08 gennaio 2018

Dakar 2018, cosa hanno detto i primi due giorni

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Dopo i primi due giorni di corsa, quando ne mancano ancora 12, Peugeot ha già dimostrato tutta la sua forza tra le auto. Nelle moto guida Honda con Barreda mentre lo squadrone KTM attende le tappe più dure per attaccare

VILLAS BOAS TRA I PILOTI ALLA DAKAR

Peugeot già davanti a tutti

I fatti salienti della Gara delle Auto ruotano attorno alla potente, ma non nuova, affermazione di Peugeot, che nella migliore tradizione ha inserito tre delle quattro Macchine schierate ufficialmente ai primi tre posti della tappa, e di conseguenza “movimentato” decisamente anche la prima generale composita, e provvisoria, del Rally.

Toyota in difficoltà

Il contraltare è un deciso ridimensionamento dei valori espressi dagli avversari dei francesi al termine della prima Tappa. Al Attiyah e Mathieu Baumel sono quasi scomparsi dal palcoscenico dal quale erano stati acclamati protagonisti durante e al termine della spettacolare prima “Specialina”. Le cause della sconfitta del giorno sono più di una, ma anche tutte insieme non bastano ad “assolvere” il Principe del Qatar. Capisco il malore accusato dal Navigatore sin dalle prime battute della lunga e agorafobica Speciale, quasi interamente in fuori pista tra le dune. Far ballare gli occhi tra le pagine del road book e l’oceano di onde di sabbia davanti al parabrezza non è uno scherzo, d’accordo. Invece, continuo a non capire la necessità di stravincere una speciale di pochi minuti per pochi mettere in frigo che pochi secondi di vantaggio. I 270 chilometri di inferno della seconda Tappa, insomma, invece di esaltare la nuova, ammiratissima Hilux, hanno invece riportato le Toyota ormai semi-ufficiali con i piedi per terra. Al Attiyah è solo ottavo e, leadership restituita subito a Peugeot, il migliore Pilota Toyota è ancora una volta l’equilibrato Giniel De Villiers, quarto a Pisco e terzo in generale.

Mini, perde subito il buggy di Menzies

Complessivamente è andata ancora peggio alle Mini, sfortunatamente autentiche divoratrici di colpi di scena. Bryce Menzies ha semi-distrutto la sua Mini all’inizio della Speciale, poco più avanti quelle di Yazeed Al Rajhi eBoris Garafulic si sono fermate in un incrocio pericoloso, e lo stesso Joan “Nani” Roma è rimasto fermo un paio di volte, per un insabbiamento e una “botta”, e accumulato alla fine una ventina di minuti prima di riuscire a riprendere la strada del traguardo di Tappa. A tenere in ballo le macchine di Sven Quandt sono rimasti, al momento, l’argentino Orlando Terranova, quinto, e l’encomiabile Mikko Hirvonen, che è sesto assoluto con il nuovo Buggy Mini.

KTM in attesa, Honda in ripresa, Yamaha a fare da ago della bilancia

Ottima la prestazione globale delle Yamaha franco-giapponesi, che mettono insieme velocità e saggezza facendo di una presenza senza clamori nell’élite della Corsa la loro arma migliore. Risultato: Adrien Van Beveren è secondo assoluto, Xavier De Soultrait sesto e il neo-acquisto Franco Caimi ottavo. L’inversione di tendenza riporta invece in alto Joan Barreda e Honda. Il catalano, che ricordiamo non è ancora perfettamente recuperato dall’infortunio al polso, soffre un poco, comunque meno del previsto sulla sabbia, ritrova tutta la velocità e va a vincere con un vantaggio alla sua maniera, tre minuti a uno che lento non è come Van Beveren. Nella Dakar dei velocisti, soffrono Sunderland, che scende addirittura al quarto posto rallentato anche lui dal fatto di dover aprire la pista, e Toby Price.

Salgono, invece, o restano lì Mathias WalknerPablo Quintanilla, non in gran forma per un virus intestinale, Kevin Benavides. Insomma, l’”indizio” è che si possa assistere a una delle più belle battaglie, almeno nella Gara delle Moto, dai tempi dei duelli leggendari tra Marc Coma e Cyril Despres, capolavori agonistici di non troppo tempo fa ma che appartengono ormai a una precedente generazione di Assi.

Gli italiani

Molto calmi gli italiani sino a questo momento, ma non è un’”accusa”, anzi un complimento. Botturi e Cerutti, le nostre “armi” più evidenti, stazionano fuori dalle sabbie mobili della bagarre di testa per mettere meglio a punto le loro strategie, rispettivamente attorno al 30° e 40° posto. Ma attenzione, agli italiani. Ne arriva uno che sa il fatto suo. Armato del Buggy 2WD (nome senza dubbio non troppo originale) Eugenio Amos e Sébastien Delaunay scivolano sulle dune della prima parte di questa Dakar con molta prudenza ma con grande efficacia. La loro “macchinina” è già nei quindici.

Beh, è già successo molto, i primi rovesciamenti di fronte, i primi colpi di scena. Il livello è altissimo e l’incertezza è del tipo infiammante, entusiasmante. Solo 12 giorni alla fine!

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