Sacchi: il Cesena? Giù il cappello. E tanti auguri a Ibra

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L'INTERVISTA. "Io sono un lombardo-romagnolo, per cui mi fa piacere vedere una squadra di neofiti che, appena arrivata in Serie A, cerca la salvezza non solo attraverso l’impegno e l’abnegazione, ma anche passando per il bel gioco. Ibra? Forse era stanco"

Da Ibrahimovic veleno su Arrigo Sacchi

di Vanni Spinella

Per lui la matematica non è mai stata un’opinione. E nemmeno la geometria. Primo teorema di Sacchi: in una squadra tutti sono importanti, ma nessuno è fondamentale: perché lo schema è al di sopra di ogni giocatore. Secondo teorema di Sacchi: per vincere bisogna passare attraverso il bel gioco. Partendo da questi due principi, l’Arrigo da Fusignano costruì il Milan degli Invincibili. Oltre vent’anni dopo, si leva il cappello di fronte al Cesena dei Miracoli.

"Io sono un lombardo-romagnolo, per cui mi fa piacere vedere una squadra di neofiti come il Cesena che, appena arrivato in Serie A, cerca la salvezza non solo attraverso l’impegno e l’abnegazione, ma anche passando per il bel gioco. Nei giocatori ho visto grande capacità collettiva".

Una sorpresa che parte anche da diversi giovani
"Premetto: questo non è un Paese per giovani. In Spagna, quando ero al Real Madrid, avevamo una rosa di 20-25 elementi di livello internazionale, tra cui diversi Palloni d’Oro. Eppure, la società ci richiedeva di tirare su dei ragazzi, preferibilmente spagnoli".

In Italia non investiamo abbastanza?
"Serve investire, ma non solo sui giovani. Anche sui maestri, su chi deve insegnare ai giovani, su chi è responsabile dell’organizzazione. Noi pensiamo ancora che l’individuo possa risolvere le partite, e questo non ci permette di migliorare: finché non lo capiremo bene, resteremo degli artigiani in un mondo industrializzato".

Le parole chiave per risalire?
"Non dobbiamo dimenticare che il calcio è uno sport di squadra con momenti individuali, e non il contrario. E poi la pazienza. Ricordo un aneddoto, legato a quando allenavo le giovanili del Cesena. Il responsabile veniva da me e mi chiedeva: Vinciamo?. E io gli rispondevo: Mi devi chiedere se giochiamo bene...”.

Con Ibra è tutto risolto?
"Penso abbia sbagliato i modi. Io sono uno del settore e stavo facendo una critica tecnica a un giocatore di valore. Mi è sembrato strano, visto l’affetto che mi lega al Milan e ai suoi tifosi, che ancora oggi mi dimostrano sempre la loro riconoscenza. Penso fosse solo stanco…".