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08 aprile 2019

Malesani, Dal Parma all'Amarone: la seconda vita dell'allenatore veneto

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L'ex allenatore dei gialloblù non nasconde la voglia di tornare in panchina, ma ormai da un po' di anni ha avviato la sua nuova attività: è diventato produttore di vini, creando un'azienda di famiglia nella sua terra natia

MALESANI: "IO UBRIACONE? NON È VERO"

“Produrre vino è un’arte che permette all’uomo di vivere la terra in modo più diretto, più autentico. È un lavoro duro, che richiede grande attenzione, dal quale si ricavano molte soddisfazioni perché ogni vite è diversa dall’altra, è un essere umano con una sua storia da raccontare”. Parola di Alberto Malesani, un’icona del nostro calcio e ancora oggi l’ultimo allenatore in grado di far vincere a una squadra italiana la moderna Europa League (all’epoca Coppa Uefa). Sono passati vent’anni da quel 3-0 al Marsiglia che consegnò nelle mani dal Parma la seconda coppa continentale della sua storia (oltre a una Coppa delle Coppe e a una Supercoppa europea) e da allora ha completamente cambiato vita. Non ha perso la passione per il calcio né la voglia di tornare in panchina, ma oggi Malesani passa le giornate nelle campagne a dedicarsi alla sua grande passione: produrre il vino. "Non sputo nel piatto in cui ho mangiato ma oggi sono felice e sto meglio così - racconta a La Repubblica in occasione del Vinitaly -. Il vino lo puoi fare pensando al business oppure per vivere assieme alla terra. Io l'ho fatto per questo motivo e sono contento”. L’idea gli venne proprio durante una trasferta europea con la squadra emiliana, precisamente a Bordeaux, dove visitò una cantina e, assaporando del vino rosso con un po’ di ostriche, ne rimase affascinato: “Pensai che mi sarebbe piaciuto averne una anch’io”.

Da lì tre anni solo per individuare i terreni giusti, ravvisati alla fine nel territorio di Trezzolano, piccolo insediamento dell’alta Val Squaranto, a circa 350 metri d’altezza in Valpolicella. Scelta dettata dalla particolarità di queste colline, caratterizzate da pendenze costanti e da vigneti che seguono un'esposizione contraria est-ovest e garantiscono, dunque, un'eccezionale persistenza di freschezza e aromi nei vini. Una decisione azzeccata di cui il 64enne di Verona va molto fiero: “Non tutti sanno quanto sia importante la differenza di temperatura fra il giorno e la notte per avere un buon vino profumato". Con sacrificio e passione, Malesani ha avviato così la sua azienda, denominata “La Giuva”. Nome non casuale, ma suscitato dall’amore e dall’unione familiare. La denominazione, infatti, non è un altro che una crasi del nome delle figlie, Giulia e Valentina, anticipato da quel ‘La’ che non è altro che l’iniziale del suo nome invertito. Le ore di fatica passate dietro questa grande attività hanno reso i prodotti dell’ex allenatore veneto marchi ormai riconosciuti in tutta Italia. Dal “Valpo” al “Rientro”, per finire all’“Amarone” e al “Recioto”, Malesani ha trovato la sua nuova dimensione. E oggi come allora ha vinto la sua scommessa.

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