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500 Miglia di Indianapolis, la gara più ricca del mondo

indy500
Biagio Maglienti

Biagio Maglienti

©IPA/Fotogramma

La 500 Miglia di Indianapolis, giunta all'edizione numero 110 della sua storia, è una delle corse più affascinanti e veloci del mondo. La gara, che scatterà domenica 24 maggio alle 18:15 su Sky e in streaming su NOW, porta con sè una lunghissima tradizione sportiva e culturale, che promette di rinnovarsi anche quest'anno

INDY500, LA GUIDA

La Indy 500 o meglio five hundred, è la gara più ricca del Mondo. Non solo per una questione economica, ma anche e soprattutto per tutto quello che sta attorno a questo evento, senza paragoni. Enorme, mastodontico e impressionante come vuole la tradizione è il programma che lega l’evento di motori più seguito in America, ad un pregara di oltre un’ora. E parliamo solo di quella che è se vogliamo la giornata di domenica, senza contare qualifiche, prequalifiche, giornate di test, di avvicinamento alla gara, di valutazione dei rookies, dei piloti con “una certa età” e via di questo passo. Il pregara, inoltre, ha dei capisaldi senza i quali non si puo’ iniziare: l'inno patriottico God Bless America, l'inno nazionale statunitense The Star-Spangled Banner e il famosissimo brano corale Back Home Again in Indiana oltre alla parata dei Marines. Poi l’ingresso a tre dei piloti in base alla griglia di partenza, sul palco della presentazione. Piloti che nel corso delle settimane precedenti hanno l’obbligo di comunicare per iscritto all’Organizzazione il tipo di latte che preferiscono bere, nel caso, sul podio del vincitore. Si tratta delle scelte più disparate, latte intero, scremato, parzialmente scremato, di soia, al cioccolato, al miele, di capra… vietato lo champagne o altre bottiglie alcoliche. Qui si beve la tradizione, cioè quello che per secoli ha alimentato i contadini e gli allevatori del Nord Carolina, ai quali è “stato rubato” questo appezzamento terriero, per costruirci un ovale. Con gli anni questo pezzo di terra però ha regalato loro grandissime soddisfazioni, a tal punto che sulle tribune normalmente si siedono intere famiglie e il loro posto a sedere è tramandato di generazione in generazione, senza se e senza ma, a prezzo di grossi sacrifici famigliari. La Indy 500 per loro è intoccabile e lo è stata da quando nel 1909 hanno iniziato a correrci le macchine che si spingevano già allora a velocità incredibili, ma su un fondo di terra battuta. 

Indy500, la corsa che non finisce mai

Dopo alcuni anni 3 milioni di mattoncini sono diventati il fondo ideale (o quasi) per far correre ancor più velocemente questi mezzi, sino a quando siamo arrivati alla configurazione attuale, dove di quei mattoncini ne è rimasta solo una striscia che delimita l’arrivo e tutto il resto è asfalto. A ricordare ai piloti come era questo ovale una volta è appunto presente questa striscia che per ben 500 miglia viene brevemente solcata con conseguente duro impatto sulle monoposto e sulle braccia dei piloti. Una sofferenza e un’ulteriore difficoltà, in mezzo a tanti rischi, tanta velocità, tanta strategia e soprattutto tante incognite. Non è mai finita questa gara, come sa bene J. R.Hildebrand che a pochi metri dal traguardo andò a muro e lasciò via libera a Dan Wheldon, arrivando sull’abbrivio comunque secondo. Una beffa colossale. Avrebbe potuto essere la gara della vita, la svolta nella sua carriera, ma il destino volle diversamente e si accontentò del secondo posto, suo malgrado.

Palou in pole, ma occhio a Mick Schumacher

Oggi in pole c’è uno spagnolo che dopo aver vinto tanto, l’anno scorso, si è portato a casa per la prima volta la sua Indy500, smentendo chi lo dava per un pilota poco avvezzo agli ovali (si è trattato del suo primo successo su un ovale). Alex Palou è attualmente il migliore e nessuno può affermare il contrario, ma credetemi anche lui parte, nonostante la pole, come tutti gli altri, con le stesse probabilità di vittoria. Le stesse che sono sulle spalle di un figlio d’arte, Mick Schumacher, il quale ha voluto onorare il padre portando in gara un casco molto simile a quello che indossava Michael durante le sue stagioni in F1. Un ricordo che potrebbe essere di buon auspicio, ma che per Mick vale molto di più di qualsiasi altra cosa. Il cognome Schumacher finalmente alla 500 Miglia, tra passato e futuro.

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