Marc Marquez, cosa c'è dietro le sue parole da capitano a Spielberg

MotoGp
Paolo Lorenzi

Paolo Lorenzi

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La conferenza di Marquez al Red Bull Ring, prima del GP Austria, rappresenta un monito per la HRC. Un invito a cambiare passo, ad adeguarsi alla rapida evoluzione della MotoGP: "Come quando un rookie impone un nuovo stile di guida e gli altri devono adattarsi", è stato il paragone usato da Marc. Secondo lo spagnolo "il problema della Honda non è la moto, ma il progetto". Una frase che suona come una bocciatura definitiva per il 2022 della casa giapponese

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Tra una settimana potrà scoprire il suo destino di pilota. Il suo rientro alle corse in questa stagione dipenderà dall’esito dell’esame ("una Tac" l’ha definito lui) a cui si sottoporrà per verificare il recupero dell’omero destro operato per la quarta volta lo scorso 2 giugno. "I medici mi diranno quando potrò tornare in sella", ha spiegato Marquez nella conferenza stampa organizzata giovedì al Red Bull Ring. Ma il suo futuro di pilota, in grado di lottare ancora per il titolo, dipenderà anche dai prossimi passi della Honda. Cha, a sentire lui, deve cambiare sistema di lavoro. "Anche se con quello attuale ha vinto tantissimo", ha tenuto a precisare il fenomeno spagnolo. In sostanza, nel discorso che Marc ha dedicato alle sue condizioni fisiche e al nuovo progetto, s’intravvede una richiesta, che sembra quasi un monito, a cambiare passo. E "a rinnovarsi" ha detto in modo esplicito Marc. "Perché la MotoGP sta cambiando, come quando un nuovo rookie impone un nuovo stile di guida e gli altri devono adattarsi (sembra di leggere la sua biografia…ndr), così anche in MotoGP i sistemi di lavoro devono evolversi". Inoltre, con meno test a disposizione, "il rapporto tra chi lavora in circuito e chi lavora in Giappone, deve essere più coordinato, devono lavorare assieme", ha chiarito lo spagnolo.

Le critiche verso il progetto 2022

la conferenza

Marquez: "Vorrei fare almeno un altro GP nel 2022"

Una critica verso la Honda? Marc di sicuro ha già affrontato l’argomento con i responsabili della Hrc che devono aver accettato - a denti stretti viene da pensare, conoscendo il potere degli ingegneri nelle scelte strategiche della casa giapponese - l’avvertimento del loro campione, che ha messo una pietra tombale sopra al progetto di quest’anno. "Se la Honda si trova in difficoltà con tutti i piloti significa che la moto attuale non funziona", ha detto lapidario. Ma "guadiamo avanti, sfruttando le risorse che abbiamo, pensiamo al progetto nuovo. Con una mentalità più aperta", ha detto il pilota catalano.

Un discorso da uomo squadra

In altri tempi frasi come queste avrebbero decretato la fine precoce di una carriera agonistica. Ma Marquez è Marquez, ha vinto 8 titoli con le insegne dell’ala dorata, ha firmato un contratto quadriennale con la casa giapponese, che chiunque altro si sognerebbe, ha un peso specifico enorme e quindi può permettersi di sferzare le gerarchie del maggiore costruttore mondiale di moto. Ai quali consiglia "una maggiore fluidità nelle informazioni che devono arrivare da ogni area" come a dire: i compartimenti stagni non servono. Un discorso da capitano, da uomo squadra che vuole guidare la riscossa. "Il lavoro di squadra è fondamentale” ha aggiunto. Lui darà come sempre il 100%, ha dichiarato, e vuole essere coinvolto nel progetto anche se in moto non può ancor salire. "Posso indicare i punti deboli, dove migliorare. Insieme possiamo venire fuori da questo momento di difficoltà. Il nostro target è sempre lo stesso: lottare per il titolo".