MotoGP, GP Malesia (Sepang): le pagelle di Paolo Beltramo

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Paolo Beltramo

Paolo Beltramo

I fratelli Marquez fanno la storia. Vinales esalta la Yamaha, Dovizioso salva la Ducati. Lorenzo disperso, Dalla Porta sa solo vincere

La MotoGP ha fatto tappa a Sepang per il penultimo appuntamento del 2019. Sul circuito malese è arrivato anche l'ultimo verdetto della stagione: Alex Marquez ha conquistato il titolo in Moto2. Riviviamo il weekend del Motomondiale, attraverso le pagelle di Paolo Beltramo.

MM²=10CM

Fratelli Marquez al quadrato, dieci mondiali. Che dire, di fronte a due fratelli che hanno stabilito un record quasi impossibile da battere e cioè di vincere per la seconda volta il rispettivo campionato nella stessa stagione. In più Alex è il primo nella storia a farlo anche nella stessa categoria (la Moto2), visto che il primo di Marc fu in 125, mentre per Alex si trattò di Moto3. Un’equazione che finirà il suo scopo quando entrambi correranno nella stessa categoria, la MotoGP, cosa che però per un’altra stagione non accadrà visto che il minore dei due, quello che ha vinto a Sepang il suo titolo gestendo una gara con una seconda posizione che valeva tutto, resterà in Moto2 anche il prossimo anno. Anche tra i due non c’è in fondo paragone, vista la straordinaria, unica, assoluta classe di Marc, quel po’ di DNA da moto che non stava più in Marc è bastato per rendere Alex un ottimo pilota, capace di elevarsi su tutti in momenti favorevoli. Non è poco, anche perché essere fratello di uno come MM93, viverci e allenarcisi insieme non deve essere affatto facile, anzi. Chissà, forse la vera grandezza di Alex Marquez è proprio di essere riuscito a fare lo stesso sport di un fratello così senza soffrirne la grandezza, riuscendo a ritagliarsi una carriera più che soddisfacente. Alzi la mano chi, tra i piloti del mondo, non sarebbe già molto, ma molto contento di aver vinto due mondiali anche se ancora non in MotoGP. Insomma nella giornata di quella partenza meravigliosa e di quel secondo posto magnifico di un Marc pieno di botte per la caduta di sabato, abbiamo anche scoperto che forse il segreto sta nel possedere una sala giochi: l’anno scorso Marc festeggiò con un videogame, quest’anno col biliardo, mentre Alex con le freccette…

MV12=Top Gun

Stavolta Maverick Viñales è davvero stato un pilota di caccia da film. Ha dominato il week-end malese con un passo sempre velocissimo e la gara con una buona partenza e una fuga senza scosse, senza cali, perfetta. Questo è il Viñales al suo meglio, cioè quello che potrebbe essere sempre se riuscirà a superare quell’indefinibile fragilità dei suoi presupposti: troppe volte promette benissimo ed evapora, troppo spesso sembra deludente e invece in gara sfiora la perfezione. Se quello che sembra aver trovato in quest’ultima fase di stagione è davvero stabilità, certezza, allora con l’aiuto di una Yamaha ancora migliore, nel 2020 potrà essere il tanto agognato anti-Marquez. Tra l’altro ha dimostrato che nonostante un motore meno veloce di Honda e Ducati si può vincere anche su un tracciato con due rettilinei infiniti come Sepang, perché è vero che i V4 avversari sverniciano il 4 in linea sul dritto, ma il suo no. Significa che ha disputato una grandissima gara.

M1x4=1°+4°+6°+7°

Troppo poco visto il potenziale dimostrato da Viñales. Soprattutto considerando la pole di Quartararo e il terzo tempo in qualifica di Morbidelli, cioè la prima fila tutta Yamaha. Alla fine è apparso chiaro che l’inesperienza del francesino e del suo team (errata pressione della gomma anteriore) e l’incapacità di portare in gara la velocità acquisita in qualifica dell’italobrasiliano di Roma sono ancora limiti importanti. Alla fine il migliore dopo Viñales è stato Rossi, ancora una volta non in grado di trarre tutto il potenziale dalla  M1 attuale che non lo accontenta in tutte le sue esigenze, ma capace di una gara divertente con Dovizioso. E la dimostrazione che se Yamaha vuole vincere quest’anno deve partire davanti che altrimenti poi non si passa più se devi combattere con Honda e Ducati in velocità.

Desmo16GP=04

Alla fine è sempre lui, il Dovi, l’AD04 a tenere su il sistema Ducati. Un terzo posto frutto delle solite qualità: intelligenza, freddezza, esperienza, analiticità. Talento. Gli altri piloti Ducati sono tutta un’altra cosa: Miller esagerato, casinaro, ultra aggressivo all'inizio, poi una gara passata a difendersi, a cercare di portare a casa qualcosa, qui ottavo: l’opposto di Dovi, istinto, coraggio, ma poca saggezza. Eppure avrebbe le doti per stare davanti se cambiasse un approccio che raramente paga. Petrucci continua nella sua ricerca della prestazione perduta: Le Mans, Mugello, Barcellona, poi poco, troppo poco. Deve ritrovare la sua dimensione, la sua sicurezza. Bagnaia dopo la splendida gara australiana è tornato alla mediocrità di questa sua difficile stagione d’esordio in MotoGP, cioè 12° a 30”. Eppure ce la farà, non si ha una storia come la sua per caso.

RC213Vx99=2

Jorge Lorenzo continua nella sua incredibile, inguardabile mancanza di velocità. 2 punti conquistati, 14° posto frutto anche delle cadute di Crutchlow (errore) e Zarco (steso da un altro pilota). Certo stavolta il ritardo è di 34” e non di un minuto e oltre come in Australia, ma spacciare una posizione così davanti per un pelo a Kallio collaudatore KTM e a piloti di terza fascia come Syahrin e Abraham mi sembra assurdo. Il 5 volte campione del mondo orgoglioso, duro, rabbioso, sincero che mi ricordo non avrebbe mai detto assurdità simili. Forse l’unica verità è che non è ancora guarito, che ancora soffre per le cadute in serie che rimedia da più di un anno. Allora, però, avrebbe dovuto stare a casa a curarsi, meglio di correre gare così.

48x3V

Lorenzo Dalla Porta dopo aver vinto il titolo in Australia, ha deciso che continuare a vincere era la cosa da fare e difatti ha stracciato tutti anche in Malesia mettendo in fila 3 vittorie. È normale che succeda: quando la conosci, la Vittoria, la Nike, magari quella di Samotracia con le sue ali spiegate e quel vestitino al vento, ti conquista, ti infrange il cuore da pilota e poi fai tutto ciò che puoi per continuare ad averla al tuo fianco. Giusto, bello.

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