Crac Parma, chiesti 26 rinvii a giudizio

Calcio
Una formazione del Parma 1995-96. Ci sono anche Crippa, Minotti, Stoichckov e Asprilla (Foto Getty)
26 NOV 1995:  THE PARMA TEAM POSE FOR PHOTOGRAPHS BEFORE THE SERIE A LEAGUE MATCH BETWEEN PARMA AND JUVENTUS WHICH WAS PLAYED AT THE ENNIO TARDINI STADIUM, PARMA. Mandatory Credit: Allsport/ALLSPORT

Si tratta di ex dirigenti, sindaci della società, procuratori e anche calciatori accusati di bancarotta fraudolenta. Il provvedimento potrebbe essere esteso anche a campioni del passato come Crespo, Veron, Asprilla, Thuram, Chiesa

Il pubblico ministero Paola dal Monte ha chiesto il rinvio a giudizio di ex dirigenti, sindaci della società, procuratori ma anche calciatori per il crac del Parma Ac, filone secondario del crac Parmalat. L'accusa per tutti è di bancarotta fraudolenta perché, secondo la Procura di Parma, avrebbero contribuito, sino al 2003, a distrarre tramite contratti di sponsorizzazione fittizi per complessivi 10 milioni di euro ed 11 milioni di dollari.

In tutto sono 26 gli imputati - Il gup Alessandro Conti dovrebbe decidere sul rinvio a giudizio anche di alcuni grandi campioni del Parma del passato come Hernan Crespo, Sebastian Veron, Faustino Asprilla, Luigi Apolloni, Enrico Chiesa, Lilian Thuram, Dino Baggio, Hristo Stoichckov, Tomas Brolin, Lorenzo Minotti e Massimo Crippa.

I dirigenti - Tra i 26 indagati figura anche Luca Baraldi, all'epoca direttore generale del club emiliano ed oggi in procinto di rientrare nella compagine crociata in appoggio a Ghirardi e Leonardi. Gli altri imputati sono Giorgio Scaccaglia, Alessandro Chiesi, Paolo Tanzi, Maurizio Bianchi, Antonio Bevilacqua, Oreste Luciani, Alberto Maurizio Ferraris, Fabrizio Larini, Enrico Fedele, Bruno Rastelli, Mariano Grimaldi, Gustavo Mascardi, Stanislao Grimaldi e Gustavo Mascardi, oltre a Domenico Barili, Bruno Rastelli e Alberto Ferraris che hanno chiesto il patteggiamento.

La vicenda - Il crac Parmalat è stato il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio di una società europea. Scoperto solo verso la fine del 2003, affonda le sue radici agli inizi degli anni Novanta. Il buco lasciato dalla società con sede a Collecchio e mascherato dal falso in bilancio, si aggirava sui 14 miliardi di euro; al momento della scoperta se ne stimavano circa 7.