — solo 37 partite giocate — per via delle tante assenze di lui si è parlato ancora meno. Ma a rimbalzo il figlio d’arte si fa sempre sentire, lotta (anche in difesa) e comunque assicura quasi 10 punti a sera
MENZIONE ONOREVOLE | LONZO BALL, NEW ORLEANS PELICANS | “È allo stesso tempo sottovalutato e sopravvalutato”, scrive Hollinger del Ball più grande. Divisivo fin dal suo ingresso nella lega, è migliorato però tantissimo (principalmente al tiro) e oggi sta trovando la sua dimensione nella lega. Istinti per il gioco di gran livello, gioca su entrambi gli estremi del campo, ha potenziale da tripla doppia
MENZIONE ONOREVOLE | MILES BRIDGES, CHARLOTTE HORNETS | Per la guardia/ala di Charlotte Hollinger ha un’altra definizione interessante: “È sopravvalutato su YouTube, ma è sottovalutato in ogni altro ambito”. Le immagini dei suoi highlights, grazie a schiacciate di notevole spettacolo, lo hanno esaltato forse all’eccesso; ma Bridge sa difendere, è un ottimo atleta, tira da tre con oltre il 40% e va forte rimbalzo (solo Cody Zeller meglio di lui agli Hornets)
MENZIONE ONOREVOLE | MIKE CONLEY, UTAH JAZZ | Della point guard dei Jazz invece Hollinger dice “per così tanto tempo è stato sottovalutato che forse oggi non lo è più”. Però è vero che la sua ottima stagione ai Jazz rimane un po’ in ombra dietro ai numeri ai numeri offensivi di Donovan Mitchell, all’annata da miglior sesto uomo dell’anno di Jordan Clarkson e alla pioggia di triple di Bojan Bodganovic. Ma spesso è lui ad armare la loro mano
MENZIONE ONOREVOLE | JOE INGLES, UTAH JAZZ | Non a caso l’australiano non ha trovato spazio nella descrizione sopra (vedi Conley) tra i giocatori più apprezzati dei Jazz. Eppure Ingles sta viaggiando con il 46.7% da oltre l’arco (su 6 triple tentate a sera) e i suoi assist (quasi 5 di media) sono fondamentali per far girare l’attacco di Utah, che ha in lui uno dei principali creatori di gioco
10. KYLE ANDERSON, MEMPHIS GRIZZLIES | “Slo-mo” ha sempre avuto i suoi estimatori per una grande visione di gioco e intelligenza in campo. Ma quello che è cambiato — scrive Hollinger — è che ora ha costruito anche un tiro da tre punti quanto meno rispettabile (35% su 4 tentativi a sera). Prima dal perimetro era totalmente inoffensivo
9. MIKAL BRIDGES, PHOENIX SUNS | Quando si dice “3&D”: Bridges tira il 41.2% da tre e può legittimamente ambire a uno dei dieci posti nei migliori quintetti difensivi della lega. In contropiede e transizione sa far male anche in attacco: i riflettori illuminano (giustamente) Paul e Booker, ma il n°25 dei Suns è pedina fondamentale per coach Monty Williams
8. RICHAUN HOLMES, SACRAMENTO KINGS | Il suo segreto, dice Hollinger, è nel floater, quel tirettino a centro area alzando la parabola che solo Nikola Jokic fa bene come lui tra i lunghi NBA. Viaggia con il 59% al tiro su quelli catalogati come “short midrange”, quindi tiri non al ferro ma nelle vicinanze del canestro. Oltre a 14 punti a sera ci sono 8.5 rimbalzi e una stoppata e mezzo di media
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7. DANNY GREEN, PHILADELPHIA 76ERS | Nelle ultime cinque stagioni le sue squadre hanno avuto un record di 262 vinte e 120 perse, centrando due titoli NBA (Raptors e Lakers). Certo, erano le squadre di Leonard e James, ma che Green fosse in quintetto in entrambe non è certo un caso. Giocatore di ruolo per eccellenza, tira bene da tre (sfiora il 41% anche quest’anno) e difende. Al resto ci pensa l’esperienza, importantissima quando arrivano i playoff
6. JONAS VALANCIUNAS, MEMPHIS GRIZZLIES | Viene criticato per una scarsa mobilità difensiva, ma a questa mancanza il lituano risponde con una presenza in post dominante (è il 26% del suo attacco, gli assicura quasi 4 punti a sera, è in top 10 NBA). E poi va a rimbalzo come pochi (terzo NBA per media e percentuale), ma ha saputo anche costruirsi un tiro da tre (che realizza con oltre il 38%)
5. CLINT CAPELA, ATLANTA HAWKS | Se si parla di rimbalzisti, Capela è il primo della pista (e per distacco, 14.4 a sera) e anche come intimidatore al ferro è tra i migliori in tutta la lega (5° per percentuale di stoppate). In attacco è al meglio quando taglia forte a canestro sui giochi a due, mentre un suo punto debole rimangono le scarse percentuali dalla lunetta (appena sopra il 57%)
4. DERRICK WHITE, SAN ANTONIO SPURS | Conosciuto per la sua pericolosità al tiro (ha più che raddoppiato la sua produzione dall’arco), la statistiche inattesa è quello che — tra le guardie NBA — lo vede secondo solo a Mathisse Thybulle per percentuale di stoppate. Il resto va trovato nelle pieghe del suo gioco: con lui in campo gli Spurs hanno un net rating di +5.1, senza crollano a -3.4,
3. DE’ANTHONY MELTON, MEMPHIS GRIZZLIES | Tira il 42.5% da tre punti su 4 triple a sera pur giocando solo 20 minuti di media, nei quali produce quasi 10 punti. Ma come per White è il suo impatto sulla squadra quello che colpisce: Memphis è +7.1 di net rating con lui in campo e -1.5 con lui fuori. Il suo usage rate è del 19%, il settimo di squadra
2. JRUE HOLIDAY, MILWAUKEE BUCKS | Non ha mai tirato così bene da tre punti (sfiora il 40% su quasi 5 triple) in tutta la sua carriera, che nel 2013 lo ha visto anche essere un All-Star. Ma tutti sono concordi nel dire che difensivamente è ancora più forte (e importante) che offensivamente, dove comunque produce 17.6 punti a partita con quasi 6 assist. Può cambiare su quasi tutti gli avversari, un vero lusso per coach Budenholzer
1. RUDY GOBERT, UTAH JAZZ | Per Hollinger Gobert (due volte miglior difensore NBA in passato) oggi è nella top 5 dei candidati MVP. Ma nessuno se ne accorge. Eppure Utah con lui in campo vanta un net rating di +15.4 points mentre precipita a -1.5 quando esce. In attacco sfiora il 68% al tiro, miglior dato NBA, mentre è secondo per rimbalzi (13.4 a sera) e domina nella sua specialità, portare blocchi per liberare i compagni: ogni sera i Jazz costruiscono così 15.4 punti, ed è il dato più alto della lega